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  • 06 marzo 2012
  • Casale Monferrato

Una straordinaria ricerca etimologica di Olimpio Musso

Non solo è interessante ma è di straordinario rilievo il recente studio di Olimpio Musso destinato ad una pubblicazione miscellanea dell'Università di Firenze. Il breve saggio riguarda la ricerca etimologica di un vocabolo usato ed abusato, antico, classico e sempre attuale: il vocabolo greco "eros",collegato al dio ellenico di Amore. E' un termine comune nel nostro linguaggio, influendo nella formazione di molte parole italiane e confondendosi, dal punto di vista espressivo,con diverse forme di edonismo,con enunciati di valenza sensuale e sessuale,tanto da perdere in forza pulsiva e "divinità". Ma qual era in origine il senso del vocabolo? Quale la sua radice? Olimpio Musso conduce la ricerca ell'etimo valendosi della ricca preparazione culturale, che spazia attraverso conoscenze linguistiche,storiche ed artistiche; ma soprattutto è guidato da quella genialità che ne ha sempre contraddistinto il lavoro filologico (mi colpivano le sue intuizioni fin dagli anni giovanili,quando traduceva Euripide per la Utet). Oggi studi etimologici come i suoi (noi siamo abituati ai brillanti interventi di Olimpio su questa pagina)sono ancora più preziosi contro la passività delle parole di moda,contro il disinteresse generale per il significato autentico dei vocaboli,spogli ormai di peso e musicalità, ridotti spesso a voci di codice, se non a sigle. Ora il professor Musso, partendo da Esiodo e dalla constatazione che Eros era un dio primigenio,potentissimo e incomprensibile, si chiede perchè a lui non fossero dedicati templi, pur essendo temuto e venerato. Non era dunque uno tra i tanti Dei ellenici? Era la "personificazione"di una forza inafferrabile, unica, diversa? Autorevoli studiosi hanno dichiarato sconosciuto l'etimo,anche se è ormai certa la collocazione in area preindeuropea. A suo vantaggio Olimpio ha un precedente studio, da lui stesso condotto in modo capillare,sui Pelasgi (primitivi abitanti dell'Ellade) e sulle loro migrazioni nel bacino del Mediterraneo,con presenza nel territorio iberico:presenza confermata anche dall'esame di due glosse corrispondenti ("tebae" e "tebind") e da riscontri in toponomi e reperti. Avanza quindi l'ipotesi,convincente,di una radice basca: "ero" che in linguaggio basco significa "pazzia". Se accreditiamo questa etimologia, ci è facile ripercorrere la grande letteratura greca,tragica e lirica,seguendo il filo di una dominante tematica di "irrazionalità amorosa",un filo che ha riprese e snodi nel tempo lungo tutto il cammino della storia artistica. Amore come pazzia. Si spiegano così,compenetrandosi,caratteri e antitesi dell'eros:appagamento e dissennatezza,gioco ed enigma,beatitudine e dannazione,la bellezza e il mostro. Ma folgorante per me è l'accostamento che poi il prof. Musso aggiunge tra "eros" e la "tüche", la famosa,terribile e indefinita divinità greca,che traduciamo come "destino". Pazzia e destino insieme:è questa secondo gli antichi Greci la forza ignota che muove la vita degli uomini. La ricerca ci porta ad una conclusione che tocca fisica ,metafisica ed etica,che fa meditare tutti noi, figli di Eva. Mi viene in mente un'espressione del grande poeta Fernando Pessoa (da "Il libro dell'inquietudine"): "l'assurdo è il divino". Giuse Vipiana Albani Olimpio Musso. Nato a Casale Monferrato (1941). Laureato in Lettere Classiche all'Università di Pavia (1964). Addetto Culturale a Monaco di Baviera (1979-1982) e a Barcellona (1982-1992). Professore di Storia del Teatro Greco e Latino presso il Dipartimento di Scienze dell'Antichità "G. Pasquali" della Facoltà di Lettere dell'Università di Firenze (1980-2009). Membro Corrispondente dell'Institut d'Estudis Catalans (1996).

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