Sabato 18 e domenica 19 la Superga-Crea - Il cammino nella Via Francigena? La proposta della studiosa Maria Elena Bruschi
di Maria Elena Bruschi, Cai Casale
Al di là del suo valore intrinseco, il Cammino Superga – Crea ha le potenzialità per diventare parte centrale di una promettente alternativa alla Via Francigena attualmente riconosciuta dall’Associazione Europea vie Francigene e dal Ministero dei Beni Culturali, che consentirebbe di evitare il lungo e monotono percorso da Torino verso Vercelli, Pavia e Piacenza attraverso una pianura estremamente antropizzata e caratterizzata dalla monocultura del riso.
: La Via Francigena è un percorso di pellegrinaggio sviluppatosi nel Medioevo. Questo asse viario nasce come collegamento tra Pavia, capitale del regno Longobardo, ed i ducati meridionali. Si sviluppò ulteriormente sotto l’impero di Carlo Magno, durante il quale assunse tale nome; infatti era la via che proveniva dalla Francia. La Via Francigena si sviluppò seguendo una rete di strade provenienti dal Nord Europa che, attraversate le Alpi, si ricongiungevano sull’Appennino modenese per raggiungere Roma, centro della Cristianità. Alcuni percorsi francigeni furono dettagliatamente descritti e furono più frequentati, per la maggiore comodità e per la possibilità di trovare ospitalità (ancor oggi è possibile trovare edifici che portano tracce della loro antica funzione di locande o hospitali), ma i percorsi seguiti dal flusso di pellegrini furono estremamente variabili, spesso per motivi contingenti (guerre, epidemie, alluvioni) e ai due percorsi storici piemontesi, quello proveniente dal Gran Sanbernardo, dettagliatamente descritto dall’Arcivescovo di Canterbury Sigerico, e quello proveniente dal Moncenisio, altri se ne aggiunsero con l’evangelizzazione delle popolazioni scandinave e dell’Europa dell’est. Questo evidenzia che la via francigena fu un sistema vivo, in continua evoluzione con il mutare delle esigenze dei viandanti.
E’ del tutto evidente che il passare dei secoli, anzi di un millennio, ha in gran parte modificato le motivazioni e le esigenze dei potenziali viandanti, oltre ad aver radicalmente modificato, soprattutto nel’ultimo secolo, il paesaggio attraverso il quale i percorsi descritti si snodano.
E’ quindi necessario, se si intende dare nuova vita alla via francigena, analizzare questi cambiamenti ed individuare un percorso che possa rispondere alle nuove aspettative del pellegrino del terzo millennio, rimanendo comunque fedeli a quei valori che molti secoli fa spinsero tanti a percorrere questa via: valori che ogni “pellegrino” potrà ricercare nella propria interiorità, pienamente perseguibili solo lontano dalle pesanti sovrastrutture della società contemporanea, in un intimo e continuo contatto con la natura, con l’ambiente storico e antropico in cui si trova immerso, al ritmo lento del suo passo, in un cammino che è anche metafora di un percorso interiore.
Da queste considerazioni nasce la ricerca di un percorso che privilegi l’aspetto paesaggistico, evitando strade trafficate e lunghi tratti di monotona pianura. Quest’operazione è stata compiuta dagli escursionisti di ispirazione cattolica della Giovane Montagna, unico gruppo organizzato che ha interamente percorso in epoca moderna la Via Francigena, nel 2000 in occasione del Giubileo. Giunti a Torino da Novalesa, anziché proseguire verso la pianura, salirono a Superga e di lì a Crea, lungo la dorsale collinare a sud del Po, per proseguire tra le colline del Monferrato e, passata la piana di Felizzano, risalire le colline dell’Acquese, di lì a Gavi, raggiungendo la dorsale appenninica seguita fino all’Appennino reggiano–modenese, dove tutti gli antichi percorsi francigeni confluivano per raggiungere Roma.
Il percorso proposto presenta forti potenzialità di sviluppo per i luoghi coinvolti; escludendo Torino, tutte le altre località toccate appartengono a un Piemonte minore e in gran parte sconosciuto però comunque ricco di storia e richiami artistici e architettonici, inserito in un contesto ancora fondamentalmente integro, basato su un’attività agricola in parte legata ancora alla tradizione, che fornisce prodotti di alta qualità. Queste qualità, uniche e caratterizzanti, formano, insieme al cammino, l’elemento centrale che lega le diverse realtà percorse. E’ proprio in questo che la Superga-Crea ritrova le stesse peculiarità che permettono alla via Francigena di essere un progetto univoco seppur diverse aree, con le proprie peculiarità e specificità locali, vengano coinvolte.
È del tutto evidente l’impatto favorevole che la realizzazione di tale progetto avrebbe sullo sviluppo economico di queste piccole comunità se si pensa, ad esempio, a quanto si è verificato in Spagna lungo il Cammino di Santiago de Compostela, percorso ogni anno da migliaia di turisti. (...) È inoltre implicito che, oltre al ritorno economico e di immagine che una comunità potrebbe avere dal passaggio della via, una vasta gamma di attori locali verrebbe coinvolta per svolgere lavori tradizionali e stimolanti, in quanto compiuti su un territorio ben conosciuto e sentito come proprio. Inoltre la popolazione, attraverso il coinvolgimento in tali progetti, rivaluterebbe il territorio considerandolo sempre più come risorsa da sviluppare e far conoscere all’esterno.
Questa visione rinnovata, in territori soggetti da anni a un progressivo abbandono, con forte decrescita e invecchiamento della popolazione, stimolerebbe un’inversione di tendenza essenziale al mantenimento di un ambiente sapientemente modellato e conservato dalla paziente opera dell’uomo nel corso dei secoli. Si eviterebbe così la dispersione di saperi e tradizioni che ci sono stati tramandati da lontano, assieme alle tante vestigia storiche che rappresentano una grande ricchezza di questi luoghi. La realizzazione di questo progetto richiede:
• una chiara segnaletica che, assieme al tradizionale segnale rosso bianco rosso del CAI adottato a livello europeo, riporti il simbolo della via Francigena.
• i luoghi di sosta con punti acqua, servizi igienici, aree pic-nic e i luoghi di pernottamento siano adeguatamente distribuiti possibilmente in modo da consentire tappe più o meno lunghe che si adattino alle diverse esigenze degli escursionisti.
• una puntuale manutenzione dei sentieri.
• la pubblicazione di una guida, corredata di carte topografiche, che illustri con precisione il percorso indicando distanze, dislivelli, tempi presunti di percorrenza, posti tappa con capienza e caratteristiche principali.
Sarebbe opportuno che le strutture che ospitano i posti tappa rispettassero l’architettura tradizionale dei luoghi utilizzando, dove possibile, edifici storici, antiche locande, foresterie di monasteri, cascinali, castelli, con sistemazioni sobrie che prevedano camere a più letti in modo da poter offrire il servizio a prezzi accessibili. Anche la ristorazione dovrebbe utilizzare prodotti locali e proporre piatti semplici della tradizione. Al rispetto di questi requisiti dovrebbe essere rilasciata una certificazione come posto tappa della via Francigena. Questi dovranno avere regole comuni che garantiscano la qualità dell’accoglienza ed equità del prezzo. I gestori dovranno conoscere l’itinerario e caratteristiche del territorio circostante, dei suoi aspetti storici, architettonici e naturalistici.
La realizzazione di questo progetto costituirebbe una “piccola opera” che richiederebbe un convinto impegno da parte degli enti locali interessati, in primo luogo Regione e Province, ma un limitato impegno economico che sarebbe volano per una serie di investimenti privati capaci di determinare un ritorno di immagine ed economico direttamente proporzionale alla qualità dell’offerta complessiva.