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Quando c'erano i Gesuiti

Fin dal 1554, due anni prima della scomparsa di sant’Ignazio di Loyola, entra nel principale ordine della Controriforma il fratello coadiutore Antonio D’Enrico, nato a Cerrina nel 1524 e scomparso nel 1602. Il suo nome è accompagnato, nei secoli successivi, da altri sessanta nomi di gesuiti nativi della diocesi casalese, tra sacerdoti e predicatori, scrittori e missionari, alcuni di umili origini, altri appartenenti alle più illustri famiglie monferrine, tra cui i Radicati di Cocconato, i Fassati di Balzola, i Morelli di Popolo, i Pallio di Rinco, gli Scozia di Calliano ed altri ancora. E’ quanto si apprende dagli atti del convegno organizzato a Casale nell’aprile 2005 e dati alle stampe dalla Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti col titolo “La Compagnia di Gesù a Casale e nel Monferrato dai Gonzaga ai Savoia. Nuovi studi e ricerche”. Opera indispensabile per la conoscenza dei complessi rapporti tra l’ordine di sant’Ignazio e il Monferrato, dettagliatamente descritto nella relazione redatta nel 1594 dal gesuita mantovano Antonio Possevino, in occasione del viaggio in terra monferrina al seguito di Eleonora de’ Medici, seconda moglie del duca Vincenzo I. Favorita dal ministro di Stato Tullio Petrozzani, l’importante missione di Possevino toccò le tre diocesi di Alba, Acqui e Asti, oltre all’antica capitale del Monferrato, a ragione considerata la “primaria Civitas” del ducato. Il gesuita mantovano ebbe anche modo di soffermarsi in altri centri importanti sotto il profilo economico e religioso del Monferrato, come Moncalvo e il santuario di Crea, Trino e l’abbazia di Lucedio, Montemagno e Grazzano, con le preziose reliquie della corona di spine e del legno della Santa Croce di Cristo. E non poteva mancare una tappa a San Salvatore, definito “vinearum cultura pulcherrimum”, destinato a diventare, dopo Livorno Ferraris e prima di Casale, il centro di una rilevante attività di esercizi spirituali. Tra le numerose e preziose testimonianze figurative di santi gesuiti che si conservano a San Salvatore spicca il ciclo pittorico tardo-seicentesco di scuola lombarda che si può ammirare nel presbiterio della chiesa parrocchiale di San Martino. «Ad accentuare l’importanza che il paese doveva ricoprire nel contesto gesuitico monferrino del XVII-XVIII secolo, - aggiunge Lorena Palmieri - è la presenza nello stesso luogo di un altro dipinto coevo, la cui origine non è nota, con ancora una volta Sant’Ignazio di Loyola come soggetto, ma soprattutto è il fatto che a destra del presbiterio, nella cappella del Crocifisso, si eleva un maestoso altare costituito da un Cristo in Croce circondato da statue seicentesche in stucco rappresentanti la Madonna, l’Angelo Custode, San Giuseppe, Sant’Ignazio di Lodola e San Francesco Saverio. Nel sepolcro sottostante è collocata la statua del Cristo Morto, mentre nella parete di sinistra è murata una lapide datata 1706 a ricordo di Andrea Galvagno (ricco possidente che nel 1607 comprò la cappella e qui fu sepolto) e dei suoi successori». Lo stemma di famiglia occhieggia anche nella tela soprastante raffigurante la Circoncisione di Gesù con sant’Ignazio. Dionigi Roggero 378-continua RIVIVE LA GRANDE CHIESA (l.a.) - Puntiamo su San Salvatore su segnalazione del restauratore villanovese Giovanni Bonardi per dare un’occhiata ai lavori in corso nella grande parrocchiale. La chiusura di via Panza di Biumo (fognature) ci costringe a un perimetro più largo dietro al pullman Arfea, arriviamo in ogni caso per viette nella piazza principale e il pensiero va a Iginio Ugo Tarchetti (1841-1869), noto esponente della “Scapigliatura” che qui è nato e il suo ricordo ha a sua volta battezzato il Convegno nazionale “Piemonte e Letteratura”. Bene, una ripida salita in mezzo a cumuli di neve e parcheggiamo (male) di fronte all’edificio sacro. Il nostro “socio di Viaggio” come scende trova e saluta una sua allieva (Giulia, terza scientifico). Don Sandro Luparia, grande parroco (in tutti i sensi) ci riceve in canonica, al caldo, calore accresciuto dalla bella biblioteca dove troviamo due volumi che non conoscevamo e che vengono utilissimi per il Viaggio “La chiesa di San Martino” di Amilcare Spriano ed Edda Gatti e “La Compagnia di Gesù a Casale e nel Monferrato”. Ce li dividiamo (i libri) poi entriamo in chiesa da un passaggio segreto, nella porta del confessionale. Prima ammiriamo sul lato sinistro (guardando dall’altare) la parte restaurata, sembra quasi di essere entrati in una chiesa che non conoscevamo proprio per merito di questi ultimi lavori. Spicca in testata la cappella della Crocifissione, verista, tra due colonne nere risalta il Cristo e ai piedi della croce” escono” quasi verso di te la Madonnna, San Giuseppe, S. Ignazio da Loyola e San Giuseppe. Sotto nel sepolcro vetrato la statua lignea di Gesù morto. A sinistra una lapide nera ricorda che questa cappella era stata acquistata il 7 settembre 1607 da Andrea Galvani per preparare un sepolcro per i suoi tra cui il figlio Andrea, Senatore. Sopra la lapide un quadro da studiare una Circoncisione. Via veloci ad ammirare gli altri quadri delle cappelle di San Bernardo e S. Lucia , (probabilmente di Orsola Caccia) quello della Pentecoste e quello di San Michele. Attorno all’altare maggiore numerose e altrettanto belle tele: Nel presbiterio, l’ambone, arte contemporanea che non stona, fusione bronzea di Bonardi (eseguita da Battaglia di Milano) con San Martino, l’altare è un blocco unico di 40 quintali di marmo di Siena con simboli eucarestia, la “sede”, dello stesso marmo, completa l’arredo sacro, sono tutte di Bonardi. La volta dell’abside è affrescata da Vinaj di Mondovì.Poi sull’altro lato la strepitosa cappella del Santo Rosario caratterizzato dalla tela della Beata Vergine nell’atto di distribuire il rosario e dagli ovali dei Misteri, tutti del Caccia-Moncalvo. Una grandiosa impalcatura cela in navata sinistra le altre cappelle che Bonardi dovrà restituire restaurate per Pasqua: di S. Rocco, Immacolata, Madonna con Bambino e Battistero. Un gran lavoro, ritorneremo per l’inaugurazione consigliando al parroco (e al sindaco Corrado Tagliabue che sappiamo attento ai valori di arte e turismo) la stampa di una piccola guida con cartina dell’interno e... una postilla indicante la tomba (o la non tomba) di Martino de Nava, così non suoneranno più in canonica, ma questa è un'altra storia... FOTO. La cappella del Rosario, l'interno della chiesa e la copertina del libro di Spriano