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In onda su Sky

Francesco Ghiaccio alla regia del prequel "Gomorra - Le origini"

Ha diretto “Un posto sicuro” e “Dolcissime”

Alla conferenza stampa di presentazione. Francesco Ghiaccio insieme al collega Marco D'Amore (foto Simona Panzini)

Il prequel della storica saga Sky Original, “Gomorra – Le origini” racconta la perdita dell’innocenza del giovane Pietro Savastano, catturando un’epoca che ha definito il volto della criminalità moderna. Marco D’Amore regista dei primi quattro episodi, supervisore artistico e co-sceneggiatore, “passa il testimone” della regia per gli ultimi due episodi a Francesco Ghiaccio, suo storico collega di ciak, regista monferrino che ha diretto “Un posto sicuro” e “Dolcissime”. 

Creata da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Roberto Saviano, distribuita internazionalmente da Beta Film, “Gomorra – Le origini” va in onda in esclusiva su Sky e in streaming su Now: questa sera verrà trasmessa l’ultima puntata. A raccontarci la nuova esperienza cinematografica è stato Ghiaccio, che naturalmente non ci spoilera nulla di una serie che sta già diventando un cult.

Uno spaccato dell’Italia degli Anni ’70. Cosa riporta di cinematografico di quel periodo in “Gomorra – Le origini”?
Una finezza temporale, che nessuno mi aveva ancora chiesto. Nel quinto episodio, c’è una scena particolare in cui i Sementa rubano la carta igienica e portarla nella baraccopoli dove vivevano era quasi meglio del cibo che scarseggiava. Quella scena ha sempre avuto il sapore alla Ettore Scola, un po’ alla “Brutti, sporchi e cattivi”, quell’umanità tipica del cinema di quegli anni. Questa domanda mi fa cortocircuito: sì sono gli Anni ‘70 nella storia, ma c’è il gusto di raccontare quel tipo di popolo e umanità.

Un passaggio di testimone quello tra Marco D’Amore e Francesco Ghiaccio?
Lavoriamo insieme da sempre, la preparazione, anche se non lo sapevamo è quasi iniziata dopo gli Anni ‘70, si scherza. In questa serie, ho seguito Marco da quando ho iniziato l’avventura da aiuto regista: sei episodi, la cui suddivisione non era stata ancora fatta e solo in corso d’opera è stata, per esigenze di produzione, scoperta. Leggevo soggetti e sceneggiature, facevo le note di regia insieme a Marco, insomma da quando è iniziata la preproduzione, dai casting alla ricerca delle location. 

Qual è il segreto del successo di Gomorra?
Secondo me, da spettatore, era un tempo diverso. All’inizio di Gomorra, la prima serie, non c’erano tutte le piattaforme che esistono oggi, Sky era il vero canale delle serie importanti, i social stavano montando la loro attenzione verso i media. In quell’epoca c’era l’esigenza di raccontare storie importanti, era un tema che non conoscevamo così bene. Molti si chiedevano se esisteva la mafia al Nord Italia. La Camorra sembrava ancora qualcosa di lontano... Il libro di Roberto Saviano ha sdoganato quello che giornalisti e giudici sapevano da tempo. Con Gomorra - Le origini raccontiamo invece un’altra cosa, troviamo molti dei nostri personaggi prima della scelta di diventare criminali... Pietro Savastano era un teppistello, che ruba solo le gomme delle auto con i suoi amici.

Che valore ha un prequel in una serie di successo?
Basti pensare alle serie più importanti che hanno usato i prequel per raccontare gli inizi di quelle storie o il focalizzarsi solo su un personaggio. Questi esperimenti sono interessanti in corso d’opera, ad esempio i personaggi di Gomorra sono così o sono diventati? Passare dalla legalità alla illegalità e comprendere quel confine. Nella puntata numero cinque, Pietro Savastano, si chiede questa cosa, invece nella sesta si trova di fronte a una scelta. Noi sappiamo come è andata. 

Un racconto senza filtri, in cui emergono le fragilità dei giovani. Quanta attualità c’è in questo tema?
Le fragilità dei giovani sono ancora attuali nella misura in cui manifestano una necessità che si ha nell’adolescenza di scoprire quello che si è e diventare proprio quello che si è. Difficilmente oggi i giovani muoiono di fame, come raccontiamo all’inizio della serie...Oggi la manifestazione del disagio è diversa, ma se tanti ragazzi hanno trovato un’immedesimazione, un motivo c’è. E va ricercato nella guerra che ognuno di noi fa per realizzare ciò che vogliamo essere.

Quanta realtà c’è in “Gomorra – Le origini”?
Fasoli e Ravagli firmano la sceneggiatura insieme a Marco D’Amore sotto lo sguardo di Roberto Saviano. E come in Gomorra La Serie, anche ne “Le origini”, lavoriamo molto sui fatti di cronaca. Si fa riferimento al periodo storico che Napoli ha vissuto. 
Mi viene in mente “Le mani sulla città” di Francesco Rosi, un film dove non c’è niente di autobiografico, ma si fa riferimento a un contesto storico. 


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