Notizia »

Il libro di Bruno Carmi in Sinagoga

Presentazione domenica con Alberto Cavaglion

L’espressione “saga famigliare” non sembra davvero esagerata per definire “Alla vita, le Chaym” il volume scritto da Bruno Carmi e presentato domenica 15 maggio alla Comunità Ebraica di Casale, in un affollato cortile delle api. Soprattutto vedendo i Carmi riuniti: una ventina tra i fratelli di Bruno, Elio e Adriana, figli e nipoti.

La prima menzione del cognome legato a loro a Casale Monferrato è del 1679 e la certezza che li troveremo ancora per lungo tempo in questi cortili è una gioia per i tanti amici della famiglia (e della Comunità Ebraica casalese con cui il cognome si identifica) venuti per testimoniare il loro affetto e riconoscenza per quanto i Carmi hanno fatto per la città. Non c’è più un posto a sedere in vicolo Salomone Olper.

“Famiglia, è quella cosa che serve a dare continuità – spiega Elio Carmi nella veste di Presidente della Comunità – C’è un asse di continuità, qualcosa che va dalle generazioni precedenti a quelle successive. Nostra sorella Adriana, ha preso più l’elemento gastronomico da nostra madre Nella. Il gusto nel mondo ebraico è fondamentale perché le ricette parlano di luoghi, tradizioni e sensorialità. L’altro frutto sono io che ho preso da nonno Eugenio Levi che lavorava da Nebiolo, una delle grandi industrie tipografiche torinesi e da mia mamma che disegnava molto bene. E poi c’è Bruno che, sempre da Nella, ha preso la capacità di conservare, libri novelle, articoli.

“Alla vita le Chaym” è un libro illustrato, pieno di immagini, che rendono la lettura ancora più scorrevole. Tanti alberi genealogici permettono di seguire un intreccio famigliare appassionante. Continua Bruno Carmi:“Man mano che facevo le ricerche mi rendevo contro che avevo una famiglia normalissima, erano artigiani, ebanisti e falegnami.

La presentazione ha avuto anche un ospite illustre: Alberto Cavaglion, docente di Storia dell’Ebraismo all’Università di Firenze e amico di famiglia dei fratelli Carmi fin dalla loro infanzia, a cui è affidata l’introduzione del volume. “Sono emozionato perché oggi negli sguardi dei nipotini, incontro l’aria di famiglia che provavo io tanti anni fa in questo cortile. Nella casa dei genitori di Bruno, Nella e Dario, ho passato una parte non piccola della mia infanzia, perché il mio nonno materno era di Casale. Questo è un libro pieno di ricordi dolcissimi. È intriso di pietas, di affetto, di comprensione e condivisione dei sentimenti. Gli alberi genealogici sono belli, ma è più bello entrare in quelle specifiche vite e Bruno ha trovato per ciascuna di quelle vite il ricordo giusto.

E di questi ricordi Bruno, Elio e Alberto ne rievocano tanti: lo zio Allegro che non era allegro per niente, Nonno Elia che davanti al suo negozio di dolciumi di via Cavour metteva un sacchetto di biscotti rotti a disposizione di chi ne aveva bisogno…

C’è anche una chicca speciale come rivela Bruno: “Conoscevamo le novelle scritte da Dario a Refrancore e illustrate da Nella, ma durante le ricerche ho trovato un quaderno di racconti satirici verso il fascismo che mio padre scrisse dopo il 25 luglio del ‘43”. Nell volume un QR-code permette di leggerli tutti.

Soprattutto è un libro che lascia il sapore del lieto fine. “Alberto Cavaglion ha scritto sulla filosofia del ‘ciononostante’ - Spiega Bruno - Nella e Dario hanno vissuto separati in una guerra, vivevano in posti dove dovevano nascondersi, erano ricercati, avevano 16 anni lei e 20 anni lui, ciononostante si sono innamorati.

(a.a.)

(Al termine complimenti e firma copie per l'autore-foto ellea)