Centro neonatale a rischio. Servono altri pediatri o in futuro si rischia il blocco
di Massimiliano Francia
Il servizio di Pediatria e dei centri di natalità degli ospedali piemontesi e alessandrini - tra cui lo stesso Santo Spirito - rischia di diventare nei prossimi due-tre anni una grave criticità nella gestione dei servizi sanitari.
Lo conferma il direttore sanitario dell'Asl-Al Gianfranco Ghiazza, che parla di «problema gravissimo» non nascondendo le difficoltà che esistono anche nel nostro ospedale.
Pochi pediatri, costretti a turni massacranti per garantire la reperibilità, e una estrema difficoltà a trovare nuovi medici che possano prestare servizio sia attraverso regolare assunzione sia attraverso prestazioni pagate a gettone, a causa del fatto che la scuola di specializzazione sforna sei-otto nuovi pediatri l'anno.
Il rischio peggiore - finora scongiurato con provvedimenti tampone che però non possono continuare all'infinito, dice Ghiazza - è però che si arrivi alla chiusura del centro di natalità del Santo Spirito, dove nel 2007 sono nati oltre 600 bambini (il numero più elevato di tutta l'ASl-Al).
L'alternativa sarebbe indirizzare le future mamme nelle città vicine: Alessandria, Vercelli e Asti.
La legge prevede che dove c'è un punto nascita in cui possono essere assistite partorienti con gravidanze difficili debba essere sempre disponibile anche un pediatra. Se questa disponibilità non viene assicurata 24 ore su 24 il centro neonatale si blocca.
In sostanza se si verificasse questa situazione limite non nascerebbero più «casalesi».
Dei quattro pediatri in pianta organica e necessari per far funzionare il servizio, oltre al primario - a causa di problematiche oggettive - sostanzialmente sono soltanto due quelli in condizioni di coprire i turni notturni di reperibilità, una situazione evidentemente insostenibile se si considera che le chiamate notturne sono frequenti e che il giorno dopo i medici devono prestare regolarmente servizio in ospedale.
Oltretutto i pediatri del Santo Spirito prestano servizio anche nei consultori e vengono chiamati ogni qualvolta si presenta al pronto soccorso un paziente in età pediatrica, che sono poi anche tenuti ad accompagnare a bordo dell'ambulanza nei vicini ospedali, qualora sia necessario il ricovero (visto che a Casale la degenza è stata chiusa, fra le polemiche, nel 2001).
Per i prossimi mesi, spiega Ghiazza, si ricorrerà al distaccamento di un medico dell'ospedale di Valenza (che attualmente presta servizio a tempo parziale) in reparto al Santo Spirito e che sarà impiegata a tempo pieno, e ai cosiddetti «gettonisti». E poi a assunzioni e sostituzioni. Ma poi occorrerà trovare soluzioni strutturali.
Per il buon funzionamento del reparto occorrono dai quattro ai cinque pediatri - oltre al primario - ma attualmente - come si diceva - per una serie di problemi oggettivi quelli realmente disponibili per la reperibilità sono solamente due. L'azienda - garantisce Ghiazza - si sta attivando in tutti i modi possibili per coprire almeno altri due posti, ma una delle neoassunte è entrata subito in gravidanza così come un'altra a tempo determinato, e occorrerà dunque attivare nuove sostituzioni.
Una situazione critica comune ad altri ospedali della provincia ma di Alessandria come Novi e Acqui e legata alla difficoltà a reperire medici anche attraverso concorsi e bandi.
Una ipotesi che i dirigenti dell'Asl stanno valutando è quella di alleviare i pediatri dal servizio sul territorio, che potrebbe essere affidato ai medici di base, mentre sia la Regione sia le Asl piemontesi stanno valutando se richiedere alla scuola di specializzazione un impegno maggiore per la preparazione di un numero più elevato di medici.
E poi si potrebbe anche pensare a una razionalizzazione perché «a Casale il mantenimento un punto nascita è certamente opportuno - dice Ghiazza - ma in altre località del Piemonte ci sono pochi nati e si potrebbe procedere con una programmazione diversa».
Intanto c'è chi sta pensando di richiedere la riapertura della degenza di Pediatria, che era stata smantellata nel 2001: «Certo, un reparto aperto attira più pediatri, però occorre aumentare il numero dei medici e questo è complicato per le ragioni che dicevamo prima», commenta Ghiazza.
Ma è probabile che la proposta della riapertura venga comunque portata all'attenzione della Regione.