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  • 11 febbraio 2013
  • Casale Monferrato

"A rebours” retrospettiva di Matilde Izzia Di Ricaldone - Il ricordo della scrittrice Cappellano

Nelle sale Chagall è stata inaugurata la mostra dal titolo “A rebours” retrospettiva di Matilde Izzia Di Ricaldone curata da Cecilia Prete. L’evento è stato presentato dall’assessore Augusto Pizzamiglio che ha sottolineato l’importanza di aver patrocinato la riscoperta di una grande artista casalese, grazie a Stefano Grillo di Ricaldone erede del patrimonio artistico della Izzia (moglie dello storico Aldo di Ricaldone, ndr) che ha messo a disposizione le opere ed ha sottolineato la figura della sensibile artista e della sua riservatezza. Poi Cecilia Prete ha spiegato il percorso scientifico della scelta delle opere. Sono intervenuti anche l’artista Laura Rossi confermando l’orgoglio di essere stata allieva dell’Izzia e l’editore Fornaca. La mostra traccia l’importante percorso artistico della pittrice che studia nella Torino del dopoguerra allieva del maestro Menzio che la introduce, visto il grande talento, nello storico gruppo dei “Sei di Torino” un grande onore per la giovane ragazza che fu poi anche allieva dello scultore casalese con studio a Torino Guido Capra (che le fa anche un favoloso ritratto, esposto in mostra). La Izzia respira quindi la migliore energia artistica del capoluogo piemontese allora fucina di grandi maestri dell’arte Italiana, assistendo e partecipando a prestigiose mostre di respiro internazionale. Nasce cosi la sua personalità colta, raffinata ma alla ricerca di una estetica e di un pensiero formale essenziale attento alle avanguardie e lo capiamo da gestualità rapide ed energiche che raccolgono un omaggio anche ad Hartung che lei replica quasi a nasconderle nell’ombra di tele dimenticate come nell’opera “L’ombra” del ‘76. Seguendo l’intelligente percorso della curatrice troviamo le tematiche, l’anima dell’artista dove palesa il suo segno lo notiamo anche ad esempio nell’opera “Quadro sul cavalletto” dopo la tematica dedicata agli animali la sensibilità matissiana diventa poesia eccelsa nell’opera “Amanti sotto la lampada” del ‘73 nella tematica del riposo. L’artista in questi anni sceglie, ad una vita di successi espositivi e commerciali, la riflessione di una ricerca dell’anima tornando in Monferrato (Moleto, ndr) terra anche di grande ispirazione: lo notiamo dalle dolci linee degli sfondi che accarezzano il ricordo delle colline. Aperta fino al 24. RITRATTI Passavo in via Mellana, per andare a trovare la mia amica Matilde. Matilde, lo seppi poi, era anche il nome della giovane donna con i capelli abbastanza lunghi, che attraversò la strada per venirmi incontro: -Vorrei chiederle un favore,- mi disse - mi piacerebbe che trovasse il tempo per venire a posare per me, in studio. - La guardai stupita. Stavo preparando gli ultimi esami prima della laurea (non sapevo che avrei saltato la prima sessione a causa del morbillo; ma questa è un’altra storia) ed ero piuttosto indaffarata. Ma il suo viso mi parve aperto e simpatico. - Perchè no? - le risposi - Se non mi porta via troppo tempo. - In realtà non era quella la prima volta che mi chiedevano di posare per un ritratto. Lo aveva fatto, a Nizza, (pensate, ero in panetteria, mandata da mia nonna) un pittore che si chiamava Fumi, di cui scopersi più tardi l’importanza. A lui avevo detto di no, anche se si era offerto di venire a chiedere il permesso a mio padre: ma io avevo altre ambizioni, altri interessi. O almeno così credevo. Invece andai nello studio della pittrice che si trovava proprio lì, in quella via, a pianterreno, dove c’era stato lo studio dello scultore Capra, padre di una mia compagna delle elementari. Mi pare di ricordare che il ritratto fosse abbastanza riuscito. Non ne seppi più nulla. Poco dopo mi laureai, feci qualche supplenza a Casale, andai un paio di mesi in Inghilterra, e poi mi trasferii definitivamente a Torino. Un amico che si chiamava Emilio, e che poi divenne famoso in Argentina, mi aveva fatto anche lui un paio di ritratti a carboncino, nella mia sala da pranzo che in quegli anni era ancora gelida d’inverno. Solo parecchio più tardi seppi della fama raggiunta dalla pittrice Matilde Izzia, e oggi leggo sul Monferrato la notizia di una mostra postuma dei suoi quadri nel Castello di Casale. Spero anche di riuscire a vederla. Ricordo anche suo marito, il conte Aldo di Ricaldone, che sempre negli anni casalesi avevo conosciuto alla Filarmonica e di cui avevo letto di tanto in tanto. Facendomi ballare nel salone, mi aveva accomunata brevemente nella sua stima a un’altra ragazza casalese, che - guarda caso!- anche lei dipingeva: Savy Reali. Io conoscevo anche il suo ragazzo che poi sposò, Beppe Roggero, il Beppone, come lo chiamavamo noi: uomo di notevole intelligenza, che leggeva e comprava molti libri, perchè era ricco e poi fece l’avvocato. Mi telefonò da Milano, dove abitava ormai da sempre, quando uscì il mio primo romanzo, quello che si svolge a Casale. Mi disse che la Savy non c’era più (l’avevo incontrata carica di borse un giorno a Torino su un autobus, e ci eravamo promesse di rivederci, cosa che non accadde mai). Il Beppone mi disse anche che fra i quadri di Savy che c’erano in cantina esisteva anche un mio ritratto e che me lo avrebbe mandato. Ma non fece in tempo, perchè morì poco dopo. Così solo sul muro di un piccolo monolocale che ho a Nizza esiste un mio ritratto, eseguito da una ragazza ventenne che abitava dalla nonna, nell’appartamento a fianco del mio, e studiava pittura a Vercelli. Di lei parlo nel mio romanzo “Margot”. verrò quindi a vedere la mostra. Spero di farcela. Sarà come un ritrovare me stessa ragazza, oggi che provo un affetto sempre maggiore per la città della mia infanzia e della mia prima giovinezza. Elena Cappellano

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