Larga, larghissima, partecipazione all’inaugurazione sabato nelle sale Chagall del castello di Casale dell’antologica dedicata a Peter Spada presentata dall’assessore alla cultura Giuliana Bussola e dal consigliere regionale Cristiano Bussola con la presenza del critico Giovanna Barbero autrice del testo del catalogo.
La mostra evidenzia la grande produzione di un artista che operava nell’arte visiva sin dalla fine degli anni ‘50. In mostra le opere partono dal 1965 e raccontano in perfetta linea con il momento storico una sensibilità a un linguaggio informale e materico, interrotto nei primi anni Settanta quando frequentando l’ambiente milanese viene influenzato dal minimale astratto. Nascono cosi le fessure dipinte o gli assemblaggi materici dove forma e materia ricercano all’infinito l’essenzialità.
Negli anni ‘80 ecco la geometria delle reti metalliche sino ad arrivare ad assemblaggi di materia e materiali neo informali nei primi anni ‘90. Nel decennio sono caratteristici il desiderio della compenetrazione sulla materia pensando a Burri e Fontana ma con un senso cromatico personale ed istintivo.
Arriviamo cosi agli ultimi anni di vita quando l’artista cercava la luce dal gesto informale dello sgocciolamento alla Pollock, o a grandi campiture lasciate libere di contaminarsi fra cromatismi bianchi e neri e all’ultimo lavoro incompiuto come un presagio dove un cielo luminoso ospita il riverbero di nuvole nere specchio della propria anima già in viaggio verso l’eden dell’arte eterna. Un artista che ha scelto da sempre la libertà della ricerca sperimentando un percorso poetico tra forma e gesto sempre attento alle avanguardie della sua generazione e alla voce poetica della sua anima nomade.
Una produzione la sua che potrebbe essere il nucleo di una raccolta pubblica magari da allestire nel suo paese natale di Giarole dove l’artista nacque.