La figura di Giovannina Mazzone: convegno e mostra per il centenario all'Istituto di via Trevigi
di Manuela Meni
Sabato 7 novembre dalle ore 9,30 presso l’Aula Magna del Liceo Balbo si è svolto il Convegno “Giovannina Mazzone: il genio femminile tra missione e impegno sociale” organizzato Dalla Diocesi e dall’Istituto N.S. di Lourdes in occasione del Primo Centenario di Fondazione dell’Istituto.
Il moderatore Don Giampio Devasini, Provicario generale, ha introdotto la figura della “Tota Manzon” sottolineando che in un’epoca di grandi trasformazioni sociali fu “animatrice del risveglio sociale dei cattolici” con la fondazione del Collegio Mazzone, in cui si sono formate molte maestre, e dell’Istituto, le cui “signorine” si sono sempre più col tempo inserite nella scuola e pastorale della chiesa , con l’apertura di asili e scuole in paesi privi di queste fondamentali realtà educative, con la costituzione di unioni e corsi di formazione per donne non tutelate (mondariso, domestiche, operaie delle fornaci, filatrici), con l’organizzazione di Circoli di G.F e di attività di sostegno al CLNAI, ai partigiani cattolici e a molte famiglie ebree che ha nascosto nelle case dell’Istituto. “Umile donna di Dio energica, lungimirante, appassionata, carismatica non sempre fu compresa”; il moderatore ha proposto una citazione di mons. Angrisani sull’opera di Giovannina quale “La perla più preziosa che il Signore aveva incastonato del diadema della Diocesi nostra”; Giovannina (come già detto da Mons. Cavalla “Non fu travolta né fu solo spettatrice”.
L’assessore Ornella Caprioglio, ha dichiarato che, dopo aver scoperto la figura di Giovannina e del suo immenso lavoro a servizio dei più deboli ( nel percorso didattico della mostra “Ogni forma di bene mi attrae” vista prima del convegno) e di essersene appassionata, occorre rivalorizzare questa pagina di storia della nostra città importante e ha manifestato il suo impegno personale a candidare, tramite la collaborazione con l’Assessore Daria Carmi, Giovannina Mazzone a Giusto delle Nazioni, in ricordo delle tante azioni che ha fatto per nascondere e salvare famiglie ebree del territorio.
Carlo Baviera nel suo intervento dal titolo “Contesto sociale e azione di Giovannina Mazzone a favore delle donne e suo operato all’interno del movimento sociale cattolico in Diocesi” ha sottolineato che “in uno Stato ormai unificato, che si stava modernizzando, e nel quale iniziava la seconda rivoluzione industriale, ma all’interno del quale si era aperta la “questione romana”, Giovannina Mazzone fu tra le prime ad agire per l’emancipazione femminile” operando “ in una Casale e in un Monferrato caratterizzati da una popolazione rurale in prevalenza disagiata (per la crisi del settore agricolo), da una diffusa miseria, da emigrazioni, pur in presenza dello sviluppo iniziale delle Industrie del cemento” e che “in linea con l’insegnamento della Rerum Novarum e delle Settimane Sociali dei cattolici Signorina Mazzone dimostrava di essere già all’avanguardia anticipando quella che ora chiamiamo la Chiesa in uscita”, fondando l’Unione delle spose e madri cristiane e l’Unione delle Maestre, l’Opera per la Protezione della Giovane (grande attenzione alle fornaciaie), caldeggiando le unioni professionali per infermiere, stiratrici, maestre, sarte, domestiche, fornaciaie, assistendo le mondariso, costituendo per le lavoratrici e setaiole il laboratorio di Mirabello e il centro di S,Teresa.
Sergio Favretto ha trattato di “Giovanna Mazzone: innovazione e contemporaneità” utilizzando una chiave di lettura non prettamente biografica e descrittiva, per tracciare la dimensione pubblica di Giovannina; essa “ non potè certamente essere protagonista diretta della scena pubblica piemontese”infatti “le donne furono esiliate dalla partecipazione attiva alle scelte pubbliche; le direttive della Chiesa ufficiale invitavano al non impegno in politica; la cultura dominante della classe dirigente era maschilista, molte intuizioni femminili vennero tacciate di velleitarismo” ma “la Mazzone, goccia dopo goccia, con coraggio e grande lungimiranza, seppe capire il proprio tempo e condizionarlo con la propria azione”.”Nei primi decenni del '900 non impedì che le proprie iniziative assumessero rilevanza pubblica, partecipando ad eventi di impegno collettivo del mondo cattolico sui temi del lavoro e dell'affermazione dei diritti; durante il ventennio fascista espresse chiaro dissenso e durante la Resistenza offerse sostegno al CNL e ai partigiani cattolici…nella sede di via Trevigi, si posero le basi dell'antifascismo cattolico del Monferrato e della rinascita post Liberazione” “Mazzone non si adagiò al conformismo e non rinunciò mai ad esprimersi in autonomia politica e sociale. Fu innovatrice nelle idee, nelle opere e nelle opzioni pubbliche.
Con una spiccata capacità di progetto, seppe costruire nuove forme di offerta formativa ed assistenziale.
Non fu mai isolata; alimentò, invece, una rete sociale e culturale-formativa con don Orione, con la madre Michel, con Torriani, con le esperienze di volontariato torinese e le dinamiche del mondo del lavoroFu educatrice e animatrice di grande contemporaneità”
Riccardo Calvo nel suo intervento “Giovannina madre e maestra” ha sottolineato che “nei giorni del Sinodo sulla Famiglia scrivere dell’educatrice Giovannina Mazzone significa ricordare che tutti i principali termini di riferimento della nuova pedagogia sinodale: accogliere, accompagnare, incoraggiare, ritrovare, sostenere, consolare, prendersi cura, rimanere accanto furono in sommo grado già fatti propri e vissuti con straordinaria intensità da una giovane catechista casalese alla fine dell’Ottocento…Il suo carisma di donna e laica a servizio della Chiesa e del mondo ci spinge a ripensare ad un’educazione davvero “integrale” ed a una risposta creativa ed efficace al bisogno di senso delle generazioni di oggi”
Mons. Francesco Mancinelli parlando di” Giovannina Mazzone e il Clero casalese” ha detto che “una precisa e documentata storia delle relazioni che intercorrono tra Giovannina Mazzone e il clero casalese, a partire dall'ultimo decennio dell'800 e fino alla massima espansione della sua opera che coincide con la fine degli anni 30' è, a mio modesto giudizio, un capitolo ancora in grandissima parte da scrivere.Infatti, se a livello di archivio, è abbastanza agevole documentare l'agire di Giovannina Mazzone come agire ecclesiale in profonda sinergia con i vescovi di Casale Monferrato da Mons. Pulciano a Mons. Angrisani; in modo prevalente con i vescovi Mons. Barone, Mons. Gavotti e Mons. Pella; non è altrettanto facile documentare con sufficente precisione storiografica l'atteggiamento e le relazioni del clero casalese nel suo complesso nei confronti della persona e dell'opera di Giovannina Mazzone… che al di la' di qualche eccezione, non pare direttamente collaborare o fattivamente interagire con la Mazzone, bensì rimane un po' sullo sfondo, limitandosi, nelle occasioni ufficiali, ad un generico plauso per la sua originale e incisiva opera catechetica ed educativa”
Suor Michelle Roland, Superiora generale dell’Istituto N.S. di Lourdes, ha citato la definizione sulla fondatrice di padre Gemelli “Quella e una donna non rara ma unica”, in quanto Giovannina ha “corrisposto con senso profetico e radicale alle attese della chiesa del suo tempo; ha evangelizzato con allegria.. per lei la catechesi doveva diventare palestra di vita”. Diceva. “diffondete in ogni ambiente la buona lettura: fate finta di avere dimenticato sul treno un giornale, lasciatelo poiché il bene si realizza anche con un semplice giornale”, la vocazione di Giovannina e della sue figlie era ed è di essere “apostole missionarie”. Per Suor Michelle è stata un modello dell’evengelizzazione moderna con il suo motto “Ogni forma di bene mi attrae” sapendo anche sfruttare ogni mezzo per entusiasmare e catechizzare, inchiusura ha citato una definizione di Letizia Busto “Una grande donna difficile da imitare, ma creatura d’eccezione che intuito e precorso i tempi con il suo zelo e la sua ansia apoostolica”
Il vescovo mons. Catella, ha ricordato nelle conclusioni la sua esperienza di catechismo e di oratorio da giovane chierico e poi sacerdote nella parrocchia di S.Paolo a Biella con la signora Panizza “Tota dell’Istituto”; ha sottolineato come l’ansia missionaria di Giovannina si sia realizzata con le missioni in Benin (in Aula Magna erano presenti molte Figlie provenienti dal Benin e ora nelle case di Casale e Genova); ha inoltre posto ai relatori due domande: chi era il confessore di Givannina e quali fossero i libri che lei leggeva. In sede di Atti del convegno la risposta.
In via Trevigi 47 è visitabile la mostra didattica “Ogni forma di bene mi attrae” sulla figura di Giovannina Mazzone (la Tota Mansòn). Resterà aperta tutti i giorni (9-12, 15-15,40 e 17-18,30, con possibilità di visite guidate su prenotazione al 3393374077) fino al 9 gennaio 2016.