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  • 12 marzo 2023
  • Casale Monferrato

Per "Si apre il sipario"

Davide Enia racconta le "gesta da paladini" della Nazionale 1982

"Italia-Brasile 3 a 2 - Il ritorno" al Municipale

Davide Enia visto da Max Ramezzana

Per la stagione teatrale lunedì 13 e martedì 14 marzo alle ore 21 duplice serata al Municipale di Casale Monferrato con Davide Enia, che porta in scena “Italia-Brasile 3 a 2 – Il ritorno” (Biglietti online su VivaTicket e al botteghino del teatro la sera degli spettacoli). 

Nel 2022 si è celebrato un doppio anniversario: il quarantennale della partita al Sarrià di Barcellona e il ventennale del debutto dello spettacolo con Enia. La messa in scena opera su un doppio binario: da un lato la coscienza collettiva per cui il ricordo della partita del mondiale del 1982 segna un atto identitario e comunitario, dall’altro la coscienza intima, ovvero l’operazione privata di scomposizione e ricomposizione dei temi affrontati e dei sentimenti rapportati al proprio vissuto personale. Rispetto al lontano debutto del 2002, purtroppo mancano tanti protagonisti di questo lavoro: è morto Paolo Rossi, è morto Enzo Bearzot, è morto Socrates, è morto Valdir Perez, è morto lo zio Beppe. Eppure, i loro occhi, le loro voci, le loro gesta continuano a ripresentarsi come presenze vive, scena dopo scena, parola dopo parola, gol dopo gol, perché proprio la dimensione profonda e misteriosa del rapporto tra i vivi e i morti è legata a doppio filo con l’essenza del teatro stesso.

Una delle partite più importanti per l’Italia…
Un contesto storico che va ricordato. Una partita troppo incisiva per l’immaginario collettivo. Anni ’80: eravamo in un momento sociale e politico particolarmente difficile, in quanto uscivamo dagli anni del terrorismo… Ma allo stesso tempo la tecnologia ci aiutava… il primo Mondiale che poteva essere visto a colori da tutti. Dentro questo contesto una squadra considerata in difficoltà, con giocatori insicuri, inizia a ingranare partita dopo partita compiendo qualcosa di straordinario… Quella partita paralizza un intero Paese: novanta minuti di reale drammaturgia che sembrano scritti da uno Shakespeare “ubriaco”. Un andamento della partita non credibile: chiunque abbia visto quell’incontro ricorda con estrema precisione dove si trovasse e con chi fosse. La coscienza collettiva si univa attraverso quel pensiero positivo. Italia-Brasile ha attraversato la spina dorsale dell’intero Paese, diventando la Partita per eccellenza. Chi come me è nato negli Anni ’70 ha vissuto quella vittoria come l’epifania del calcio, passando dal calcio giocato per strada a qualcosa di visto in tv. Il finale perfetto: Davide che batte Golia.

Che momenti di quei 90 minuti mette in evidenza nello spettacolo?
Quella partita ha una serie di elementi che la rendono perfetta: l’altisonanza dei due nomi, il grande Brasile contro l’Italia, reduce da sonore sconfitte contro i sudamericani. Per nove undicesimi quel Brasile era una squadra imbattibile e poi un’idea di sport legato ancora al gesto tecnico e non alla visione economica. All’epoca non esistevano distanze tra tifoso e giocatore. L’Italia vittima sacrificale vince contro l’Argentina campione in carica e da lì gli azzurri vedono la luce… L’esile Paolo Rossi crea un autentico miracolo dell’esistenza: un’operazione di sintesi dantesca. Diventa eterno. Da passerotto scardina il Brasile e la partita diventa epica. Gli interpreti sono Eroi omerici o facce da padri di famiglia: il generoso Ciccio Graziani, il bellissimo Antonio Cabrini, Paolo Rossi magro, magro, magro. Il calcio dimostrò esso stesso di cosa fosse capace di essere. 

Un riallestimento 20 anni dopo…come ha vissuto i cambiamenti della nostra società?
Partiamo da un dato anagrafico, chi c’era allora ha vent’anni in più (ride nda). Io ero bambino quando si disputò quella partita e il debutto dello spettacolo lo feci 20 anni più tardi. Avevo un’energia diversa… ma il cambiamento più forte è dato dalla morte di Paolo Rossi e di mio zio Beppe. Lego un doppio lutto allo spettacolo. Nonostante questo, grazie al processo di eternalizzazione di cui parlavamo prima, quelle due figure continuano a pulsarmi in testa… Siamo dentro un periodo terribile e grazie al teatro vorrei creare una coscienza collettiva…tutto secondo un’ottica felice. Uno dei due movimenti che fece nascere il teatro fu proprio la commedia che a fianco della tragedia ha funzione purificatoria. Come vedo il mondo oggi? Andiamo verso il suicidio collettivo.

Le sue radici siciliane si mescolano agli altri suoni sul palco
La palermitudine emerge nello spettacolo: penso più in palermitano che in italiano. Mi muovo in palermitano. Il dialetto è un’estensione verbale del movimento. Il dialetto mi dà la possibilità di lavorare su un linguaggio simbolico e ha una ritmica che si associa perfettamente alla partita. E poi inserisco il “cunto siciliano”: la narrazione delle gesta dei paladini. Accanto a questo, il dialetto palermitano si affianca perfettamente alla partitura musicale: chitarra elettrica e batteria in scena, tutto molto rock. Una festa sul palco!


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