Le Olimpiadi di Berlino del 1936, la propaganda del Terzo Reich e i valori - beffati - dello sport. Sono alcuni dei temi dello spettacolo che Federico Buffa porta in scena domani sera, mercoledì 9 dicembre, al Teatro Municipale di Casale.
Ecco qui l'inizio dell'Intervista a Federico Buffa di Massimiliano Francia (pubblicata su "Il Monferrato" di martedì 8 dicembre)
Allora Federico com’è questo spettacolo che va in scena mercoledì al Teatro Municipale di Casale? Sei noto soprattutto come giornalista sportivo, ma in questo caso affronti un tema ben più vasto.
Be’, per tre quinti è uno spettacolo teatrale, nel quale interpreto un personaggio, Wolfgang Fürstner, il comandante del villaggio olimpico dei giochi che si svolsero a Berlino nell’agosto del 1936.
Che peraltro morirà suicida due giorni dopo la fine dei giochi perché non è in grado di produrre certificato di arianità pura. Ma nello spettacolo ci sono anche quattro monologhi che non sono sullo sport.
E che temi o che personaggi affrontano?
Uno è su Leni Riefenstahl, la regista che realizzò il filmato sulle olimpiadi, un altro riguarda alcune questioni dell’epoca, come il fatto che Hitler non voleva le olimpiadi e che fu Goebbles a convincerlo. Altri due dedicati a Jesse Owens e a Sohn Kee-chung, vincitore della maratona di Berlino che non corse con il suo vero nome ma come Son Kitei perché era coreano ma gareggiò per il Giappone. Questo perché all’epoca il suo Paese era sotto la dominazione nipponica.
Vince in maniera strepitosa ma non è felice, perché non vince per il suo Paese.
E anche gli afroamericani all’epoca sono minoranza oppressa negli Stati Uniti. Roosevelt non manda neanche un telegramma di felicitazioni a quello che era probabilmente l’atleta più grande del mondo.
Poi torno a essere il mio personaggio e finisco lo spettacolo