Il valore della lingua e della cultura cinese insegnato al Balbo
di Luciana Corino
Al Liceo Linguistico presso il plesso Lanza del Balbo da quest’anno è stata inserita come materia curricolare per le classi prime la lingua cinese, lo studio della quale è destinato a continuare, nelle intenzioni del Collegio Docenti, fino in quinta. Il vice preside del Balbo, Roberto Scanzo, ha spiegato che il progetto è nato dalla sperimentazione dei corsi facoltativi richiesti dagli stessi ragazzi e svoltisi nel 2011/12. «Per quanto gli studenti esprimano molte esigenze la richiesta era stata accolta per la sua validità scolastica e didattica.
Così l’anno scorso sono stati fatti quattro cicli di cinque lezioni propedeutiche alla cultura e alla lingua del Paese che hanno dato risultati inaspettati per qualità e quantità». Quindi la decisione della scuola di elevare il monte ore settimanale da 27 a 28 aggiungendo cinese o spagnolo, anch’esso oggetto di studio opzionale e di assumersi l’onere dell’acquisto di un vocabolario da dare a ciascun allievo. Saranno anche organizzati per gli studenti delle altre classi alcuni incontri, attualmente in via di definizione, con esperti di cultura e tradizioni cinese perché la novità non resti esclusiva di un unico indirizzo.
E poi riprenderanno a novembre le lezioni pomeridiane dei due corsi facoltativi, per principianti del primo anno e avanzato per gli allievi che l’hanno già avviato. Docente di Cinese è il casalese Fabio Lavagno, consigliere comunale, laureato in Lingue Orientali alla Ca’ Foscari di Venezia, sposato e da un anno papà di Cecilia.
Come si esprime il suo insegnamento?
«Come approccio con visuale ampia a una cultura diversa e come liberazione dai luoghi comuni. Per esempio: “I cinesi copiano tutto”. Ma per noi è fondamentale l’originalità, per loro al contrario affidarsi a un valore consolidato. E poi sono convinti della centralità della loro cultura, proprio come noi lo siamo della nostra…»
Quando sentiamo parlare i cinesi ci sembra una lingua impossibile…
«La grammatica è semplice, non si coniugano i verbi, non si declinano né il maschile e femminile né il singolare e plurale. Le distinzioni avvengono nel contesto. È una lingua non alfabetica che usa caratteri e modulazioni di suoni. Le cose si complicano quando noi vi rapportiamo le nostre categorie grammaticali».
Come si svolgono le lezioni?
«Una delle prime abilità da conseguire è l’uso del dizionario perché comunque un ordine va dato ai segni ed è complesso. C’è una tabella di radicali che esprimono una parte di senso all’interno dei caratteri, ordinati per numero di tratti dal più semplice al più complesso. Essi rimandano a ulteriori tabelle dove si coniugano all’altra parte del carattere, cioè il suono e danno origine a una sillaba».
Cosa sapranno fare i ragazzi alla fine dell’anno scolastico?
«Saranno in grado di leggere e interpretare testi semplici e sostenere conversazioni basilari della vita quotidiana. Nel secondo quadrimestre accanto allo studio della grammatica verranno introdotti argomenti vari per rendere più interessanti le lezioni».
Che utilità ha lo studio del cinese?
«Senz’altro è molto educativo per il contatto con una lingua non alfabetica perché apre nuove prospettive e ha un valore culturale di cui si sente il bisogno visto l’emergere prepotente del Paese nell’ultimo ventennio. Ma consiglio di non perdere mai di vista lo studio accurato dell’inglese che è molto utilizzato anche in Cina».