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Ex assessore leghista assolta dal Tribunale

«A distanza di sei anni esatti questa disavventura giudiziaria si conclude con l’assoluzione totale “perché il fatto non sussiste”. Era infatti il novembre del 2012 quando mi è arrivata la comunicazione a comparire dinanzi ai Carabinieri di Valenza, per ricevere la notifica dell’accusa circa i presunti reati (minacce e percosse!!) commessi secondo la denuncia sporta nei miei confronti da Luciano Bajardi. Ben più gravi e veritieri sono stati “gli schiaffi” morali da me subiti in questi lunghi sei anni tra varie udienze e rinvii davanti al Giudice di Pace prima, ed al Tribunale poi. Ho infatti dovuto subire attacchi discriminanti alla mia persona, sia attraverso i media che sulle diverse piattaforme social, attacchi che mi hanno provato emotivamente».

Sono le parole di sfogo di Giovanna Rivolta, 59 anni, di Valenza - già assessore, in quota alla Lega, del Comune della cittadina orafa con la giunta guidata dal sindaco Sergio Cassano nella precedente amministrazione - alla sentenza definitiva di assoluzione emessa dal Tribunale di Alessandria nel processo d’appello per una vicenda giudiziaria finita davanti al giudice di pace e che, in primo grado, le era costata una condanna a 180 euro di multa per il reato di lesioni personali. Giovanna Rivolta infatti era stata querelata da un compagno di partito, Luciano Bajardi, che tra l’altro aveva ricoperto lo stesso incarico di assessore prima del rimpasto di giunta. Bajardi aveva denunciato che durante una riunione del partito, la Rivolta prima l’aveva minacciato che gli avrebbe tirato due ceffoni, poi i manrovesci glieli avrebbe effettivamente rifilati sulla guancia destra. In primo grado Giovanna Rivolta era stata assolta dal reato di minacce, condannata per le lesioni personali. Ora il Tribunale, accogliendo il ricorso del suo legale, l’avv. Carlo Ferraris del Foro di Alessandria, l’ha mandata assolta anche da questa accusa.

«È quindi inutile dire che sono felice e soddisfatta dell’esito finale del processo d’appello che ha restituito onore e credibilità alla mia persona ed alla mia immagine lesa», il commento finale della Rivolta.