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La morte di Filippo Barbano, pioniere di sociologia, originario di Vignale

La settimana scorsa è morto all’Ospedale Mauriziano di Torino, dov'era ricoverato, Filippo Barbano. Figlio di Luigi, il farmacista ancora ricordato nel paese d’origine, era nato a Vignale il 15 dicembre 1922, aveva frequentato il ginnasio al Collegio Trevisio di Casale e poi, in seguito al trasferimento della famiglia, il Liceo al d’Azeglio di Torino dove la sorella si era iscritta al Magistero. Nel 1941 si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza, ma nell’inverno dell’anno successivo è chiamato al servizio di leva come allievo ufficiale di cavalleria a Pinerolo. Dopo l’8 settembre, trascorsi alcuni mesi tra Pinerolo e Torino, si trasferisce con la famiglia a Crescentino, dove la sorella insegnava. Qui interrompe gli studi per prendere parte come partigiano alla Guerra di Liberazione. Tra la primavera e l’estate del ’44 si unisce ad una formazione autonoma, i “fazzoletti azzurri”, guidata da Sergio Cotta, che fu poi assistente di Norberto Bobbio, e Radicati di Brozolo, operante sulle colline di Verrua Savoia. Terminata la guerra e ripresi gli studi, conseguì la laurea all’Università di Torino l’11 novembre 1947, discutendo una tesi in Filosofia del Diritto con Gioele Solari, ultimo degli allievi accettato dal Maestro prima del ritiro dall’insegnamento da parte del Maestro, cui è dedicato l’Istituto di Scienze Politiche dell’Università di Scienze Politiche, che Barbano aveva contribuito a far nascere e di cui fu a lungo direttore. Era stato il primo ad ottenere per concorso, nel gennaio 1955 la libera docenza in sociologia in Italia, una disciplina appena istituita dal Ministero, dopo l’oscuramento imposto durante il ventennio fascista. Insieme a lui si era presentato un altro monferrino, Franco Ferrarotti, nato a Palazzolo Vercellese nel 1926, anch’egli giudicato idoneo dalla commissione ministeriale. La lunga attività didattica di Filippo Barbano, svolta per un quarantennio, ha contribuito a formare intere generazioni di studenti universitari, molti ricercatori e studiosi che si sono affermati in Italia e all’estero. Avevamo già recensito sulle colonne di questo giornale (22 marzo 2002) il corposo volume di oltre 800 pagine “Teoria, società e storia. Scritti in onore di Filippo Barbano”, pubblicato da Franco Angeli (Milano 2000) che amici, colleghi e studiosi vollero dedicare, in occasione dell’ottantesimo compleanno, alla lunga carriera del sociologo vignalese, uno dei protagonisti del rilancio e dello sviluppo della sociologia in Italia per oltre mezzo secolo. L’ultima sua inaspettata decisione, due anni fa, di donare al Seminario della Arcidiocesi di Torino la sua sterminata biblioteca, rammentando l’ammirazione infantile per la libreria del padre farmacista, dove erano raccolti antichi manuali di chirurgia e di farmacopea, insieme ai testi di scienze naturali e di erboristeria.

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Silvia Sassone

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