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Giornata Internazionale della Donna
Diritti, non mimose: l’8 marzo di me.dea contro ogni arretramento
«L’8 marzo non celebriamo. Rivendichiamo diritti, libertà e dignità»
In occasione della Giornata della Donna il Centro me.dea ha diffuso un comunicato che condividiamo con i lettori. Nella speranza che l’8 marzo non sia una sola giornata, ma che sia tutto l’anno.
Il Centro Antiviolenza me.dea rinnova il proprio impegno quotidiano a fianco delle donne che vivono situazioni di violenza e ribadisce con forza che i diritti non sono mai acquisiti per sempre. Questa giornata non è una ricorrenza simbolica, ma un momento politico e collettivo di consapevolezza e mobilitazione. Oggi più che mai è necessario difendere e rafforzare gli strumenti di tutela contro la violenza maschile sulle donne, contrastando ogni tentativo di arretramento normativo e culturale.
«Esprimiamo forte preoccupazione per le modifiche proposte al Ddl in materia di violenza sessuale, che rischiano di indebolire la centralità del consenso, di spostare l’attenzione dalla responsabilità dell’autore alla condotta della vittima e di riprodurre stereotipi che la storia e il lavoro dei centri antiviolenza hanno da tempo smascherato - dichiara Sarah Sclauzero, presidente Aps me.dea. La cultura sessista che ancora oggi si esprime attraverso frasi come “Se fosse stata prudente non sarebbe successo”, “Sono cose che capitano nelle relazioni”, “Ha denunciato per vendetta” nutre preconcetti, alimenta la colpevolizzazione delle vittime, rafforza il silenzio».
Come Centro Antiviolenza lavoriamo ogni giorno per scardinare questa narrazione, offrendo ascolto, protezione e percorsi di autonomia. Sappiamo che la violenza si combatte non solo nelle aule dei tribunali, ma nelle scuole, sui media, nei luoghi di lavoro, nelle famiglie. Si combatte promuovendo educazione al rispetto, relazioni libere da dominio, cultura del consenso e parità sostanziale. Secondo i dati Istat 2025, circa 6,4 milioni di donne italiane (31,9% tra 16-75 anni) hanno subito violenza fisica o sessuale, un fenomeno stabile rispetto al 2014, mentre raddoppiano le richieste di aiuto ai Centri antiviolenza (8,7%). Aumentano gli accessi al pronto soccorso (+15,2% nel 2024) e oltre 100 donne sono uccise ogni anno da partner e/o ex.
Il Centro Antiviolenza me.dea ha chiuso il 2025 con 301 donne accolte e sostenute; dall’inizio di quest’anno sono oltre 45 le richieste di aiuto già pervenute.
Continua il trend di crescita della fascia più giovane, 18-29 anni. Le giovani tendono a restare meno in relazioni violente anche se preoccupano molto i dati e le ricerche che indicano una crescita delle relazioni violente tra giovanissimi.
«I dati parlano chiaro: milioni di donne hanno subito violenza in Italia e molte di più vivono ancora nella paura - sottolinea Carlotta Sartorio, vice presidente e Responsabile Centro Studi dell’Aps me.dea. Ogni giorno lavoriamo con donne ferite nel corpo e nell’anima: il nostro obiettivo è una società in cui nessuna donna debba subire, denunciare o sopravvivere alla violenza. Perché finché la violenza è quotidiana, la libertà non è completa. L’8 marzo non deve essere un’occasione di retorica o di fiori simbolici: deve essere un momento in cui tutte e tutti riconosciamo l’urgenza di cambiare le condizioni sociali e culturali che permettono violenza contro le donne».
Alla vigilia di un nuovo 8 marzo chiediamo alle istituzioni di:
• garantire che ogni intervento legislativo rafforzi, e non indebolisca, la tutela delle donne;
• investire stabilmente nei centri antiviolenza e nei servizi territoriali;
• promuovere politiche strutturali di prevenzione ed educazione alle differenze.
Alla società tutta chiediamo di non voltarsi dall’altra parte. Perché la violenza contro le donne non è un fatto privato: è una questione pubblica, politica e democratica. Nei prossimi giorni porteremo le istanze delle donne in tanti appuntamenti in cui me.dea é coinvolta, grazie all’iniziativa di istituzioni, associazioni, privati.
L’8 marzo non celebriamo. Rivendichiamo diritti, libertà e dignità.
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