Notizia »

Milano per me - di Elio Gioanola

La mia vera patria, dove ho mangiato il primo gelato Motta...

Milano per me è stata, ed è ancora, un riferimento di capitale importanza: qui mi sono laureato per pura scelta, nel senso che per un monferrino che facesse l’università, la scelta quasi obbligata era Torino, qui per molti anni ho lavorato per una generosa, e un po’ pazza casa editrice, ora defunta, che mi ha permesso di provvedere ai bisogni della mia numerosa famiglia, qui da una dozzina d’anni continuo a pubblicare, fino a quando mi sosterrà la vena, i miei libri.

Milano la vidi per la prima volta nell’immediato dopoguerra, quando era ancora piena delle macerie della seconda guerra mondiale.

L’occasione per questa visita era stata la decisione dei tre tabaccai di San Salvatore di andare di vedere l'edizione post- bellica della Fiera campionaria, un evento che segnava la volontà di riscossa dopo l’immane tragedia che aveva colpito la nazione.

Avevo dodici o tredici anni e mi sembrava di avere fatto un viaggio all’estero, anche se le guglie del duomo, comparse all’improvviso ad una svolta del tram, mi certificarono che ero arrivato nella capitale lombarda.

Fu una specie di annunciazione del mio destino, perché lì si sarebbe in gran parte deciso del futuro che mi attendeva. Non per nulla uno dei miei sogni ricorrenti, che con qualche variante mi si ripresentano con fedeltà, è quello di un’incredibile Milano collinare o quasi montana, posta in ogni caso su un’altura e circondata da scoscendimenti che ne troncano il profilo.

Io mi trovo alla ricerca di non so bene cosa, ne percorre le strade deserte, in totale solitudine, in un ambiente arcaico e indefinibile, con chiese grandiose per metà diroccate ma piene di una maestà straordinaria, che mi propongo di visitare ogni volta e ogni volta sorpasso per recarmi chissà dove. Un’immagine che non ha nulla, ma proprio nulla, a che vedere con la città dove ho trovato lo spazio per la mia attività intellettuale ed editoriale, dove andai per l’invito di una persona che sembrava aprire orizzonti culturali e, nel frattempo ben remunerati, in progetto da eseguire con un team di collaboratori di mia scelta.

Un progetto che mi piacque soprattutto perché mi offriva l’opportunità di dare lavoro ai giovani collaboratori che avevo apprezzato nel mio insegnamento all’università, intelligenti e malissimo retribuiti nel precario lavoro accademico.

Per un paio d’anni o più mi trovai sopraffatto dalla cartelle, battute a macchina essendo ancora in era pre-computer, che mi arrivavano sulla scrivania e fu grande la delusione quando il progetto, arrivato alla realizzazione, fu accantonato nel timore di un flop, dal momento che pareva finito il boom delle vendite a rate con cui l’editrice aveva fatto i soldi. Ma la mia collaborazione non per questo terminò, perché si passò ai libri per la scuola e ad altre avventure che mi portarono via anni di tempo, sempre adeguatamente remunerati.

Tra le iniziative messe in piedi, a dire il vero per mio suggerimento, ci fu il “Premio LIbrex-Montale”, che vide tra i vincitori i maggiori rappresentanti della poesia italiana dell’epoca, da Caproni a Luzi a Fortini a Bigongiari a Zanzotto e altri dell’onorevole famiglia.

Ma ormai sentivo il peso di un’attività che mi allontanava dalla mia vera vocazione di studioso e di critico e per fortuna incontrai un amico dell’università americana di Princeton che, durante il mio soggiorno laggiù, mi abituò a scrivere al computer, malgrado gli stenti incontrati e i ritorni, per fortuna provvisori, alla Olivetti.

Fu sempre questo amico a presentarmi alla casa editrice diventata da allora il mio punto di riferimento sicuro, e da allora lì ho pubblicato tutti i miei libri, fino all’ultimo uscito nell’ultimo anno (2019), dedicato a Giovanni Verga. A Milano ormai non torno più, vinto dagli anni e dai malanni, ma questa città è ormai diventata la mia vera patria, dove ho mangiato il primo gelato Motta e ho sentito, pochi anni dopo all’università cattolica, i primi stimoli di una vocazione a cui ho dedicato tutta la vita.     

Elio Gioanola