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Pericolosa protesta in carcere a Vercelli

Il Sappe: «La Polizia penitenziaria non può essere terminale della violenza, servono strumenti efficaci»

Ancora problemi nel carcere di Vercelli. La scorsa settimana, giornata di estrema tensione alla Casa Circondariale, dove un detenuto ventenne di origini algerine ha messo in atto una pericolosa protesta rimanendo sul tetto dell’istituto per circa undici ore.

L’allarme è scattato quando l’uomo, al termine dell’ora d’aria, si è arrampicato sul tetto dei cortili passeggi, raggiungendo la sommità delle scale del padiglione. L’uomo ha immediatamente manifestato intenti ostili, dichiarando di voler ottenere un trasferimento e minacciando di gettarsi nel vuoto qualora il personale si fosse avvicinato per un intervento di forza.

La macchina della sicurezza si è attivata tempestivamente. Il personale di Polizia Penitenziaria ha presidiato l’area garantendo una sorveglianza a vista costante tramite la Sala Regia e le sentinelle, evitando azioni che avrebbero potuto aggravare la situazione. Dopo ore di estenuante mediazione, che ha visto coinvolti i vertici dell’Istituto e la Sorveglianza Generale, la situazione si è sbloccata in serata.

«Quanto accaduto a Vercelli dimostra cosa significhi oggi essere Polizia Penitenziaria: non solo custodi, ma negoziatori e professionisti nella gestione delle crisi», dichiara Vicente Santilli, segretario per il Piemonte del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. «I colleghi sono rimasti per ore con il fiato sospeso per proteggere la vita di chi minacciava di togliersela per una richiesta amministrativa come un trasferimento».

Alcuni giorni dopo, a seguito della abituale perquisizione ordinaria in uno dei Reparti del carcere, l’attenzione dei poliziotti penitenziari si è concentrata su un detenuto italiano. Durante il passaggio in prossimità del metal detector, l’uomo veniva segnalato per la possibile presenza di oggetti metallici occultati sulla persona. 

Pertanto, il detenuto veniva sottoposto a una perquisizione personale più accurata. Nel corso dell’attività, mediante l’utilizzo di apposito dispositivo di controllo, si registrava un ulteriore segnale in corrispondenza della zona lombare. Invitato a dichiarare l’eventuale occultamento di oggetti metallici, il detenuto riferiva spontaneamente di detenere un telefono cellulare all’interno del retto. Senza opporre resistenza né subire alcuna costrizione, il soggetto procedeva autonomamente all’espulsione dell’oggetto occultato, che veniva prontamente recuperato dal personale operante. Il fatto è stato reso noto dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.

Mario Corvino, vicesegretario Regionale per il Piemonte del Sappe commenta: «L’episodio odierno conferma ancora una volta l’elevato livello di attenzione e professionalità del personale di Polizia Penitenziaria, ma evidenzia al contempo le criticità strutturali e organizzative che quotidianamente gli operatori sono chiamati ad affrontare. È necessario un intervento concreto volto a rafforzare gli organici, migliorare le condizioni lavorative e ristabilire relazioni sindacali efficaci, al fine di garantire sicurezza e dignità all’interno degli istituti penitenziari».


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