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Grande pubblico a Cascina Abele per don Ciotti - Videointervista in Mediacenter

La serata scura e piovosa di ieri e le strade collinari di non facile percorrenza, non hanno impedito l’affluenza delle grandi occasioni alla cascina Abele per il preannunciato convegno sul tema: “Tra memoria e profezia, vivere per costruire giustizia”, a conclusione del ciclo di conferenze sull’accoglienza solidale già svolte a Casale e Asti. Com’è sua abitudine, don Luigi Ciotti, relatore ufficiale dell’incontro, è giunto puntualmente alle 21 nella tensostruttura sistemata nel cortile della cascina, gremita da persone di tutte le età giunte dalla Val Cerrina e da tutto il Piemonte. Fra gli intevenuti, il vice sindaco di Murisengo PierTeresio Turino, esponenti delle istituzioni e del mondo della scuola. A ricevere i partecipanti offrendo un caldo ristoro, i giovani della cascina ed i responsabili dell’associazione Libera, organizzatrice dei convegni. Nella relazione, don Ciotti ha confermato con forza il suo impegno costante nel sociale ed ha indicato le sue figure di riferimento: don Bosco che nei suoi oratori raccoglieva i giovani sbandati facendone dei cittadini rispettabili, Norberto Bobbio il quale identificava il bene comune con i buoni costumi ed i giudici che persero la vita per un ideale di giustizia. Ed è proprio la giustizia, secondo don Ciotti, l’obiettivo da raggiungibile perseguendo l’uguaglianza, la legalità, la solidarietà, la sicurezza e la corresponsabilità, nei limiti posti da diritti e doveri. Si tratta delle condizioni al vivere civile dove deve esistere “la libertà, un bene che non ha prezzo”. Don Ciotti ha arricchito il discorso con riferimenti alla propria vita di bambino immigrato a Torino dal Veneto, e a recenti esperienze. Significativo il racconto delle umiliazioni subite alle elementari, in una scuola di alunni di appartenenti a “buone famiglie”, e di quando, per reazione a un’ingiustizia, lanciò il calamaio pieno d’inchiostro contro la maestra. Toccante l’esperienza a Casaldiprincipe con don Peppino Diana, ucciso dalla malavita 20 giorni dopo il loro incontro (per quell’evento don Ciotti è ancora sotto inchiesta) e la sua visita a don Tonino Bello, tre giorni prima della sua morte. E ancora, le iniziative sociali con Libera a Reggio Calabria, Partanna e Milazzo ed i suoi sforzi per ottenere la confisca dei beni dei mafiosi. In seguito ad alcune domande dei presenti, don Ciotti ha anche ricordato le circostanze in cui nacque la Cascina Abele, acquistata grazie a un intervento dell’allora cardinale di Torino Pellegrino che non esitò a vendere alcuni preziosi ornamenti personali, e con una sottoscrizione nelle carceri di Torino. Poi, i tanti giovani con problemi vari vissuti nel gruppo, molti dei quali ritornarono alla normalità. E ancora, l’Università della Strada, il buon rapporto con la gente e con l’amministrazione comunale murisenghese, culminata con l’attribuzione di cittadino onorario di Murisengo voluta dall’ex sindaco Franco Ferrando, presente al convegno. La serata si è conclusa con un simpatico incontro con gli ospiti della cascina.

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Barbara Marini

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