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Vitas ricorda l'11 novembre

Giornata delle Cure Palliative: l'omaggio a operatori e volontari del nostro territorio

Tante storie e vissuti racchiusi in una pubblicazione

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«Oggi, mercoledì è l’11 novembre, San Martino, che nei rigori dell’inverno tagliò con la spada metà del suo mantello per coprire le spalle di un povero seminudo. Il gesto è diventato il simbolo delle Cure Palliative»

«Oggi, mercoledì è l’11 novembre, San Martino, che nei rigori dell’inverno tagliò con la spada metà del suo mantello per coprire le spalle di un povero seminudo. Il gesto è diventato il simbolo delle Cure Palliative, quella branca della Medicina che si occupa non solo della sofferenza fisica ma anche della sofferenza psicologica spirituale e sociale dei malati inguaribili e dei loro famigliari».

A ricordarcelo è Vitas che proprio per questa occasione ha pubblicato il suo giornalino scaricabile liberamente da questa pagina internet.

«Vitas a Casale è stata l’iniziatrice di questa disciplina, applicata da professionisti e volontari che operano con competenza scientifica e spirito umanitario con l’obiettivo di regalare vita ai giorni che rimangono. Durante la prima ondata Covid le loro emozioni, come quelle di tutti gli operatori sanitari, sono rimaste nascoste sotto agli scafandri e le mascherine di protezione individuale. E chissà quando e se le loro interiori sofferenze potranno mai essere elaborate».

Ora che siamo nuovamente nel pieno della seconda ondata di dice Daniela Degiovanni, «questo giornalino che riporta i vissuti di tanti di loro, operatori Hospice, Cure Palliative domiciliari e volontari, vuole essere un omaggio al loro impegno e al loro amore per la loro professione. Chi leggerà queste pagine troverà paure, rabbie, compassione, tenerezza, disperazione. Trionferà sempre, soprattutto, la loro dedizione condita di grande rispetto dei diritti di chi sta arrivando al confine della vita. Come San Martino, che donando metà del suo mantello al povero ha curato non solo la sua sofferenza fisica provocata dal freddo, ma soprattutto quella morale della solitudine e della indifferenza».