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Mani Bianche Zona Rossa

Carlo Cerrato al Salone del libro alLingotto di Torino
Giornalisti sempre più nel mirino. Giornalismo come presidio di democrazia. Sono alcuni dei temi, più che mai di grande attualità, affrontati al Salone del Libro di Torino in occasione della presentazione di “Mani Bianche Zona Rossa - GenovaG8/Capitol Hill” di Carlo Cerrato, scrittore, giornalista, organizzatore di eventi, di Portacomaro edito da Erga #erga (oggi, giovedì 14 ottobre, Sala Arancio, ore 12,30, con Stefano Talia).
Dalle aggressioni a giornalisti e operatori televisivi con la “pettorina gialla” durante i tragici fatti di Genova dell’estate 2001 all’assalto al Parlamento americano del 6 gennaio scorso, fino alle manifestazioni no-vax e all’assalto da parte di estremisti di destra alla sede della CGIL di Roma di sabato scorso: gli attacchi agli operatori dell’informazione, un fenomeno che ha assunto ormai contorni e dimensioni da non sottovalutare.
“Un anno e mezzo di pandemia ha evidenziato in maniera ancor più forte quanto l’informazione professionale sia un elemento irrinunciabile in una società democratica”, osserva Stefano Tallia, giornalista Rai, per anni alla guida del Sindacato dei Giornalisti piemontesi. “Contro le fake news che avvelenano le coscienze, il solo antidoto è il giornalismo che sa porre domande e offrire strumenti di interpretazione della realtà”, ha proseguito Tallia: “Non è un caso che proprio i giornalisti siano divenuti il bersaglio di populisti e demagoghi di piazza. Penne, taccuini e telecamere sono però un presidio di democrazia, come lo sono le sedi dei sindacati. E chi pensa di mettere a tacere queste voci deve trovare la più dura opposizione di quanti credono nella democrazia e nei valori della Costituzione.”
*Mani Bianche Zona Rossa* è un contributo di impianto originale al dibattito su temi di grande attualità, a partire dal ruolo dell’informazione e di chi opera in un mondo profondamente trasformato dalla rete. Non solo G8 e violenza, ma un contributo più ampio alla memoria di un evento che in qualche modo ha segnato una svolta nel dibattito sulla globalizzazione, sull’uso dei nuovi mezzi di informazione e nella organizzazione stessa dei grandi vertici.
*GenovaG8/Capitol Hill - Memoria, simboli, suoni, colori*. è il sottotitolo di “Mani Bianche Zona Rossa”: una proposta di lettura diversa, attraverso la memoria, per contestualizzare le drammatiche giornate genovesi del luglio 2001 e contribuire a comprenderne dinamiche e significati, attraverso i ricordi di telecineoperatori e giornalisti del servizio pubblico radiotelevisivo.
Un coro a trenta voci fatto di ricordi ed emozioni di ventiquattro tra operatori e giornalisti della Rai di Genova, raccolti e amalgamati ai propri da Carlo Cerrato, all’epoca responsabile della redazione di corso Europa. Dopo vent’anni, il libro è anche una doverosa messa a fuoco del ruolo svolto dalla redazione genovese della Rai prima, durante e dopo il vertice, nella ripresa e divulgazione di tutti gli eventi di una stagione che non è stata soltanto quattro giorni di follia: dai convegni ai concerti, dagli incontri ufficiali agli scontri, alla inquietante notte della Diaz documentata in differita di pochi minuti con immagini diffuse per tutta la notte attraverso Rainews24 e messe immediatamente a disposizione delle Tv di tutto il mondo.
Completano il libro cinque interviste ad altrettanti protagonisti. Mauro Boccaccio, giornalista – all’epoca Capo ufficio Stampa della Regione Liguria - che offre il punto di vista di chi lavorò nell’informazione dall’interno delle istituzioni. La giornalista e scrittrice Monica Lanfranco si sofferma sui temi del femminismo affrontati nei mesi precedenti il vertice e successivamente. Luisa Morgantini, all’epoca parlamentare europea, ricorda la notte all’interno della scuola Diaz e le battaglie dei movimenti pacifisti. Carlo Petrini, fondatore di Slow b Food e autore con Papa Francesco di “Terrafutura”, affronta i temi dei movimenti per la difesa dell’ambiente e l’evoluzione del dibattito che portò alcuni anni dopo alla nascita di “Terra Madre”.
Infine, ma non ultimo, il dialogo con Antonio Di Bella, testimone dell’assalto al Parlamento americano del 6 gennaio 2021 e minacciato dagli assalitori, che affronta il tema di giornalisti e operatori dell’informazione in genere, sempre più spesso visti come nemici in un contesto dominato dai social network. Non a caso, tra i simboli che restano nella memoria dei giorni di Genova (la zona rossa, le tute bianche, le mani bianche anticipatrici delle maschere di Anonymous e di Dalì, figlie del web e delle piattaforme tv), ampio rilievo viene riservato al significato imprevisto assunto, a posteriori, dalla “pettorina gialla”, fornita per l’occasione agli operatori dell’informazione a scopo protettivo, ma diventata segno distintivo di un obiettivo “nemico” da colpire.