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I reperti romani rinvenuti sul sito di Mombello

La Soprintendenza ai Beni Archeologici del Piemonte ha effettuato un sopralluogo sul sito alle pendici di Mombello che si presume essere di epoca romana, ritirandone i reperti emersi tra cui pezzi di tavelloni per tetti, una lampada, un oggetto di forma fallica oltre a numerose pietre nere e bianche di modeste dimensioni che sembravano lavorate. La loro numerosa presenza nell’area porterebbe a due conclusioni: che si tratti di pietre fuoriuscite dalle murature; che si tratti di utensili utilizzati per usi domestici. Quelle dal fondo piatto parrebbero macinette per granaglie, quelle triangolari accettine da montare su manici di legno, di altre non se ne capisce più l’uso. Supporrei la loro consistente presenza da collegarsi alla classe sociale che le avrebbe utilizzate. In epoca romana la maggioranza della popolazione era costituita da schiavi, cui non era possibile l’acquisto di utensili in ferro sia per l’elevato costo, sia perché vietato da motivi di sicurezza. Come potevano dunque risolvere i numerosi problemi domestici se non realizzando utensili in pietra? La vicinanza al fiume Po rendeva possibile il recupero della materia prima e un loro modellamento a seconda degli utilizzi. Certamente non fanno parte di un ambiente collinare totalmente tufaceo. Altra evidenza emersa dal sopralluogo sono stati i due profondi fossati che circondano ancora oggi il sito. Il primo, attualmente praticato come strada sterrata, porta il nome di “strada del Vallo”, via che scende di tre metri rispetto al piano dei campi contigui. Il “vallum” per i latini era il muro a latere del fossato difensivo di un accampamento o di una fortificazione di acquartieramento, il “castrum”. Il secondo fossato, largo tra i quattro e i sei metri, costeggiante l’attuale via Roccanina (altro toponimo significativo) presenta le tipiche caratteristiche costruttive romane. Sul suo fondale, che in alcuni tratti raggiunge i 4 metri, è ben visibile un ulteriore fossatello (largo una trentina di centimetri) di profondità inferiore al metro. Questa circostanza confermerebbe uno scolo di acque bi millenario sul fondale di questo secondo vallum costruito perpendicolare a quello precedente lungo il versante collinare. La circostanza non sarebbe casuale supponendoli essere stati due dei lati del sito, un “castrum” o un abitato fortificato. Purtroppo si è dovuto constatare che nei giorni precedenti il sopralluogo, una grossa pietra di forma ovale dalle superfici di fondo perfettamente piatte (un basamento o un pezzo di colonna?) era stata spaccata a mazzate da ignoti. Emersa dalle sponde della Strada del Vallo dopo le insistenti piogge di quest’anno, era in attesa di essere recuperata e visionata. I pezzi verranno restaurati costituendo un reperto significativo. La Soprintendente, Valentina Barberis, ha poi preso visione dei resti di quella che doveva essere una fontana circondante una sorgente che tutt’ora sgorga al centro del sito archeologico. Lì attorno sono stati recuperati altri pezzi di tavelloni romani e il fondale di una coppa di antica invetriatura che a mio giudizio dovrebbe essere di epoca medioevale (X-XIII sec), indizio di una presenza protrattasi per secoli. Questo rinvenimento, dovuto alla prontezza e oculatezza della Soprintendente, porta a ricordare come proprio a Mombello si raggrupparono truppe per la seconda e quarta crociata tra il XII e XIII secolo, così come l’esistenza di un “ospedale dei pellegrini” riportato in atti, ma di cui si era persa traccia. In particolare, per la quarta crociata (quella comandata dal Marchese Bonifacio), giunsero da tutta Europa migliaia di uomini (tra i 10 e i 20.000), che dopo diversi mesi si misero in marcia per imbarcarsi a Venezia. Mi ero sempre chiesto dove potessero essere stati acquartierati, dal momento che l’attuale Mombello, sulla sommità del colle, non dispone di stabili adeguati e fonti cui attingere l’acqua necessaria per uomini e cavalli. Dove, infine, avrebbero potuto radunare i Marchesi del Monferrato (che all’epoca vivevano proprio a Mombello) tutto il necessario per le successive spedizioni di rinforzi e vettovaglie di cui parlano i libri di storia? Vi doveva essere un campo base fortificato, come ancora oggi usano fare i militari per le operazioni in Afghanistan, Serbia ecc. (vedi caserma Lamarmora di Torino ecc.). Un’adeguata campagna di scavi, qualora confermasse queste riflessioni che m’indussero a segnalare il sito, riporterebbe alla luce vicende che tutta Europa continua a celebrare con raduni, funzioni religiose, sfilate, tornei ecc. Le crociate furono un fenomeno europeo di cui Mombello, Genova, Venezia e Messina sono le nostre località più note, la prima come punto di partenza e raduno, le altre solo d’imbarco. E il Patrimonio monferrino dell’Unesco sarebbero solo gli “infernotti”?

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Silvia Sassone

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