Articolo »

Viaggio d'autore a Mantova per Margherita Paleologa

Martedì proficua trasferta a Mantova (invidia per il Festival della letteratura coi suoi cento e cento appuntamenti...). Genesi veloce: Il Monferrato con la collaborazione dell’Aero Club fratelli Palli nell’ambito del potenziamento dell’aeroporto Cappa di Casale (di terzo livello) da un anno pubblica una serie di servizi nella sezione Viaggi d’autore sotto il titolo ‘A un’ora di volo da Casale’, con interessanti collegamenti storici e artistici Tra le ultime mete, ad esempio, Aosta, isola d’Elba, Cannes, Lucca (con Fly Story). Una delegazione casalese (Luigi Angelino, Matteo Conti, pilota, Dionigi Roggero) è atterrata in 59 minuti di volo all’aviosuperficie ‘Città di Mantova’ di Curtatone, in strada Tonfiolo (accolti dal presidente Giampaolo Sbarbada che apprezza il nostro libro Viaggi d'autore coi capitoli azzurri su Cassinelli e sull'Aero Club). Una pista di 750 metri con una piazzola di stazionamento per elicotteri utilizzabile anche da mezzi di medio cabotaggio a carrello retrattile. Con l’auto avremmo impiegato due ore e mezza... Da aggiungere: Mantova aveva a Sud della città un aeroporto come quello di Casale in località Migliaretto, poi chiuso nel 1975 dopo un periodo di incuria (ora, ci dicono, il discorso si sta riprendendo). VOLO. Abbiamo raggiunto Mantova su un Piper Cherokee Archer del Palli. Decollo alle 9,15. Impostata la rotta verso Est, superiamo la confluenza del Ticino nel Po. Appaiono Sartirana, Sannazzaro con la mega raffineria, Dorno, Pavia (9,34)un po’ sullo sfondo, poi Belgioioso (castello e parco). Passiamo tra Lodi e Piacenza, Ospedaletto Lodigiano, Casalpusterlengo, Cremona con la sua darsena fluviale (9.50). Dopo Piadena inizia la discesa a 6 miglia dal campo di Curtatone (da individuare tra il verde, ha una bella manica a vento). Stop poco prima delle 10.15. Parcheggiato l’aereo Sbarbada ci fa da autista sul suo Van; breve sosta di fronte al monumento che ricorda La Battaglia di Curtatone e Montanara che contrappose gli studenti toscani alle truppe asburgiche il 29 maggio 1848. Dieci minuti e siamo al Municipio di Mantova. RICEVIMENTO. Al primo piano la nostradelegazione è gentilmente ricevuta dal sindaco Nicola Sodano, dall’assessore Marco Tonelli (politiche culturali), dal capo di gabinetto Alessandro Colombo. Scambio di doni (non sono mancati i krumiri mentre saggiamente il sindaco Sodano ha giocato un suo splendido libro ‘In volo su Mantova’)... Un riuscito contatto operativo per rinsaldare i legami del gemellaggio tra le due città: il protocollo d’intesa era stato firmato a Mantova il 3 febbraio 2010. E’ stata l’occasione per ricordare la figura dell’assessore casalese Augusto Pizzamiglio, recentemente scomparso, che tanto aveva contribuito ai legami storici, culturali, enogastronomici tra le due città gonzaghesche. Il sindaco di Mantova ha anticipato che si ricorderà Pizzamiglio nel prossimo ‘Mantova Friends’. Citazione anche per il Circolo Marchesi del Monferrato che sarà il 15a Palazzo Ducale per parlare di Ferdinando Gonzaga e Camilla Faà di Bruno. MARGHERITA. La visita - guida Anna Maria Petrobelli - è proseguita, grazie alla collaborazione del sindaco di Mantova, alla chiesa di Santa Paola (ricevuti dall’ing. Enrico Furgoni, direttore dei lavori di restauro) in ricordo della tumulazione di Margherita Paleologa, moglie di Federico II Gonzaga, il trait d’union tra Mantova e il Monferrato. Vediamo due tombe (coperte da assi) rimaste ai piedi di una cappella “con stucchi giulieschi”. Un’altra tomba è stata scoperta tra la chiesa interiore e il chiostro (oggi laboratorio). Passaggio in auto di fronte al castello di San Giorgio (chiuso per terremoto) per ricordare la “Palazzina della Paleologa”, demolita alla fine dell’Ottocento. Visita anche della basilica di S. Andrea, del Mantegna, la guida Giorgio Maragna, ci apre la cripta dove si conservano tuttora la reliquie della fiala del “preziosissimo sangue di Cristo”, che sarebbe stato raccolto da Longino sotto la croce, e della spugna usata per dare l’aceto a Gesù. A lato dell’altare, dietro un crocifisso del ‘500 riposa il duca Vincenzo Gonzaga. Maragna chiude in bellezza la visita citando Maria Bellonci: “Quando arrivava a Mantova diceva Entriamo nel Rinascimento”. Condividiamo. SORVOLO CIRCOLARE. Poi il ritorno, dieci minuti di volo in più per sorvolare lentamente in circolo Mantova e poi Casale, un ulteriore gemellaggio, questa volta nell’azzurro. Il Pantheon dei Gonzaga Il monastero intitolato al Corpo di Cristo venne fatto costruire dalla marchesa Paola Malatesta, seconda moglie di Gianfrancesco Gonzaga, nel 1420 per ospitare le Clarisse francescane. Negli stessi anni fu avviata la fabbrica della chiesa dedicata al Corpus Domini, ma che tutti chiamarono subito di Santa Paola nel ricordo della fondatrice che, rimasta vedova, si ritirò nel 1444 e volle esservi sepolta. La chiesa accolse nel tempo le salme di altri importanti componenti della dinastia gonzaghesca, tra cui Isabella d’Este, il marito Francesco II e la figlia suor Livia Gonzaga, la priora del convento che fece affrescare la chiesa dopo la tumulazione della madre. I lavori furono realizzati possibili grazie all’aiuto del fratello Federico II Gonzaga, marchese di Mantova e marito di Margherita Paleologo (1510-1566) anch’ella sepolta nel complesso monastico. Insomma un vero e proprio piccolo Pantheon dei Gonzaga. Questo spiega la ricchezza della decorazioni, pur nella semplicità francescana. Alla costruzione pose mano l’architetto ducale Luca Fancelli, che nel 1460 completava il chiostro e il refettorio. Di stile composito, l’edificio sacro risente l’influenza artistica di Ferrara, mentre la facciata a capanna e la decorazione ad archetti sui fianchi richiamano l’architettura lombarda con richiami allo stile gotico nei contrafforti con semicolonne sormontate da edicole a cuspide. Secondo alcuni studiosi il celebre Giulio Romano avrebbe dipinto i «pomposi funerali» di Federico II che nei primi anni del Seicento Ippolito Donesmondi metteva in evidenza come «si veggono fin al presente». Oggi nella chiesa tardogotica si ammirano ancora i tratti di una cariatide che regge un sarcofago e si leggono le parole in latino della profezia di Ezechiele. Tra il 1782 e il 1946, il convento fu adibito a caserma, poi fu sede di un’industria. Ospita l’importante scuola di restauro degli Istituti Santa Paola. Purtroppo del ritrovamento delle sepolture gonzaghesche, che richiamarono immediatamente a Mantova Maria Bellonci (la celebre scrittrice, nata Villavecchia, era originaria di Solero) e della successiva, incredibile scomparsa e (forse) perdita, non ci resta che la fedele ricostruzione di Giancarlo Malacarne nel volume “Una protagonista del Rinascimento: Margherita Paleologo duchessa di Mantova e Monferrato” a cura di Roberto Maestri, pubblicato nel quinto centenario della nascita della duchessa di Monferrato. La foto di richiamo raffigura ul Castello