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A Villa Vidua di Conzano

Il gatto, la volpe e la fata... led illuminano piazza Australia

Mario Cravino con la moneta celebrativa dedicata a Collodi

Sei nuove installazioni di luci a led, in Piazza Australia, sagomate come il Gatto, la Volpe, la Fata Turchina, il Ciuco, il cane Medoro e, ovviamente, il profilo della marionetta più famosa di tutti i tempi.

Un rarissimo pezzo da “vetrina”, una moneta da due euro con il conio omaggio a Carlo Lorenzini alias Carlo Collodi nei 200 anni dalla nascita, che il collezionista Mario Cravino è riuscito ad accaparrarsi.

Una visita guidata nel borgo dell’arte. E, ancora, nelle prossime settimane: il concerto, annunciato per sabato 4 luglio, “Burattino senza fili”, tributo all’omonimo album di Edoardo Bennato uscito nel 1977, e in data da definirsi la proiezione “en plein air” dell’immortale pellicola di animazione Disney.

Allo stesso modo in cui a Pinocchio si allungava il naso ogni qualvolta pronunciava una menzogna, il sindaco Emanuele Demaria “allunga” l’esperienza di visita di “Artisti e Collezionisti per Pinocchio”, la retrospettiva monografica sul personaggio di Collodi che, prima di chiudere il 26 luglio dopo due mesi e mezzo dalla sua inaugurazione, promette di catalizzare nuovi avventori con un programma di iniziative ad hoc.

Come ad esempio, la serata di venerdì 19 giugno, quando si sono accese per la prima volta le sei sagome luminose: sei intrecci di tubi a LED fissati su altrettanti telai di legno rivestiti da una rete a maglie strette, frutto della creatività di Erica Martinetti, Giulia Digo, Tiziana Chiatellino e Vinicio Benci. Il “cast” di Pinocchio illuminerà Piazza Australia, dal calar del sole, fino al sipario della mostra. 

Ad anticipare la “cerimonia” di accensione, una visita serale, pensata e guidata da Anna Maria Bruno, lungo la Promenade des Artistes, la panoramica disseminata di opere d’arte, fra cui i Santi “pop” di Emiliano Cavalli, le due grandi chiocciole con punte tattili del genovese Vittorio Valente, fondatore della Cracking Art, e l’opera di Graziella De Vittori alias Raphael Reizel, di origine ebraica, ispirata al verso del Canto Primo del Purgatorio di Dante “libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta”. Immancabile, ovviamente, l’ingresso in Villa Vidua all’immensa collezione di “Artisti e Collezionisti per Pinocchio”: oltre venti artisti - i già citati Cavalli e Valente, ma anche, fra gli altri, Mauro Galfrè. Marcello Mannuzza, Emanuele Luzzati ed Ezio Gribaudo, e tre collezionisti, Graziella Maule, Giuseppe Chiatellino e Cesare Barone.

Al piano terra, in condivisione con il percorso espositivo e multimediale sul Conte viaggiatore Carlo Vidua, la kermesse offre allo sguardo del visitatore preziose edizioni de “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino”, inizialmente pubblicato da Collodi a puntate nel 1881 sul Giornale per i bambini: una stampa in carta turchina, la cui produzione è cessata, tipica del ‘500 veneziano, colorata in tinta di guado, una pianta officinale, e un volume finemente intarsiato in pelle della Bottega Fagnola, storica legatoria torinese. 

Degni di nota anche la Mont Blanc dedicata a Collodi, dal pennino piuttosto pronunciato (immediato il rimando al naso del protagonista) e sul cui tappo è incisa la trama del best seller italiano più tradotto al mondo (oltre 240 lingue, più della Divina Commedia del Sommo Poeta), e il pop-up di fattura statunitense anni ‘30 raffigurante il pescecane. Mario Pezzi, ceramista di Faenza, firma, invece, il trittico di eclettiche terracotte smaltate che riproducono la Fata Turchina (“Non ci sono più Pinocchi per le Fate” è il titolo del manufatto), il Colombo (“Babbo Babbino”) e il Gatto con la Volpe (“Nel Campo dei Miracoli”).

Nelle due sale al piano superiore appare, invece, la carrellata, frutto della collezionista torinese Graziella Maule, del Pinocchio “internazionale”: una sequenza di traduzioni delle “Avventure” nelle lingue più disparate, fino alle rese nei dialetti d’Italia e alle stampe in braille. Un’avventura letteraria-editoriale, quella fuori dai confini nazionali, che non è lasciata al caso e si colloca, volutamente, sulla traiettoria delle esplorazioni di Carlo Vidua, dall’Egitto alle Molucche. w


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