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Marco Giorcelli: giornalista e un uomo di sport

«Con Marco Giorcelli ricordiamo un uomo vero, dal cuore sensibile e dalla mente acuta che ha amato la famiglia e la sua città alla quale ha dato tutto, dagli affetti al lavoro e anche un giornalista attento, un osservatore critico ma corretto. Per colmo la sua morte è stata provocata proprio dal male dell’amianto contro il quale aveva tanto combattuto dalle pagine del suo giornale». Le parole sono state pronunciate dal sindaco Giorgio Demezzi, palesemente emozionato, ma avrebbero potuto essere il veicolo del pensiero di tutte le persone, familiari, amici, colleghi, conoscenti che si sono ritrovate, sabato mattina, alla cerimonia di intitolazione della tribuna principale del Natal Palli al direttore de “Il Monferrato” scomparso prematuramente un anno fa. «L’idea di dedicargliela con l’apposizione di una lapide sotto al box da cui seguiva le partite è sembrata la maniera più bella per ricordarlo anche alla presenza di tanti giovani sportivi», ha detto l’assessore allo Sport Federico Riboldi. Erano infatti insieme sugli spalti la Junior Calcio Pontestura con dodici bambini, il Terranova, con altrettanti dodici giocatori, il San Maurizio con sette, il F.C.D. Villanova, nove, il Casale Calcio, la Junior Volley, la Junior Casale Calcio, il San Carlo. «Marco, è stato un competente uomo di sport la passione per il quale non l’ha mai lasciato. Da bambino tifoso del Casale e della Juventus fino alla sua prima partita di campionato commentata da giornalista a diciotto anni», ha aggiunto il direttore de “Il Monferrato” Pier Luigi Buscaiolo, ricordandone l’amicizia e la collaborazione ventennali iniziate nel 1992 - Nel 2008 aveva scritto “100 anni di sport in Monferrato”, volume conclusivo di uno studio ma anche contributo di un grande ricercatore ed esperto giornalista. In ogni sua parola infatti dava informazioni e riusciva con poche di esse a fare un intero discorso». Paolo Zavattaro, redattore de “Il Monferrato”, ha aggiunto l’interesse di Giorcelli anche per gli altri sport e ha letto il testo di un articolo scritto nel 2004, all’uscita del bando per la scelta dei tedofori della fiamma olimpica ai giochi invernali di Torino del 2006: «Poiché uno dei requisiti richiesti era la passione per i valori olimpici, l’aveva intitolato “Ecco perché mi sento un tedoforo” concludendo che chi sa essere leale nello sport lo è anche nella vita e che non aveva importanza se non fosse stato scelto perché avrebbe corso lo stesso». A integrazione di queste parole è arrivato il sollecito dell’ex calciatore juventino e commentatore sportivo, ospite speciale, Roberto Bettega a fare sport con spirito olimpico e amore «che è una cosa fantastica e cominciare a vedere tutto in maniera più giocosa». Dopo l’intervento della moglie, la giornalista Silvana Mossano, che ha raccontato aneddoti di vita familiare e ha sottolineato l’importanza della presenza allo stadio di tanti giovani con le divise delle società sportive, che il marito avrebbe approvato, mons. Antonio Gennaro ha invitato tutti a un momento di preghiera. E poi Silvana e la figlia Giulia hanno scoperto la targa che resterà a memoria di lui “giornalista e uomo di sport, direttore de Il Monferrato”. E per ricordare Giorcelli, l’Editrice Monferrato ha deciso, come aiuto alla formazione dei giovani, tre stage estivi pagati a studenti del Liceo Classico Balbo dove Marco aveva compiuto gli studi superiori.

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Barbara Marini

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