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  • 18 aprile 2013
  • Casale Monferrato

La Pivano al Lanza. Al Principe incontra Pavese

Giorni terribili. Non ricordo se prima o dopo Mondovì la mamma mi aveva accompagnato a Casale Monferrato a “prendere servizio” in non so che liceo, su un camion che trasportava bidoni sotto la pioggia, e a Casale una cassiera con gli incisivi coperti di calotte d’oro ci aveva dato, terrorizzata, una stanza in un albergo occupato da ufficiali nazisti. Avevamo appoggiato contro la porta un tavolo e sopra il tavolo due seggiole e sedute per terra con la macchinetta da scrivere appoggiata sul letto ci eravamo messe a tradurre The Last of the Mohicans di James Fenimore Cooper, patetico sogno di un eroe senza macchia e senza paura». Così scrive Fernanda Pivano nei “Diari 1917-1973” (Bompiani 2008) dove ricorda l’incontro con il suo insegnante al D’Azeglio di Torino. “Un giorno era arrivato Cesare Pavese passando sui tetti, con la paura di essere visto dai Tedeschi, ci aveva chiesto se eravamo pazze a stare lì in mezzo, aveva controllato la nostra barricata alla porta, aveva letto una pagina della traduzione, senza parlare aveva assentito con la testa, e lì, in piedi, mi aveva improvvisato una lezione su James Fenimore Cooper: l’ultima che mi ha fatto e che non ho dimenticato mai”. Era nata a Genova nel 1917 da Newton (detto Riccardo), agente di cambio e presidente del Credito Marittimo, amico di Marinetti, e dalla bellissima scozzese Mary Smallwood, figlia poliglotta di Francis che aveva introdotto la Berlitz School in Italia. Dopo i primi studi alla scuola svizzera si trasferisce a Torino con famiglia e frequenta il liceo classico d’Azeglio, dove incontra il giovane supplente di italiano e latino Cesare Pavese che segna profondamente la sua formazione. Si laurea in Lettere con 110 e lode discutendo una tesi su “Moby Dick” di Herman Melville nel 1941 e due anni dopo in Filosofia con Nicola Abbagnano, di cui fu assistente presso la cattedra di pedagogia. L’incontro a Casale con Pavese In piena guerra Fernanda Pivano si sposta con la famiglia a Mondovì da dove ogni giorno, dopo il dissesto finanziario del padre, raggiungeva su un carro merci Torino per dare lezioni, fino all’incarico casalese non al liceo (come scrive nei diari) ma al Magistrale Lanza di Casale (una vera scoperta, ndr), di cui l’archivio ha restituito lo stato personale con la nomina ministeriale del 1° ottobre 1944 come “straordinario di ruolo di filosofia e pedagogia nel corso B” della scuola. Dal documento si evince anche il diploma pianistico. Era alloggiata in una camera del Principe in via Cavour, testimone tra una pagina e l’altra del romanzo d’avventura ambientato nei selvaggi territori del Nord America del gioioso incontro con Pavese, che l’abbracciò salutandola col tenero appellativo di Gôgnin (musetto in piemontese). Ora, seppur tanto lontano nel tempo, quel drammatico inverno di sangue e di gelo rivive nella scuola dove settant’anni fa ha preso servizio “Nanda”, scomparsa novantaduenne il 18 agosto 2009.

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Silvia Sassone

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