Articolo »

Intervista

Alberto Marenco: «Heartist è la web app che unisce musica e fan»

Ideatore della startup

FuoriFestival. Alberto Marenco insieme a Bambina e all’attrice Chiara Buratti

Non solo AstiMusica. Nelle viuzze del centro storico, che dista a 40 minuti da Casale Monferrato, troviamo il fascino indiscusso del Diavolo Rosso, una ex chiesa in cui si suona la vera musica, diventata club apprezzato da tutti i grandi artisti italiani e non solo. Proprio in questo luogo di Asti è stato ospitato il FuoriFestival, una rassegna che si può definire “off” rispetto a quella più pop. Quel palco ha visto talk, concerti e presentazioni, insomma uno sguardo a 360 gradi su tanti argomenti. Al Diavolo Rosso, in un sabato pomeriggio di luglio, incontriamo Alberto Marenco, ideatore della startup musicale Heartist: una parola che unisce cuore e artista. In una città, in cui la freschezza delle idee sembra essere evidente in ogni angolo e piazza, ci siamo fatti raccontare da Marenco i punti di forza di questa innovativa piattaforma.

Chi sono i fruitori di Heartist?
L’idea nasce da un’analisi di mercato che dice che il consumo della musica è condizionato dagli strumenti di streaming, i quali hanno sì salvato l’industria musicale, ma, parlando di prodotto fisico, è venuto meno il contenuto. Questo non vuol dire che non ci possa essere un prodotto digitale. Heartist nasce proprio per questo: un sistema in cui si può creare una connessione diretta tra fan e superfan, perché sono quelli che vogliono una relazione più stretta con il musicista e avere contenuti esclusivi. Una web app con venti artisti dove vendiamo album digitali in assoluta anteprima. Gli utenti hanno a disposizione cofanetti multimediali: dalle tracce alla fotogallery...Insomma, vogliamo avvicinarci ai veri appassionati di musica.

Differenze tra Heartist e le altre piattaforme?
Su Heartist paghi il prodotto, sulle normali piattaforme paghi il servizio di abbonamento, come una bolletta: sono due modelli diversi ma complementari. Su Spotify la musica è diventata un servizio e non un prodotto. Si è perso il concetto di ownership degli album. 

Ha artisti emergenti da segnalarci?
La sede della società è ad Amsterdam, dando così una forte impronta internazionale al progetto. Abbiamo un negozio fisico anche ad Asti, proprio al Diavolo Rosso. Ci sono una ventina di artisti tra Africa ed Europa, sono musicisti emergenti, ma anche più affermati come Livio Cori, con il quale abbiamo lavorato sin da subito per dare credibilità al progetto. Da Amsterdam, J.a.d.e è un’artista indipendente, poi YouAndI, entrambe R&B e New soul. Tra le italiane, Bambina, che si è esibita sul palco del Diavolo Rosso, con la quale stiamo costruendo un documentario in esclusiva su Heartist: lei è una cantautrice che vedremo arrivare in alto; è stata premiata al Concertone del 1° maggio, ha suonato anche con Roberto Vecchioni. Sta costruendo il suo percorso, ma ne sentiremo parlare.

Come interagiscono Heartist e Diavolo Rosso?
Un posto così bello come il Diavolo Rosso ci dà la possibilità di lavorare (un ringraziamento a Davide Santagata - titolare del locale - è doveroso), Heartist ha portato gli artisti. Nella location abbiamo  anche lo store dove puoi toccare con mano le tracce digitali dell’artista che si sta esibendo. Sarei felice se questo format si potesse replicare altrove perché ha costi davvero bassi. L’esperienza del live si unisce dunque al prodotto digitale che puoi portare ovunque. Club o locali che hanno capienze da 200 persone, sono le dimensioni giuste per questa fase della nostra start-up.

Quanto Piemonte c’è in questo progetto?
Oltre al sottoscritto, ci sono tanti giovani piemontesi che si sono uniti al nostro gruppo di lavoro e poi anche artisti come Andrea Calandra, un dj astigiano che ha prodotto anche un vinile, disponibile anche su Heartist. Aggiungo anche Rico Mendossa, rapper della nostra regione, con cui stiamo facendo un documentario. 

 


Profili monferrini

Questa settimana su "Il Monferrato"

Mauro Ferrero

Mauro Ferrero
Cerca nell’archivio dei profili dal 1871!