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Inaugurata "Cascina Graziella Campagna"

Da sabato scorso la casa confiscata in frazione Santa Maria a Moncalvo non è più la «cascina del mafioso». Il suo nuovo nome è «Cascina Graziella Campagna» ed è stato inciso sotto ad un disegno che rappresenta una casa sormontata dalle ali di un angelo. L'angelo vuole ricordare proprio lei, Graziella Campagna, giovane ed innocente vittima di mafia che nel dicembre 1985 è stata ritrovata uccisa nel messinese a soli 17 anni, "colpevole" di essersi imbattuta involontariamente in un documento che non doveva vedere. Così la mafia ha messo al sicuro il suo segreto spezzando barbaramente l'esistenza di Graziella. Oggi la sua storia rivive «in nome della legalità» anche a Moncalvo, a quasi 1.400 chilometri di distanza dai luoghi dove ventitré anni fa avvennero quei brutali fatti. Rivive in una tenuta monferrina che un boss mafioso aveva acquistato e al quale è stata confiscata dallo Stato per avviarne un progetto a finalità sociali. «Graziella vive in questo ricordo - hanno affermato i fratelli della giovane vittima, Piero e Pasquale Campagna - per cui siamo onorati di poter dar vita a questo connubio tra il Piemonte e la Sicilia, sperando di poter contribuire al vostro progetto magari già con la nascita della Fondazione intitolata a Graziella». Mentre alcune lacrime di commozione hanno solcato i visi dei fratelli Campagna che hanno portato con loro due delle tante poesie dedicate a Graziella, dai presenti (fra di essi i consiglieri regionali Angela Motta e Mariangela Cotto) si è levata una voce: «Abbiamo una grande responsabilità: quella di portare a termine il nostro impegno per non far morire Graziella una seconda volta». L'impegno, che da sabato scorso coinvolge anche le associazioni agricole, è contenuto in un protocollo d'intesa per la realizzazione di un progetto che porterà al recupero della cascina e alla creazione al suo interno di una comunità in favore di donne vittime di violenze e di tossicodipendenza. «Si tratta di un progetto condiviso e strutturato - hanno spiegato i rappresentanti dei tanti enti ed associazioni firmatari - che prevede un aspetto"sociale" legato alla "rinascita" delle donne che giungeranno nella comunità di Cascina Graziella, una parte produttiva che vedrà i membri della comunità dedicarsi al lavoro e alla conduzione dei terreni della cascina ed un risvolto culturale legato alla diffusione dei risultati e dell'esempio di legalità». In Piemonte sono una settantina i beni confiscati per reati legati alla criminalità organizzata come 'ndrangheta e mafia dei quali Cascina Campagna è l'unico in Monferrato. Solo per una decina di essi risultano già previsti progetti di riutilizzo che potranno beneficiare di un bando regionale di finanziamento. Per Moncalvo, pur non disponendo ancora di preventivi ufficiali, si calcola che potrebbero essere necessari, per avviare il piano previsto, almeno 500.000 euro, somma non facile da reperire. Si tratta quindi di un progetto di grande importanza che coinvolge sia il territorio monferrino, tra Moncalvese e Astigiano, ma soprattutto l'intera regione e il Nord Italia. Un progetto molto sentito che potrebbe decollare grazie al sostegno e al contributo di istituzioni e privati. Ma come è scritto sulla porta di Cascina Campagna «l'unica speranza è non rassegnarsi mai».

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Federico Nardi

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