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Francescani in Monferrato (13) - Ricerca di Aldo Timossi
Girolamo Francesco Carretti -fra Bonaventura- dal Brasile a Santa Maria del Tempio - Perpetuo Dionigi a Piazzano
Francescani 13
Il secolo diciottesimo registra a Moncalvo il percorso religioso di due Minori Conventuali, fra Agostino e fra Michelangelo. Purtroppo assai scarse le citazioni. Agostino Avedano nasce in una delle famiglie della élite cittadina, non ricchi ma socialmente apprezzati. Si legge negli “Scrittori monferrini” del Morano che si tratta di “religioso di grande pietà e profonda dottrina, molto versato nella filosofia, matematica, e particolarmente nella lingua ebraica, e nella poesia latina”. A metà ‘700 è nel convento eporediese di San Bernardino, ha incarichi di docente di filosofia e responsabile dello Studio, nei quali “indefessamente si affatica”. Michelangelo Soave è “maestro in Sacra Teologia, religioso di perspicacissimo ingegno, fornito di quasi tutte le scienze”, scrive il Morano nel suo repertorio di scrittori monferrini. “Per sollevarsi da suoi più seriosi studi, scrisse diverse poesie latine ed italiane, che si veggono in diverse raccolte sparsamente stampate, che sono universalmente stimate”.
Nel convento dei Cappuccini di Moncalvo completa gli studi classici e prende i voti nel 1724 Girolamo Francesco Carretti, prendendo il nuovo nome di fra Bonaventura, nato a Occimiano il 4 gennaio 1708. Volendo portare a tutti l’annuncio di Cristo, studia il portoghese, quindi chiede ripetutamente al superiore di andare missionario. Viene inviato in Brasile, nella diocesi di San Salvador di Bahia, la prima in quella Terra, costituita fin dal 1551 e affidata ai Francescani che nel 1584 vi fondano una Custodia. Secondo qualche biografia, resta in missione per una decina d’anni, dal 1741. Un’approfondita e documentata “Storia dell’attività missionaria dei Minori cappuccini nel Brasile” segnala la presenza del Carretti in Brasile nel periodo 1739-1761, sottolineandone “lo straordinario rigore di vita, l'ardente predicazione e la forza morale con cui sostenne i tanti stenti del ministero”.
Tornato in patria, Santa Maria del Tempio è destinato al convento di Santa Maria del Tempio. Negli anni successivi, “il Monferrato è il nuovo campo d’azione in cui spende tutto se stesso, esempio di vita povera e austera”, fino al giorno della morte, il 17 ottobre 1772. Sepolto nella chiesa dei Cappuccini di Casale, nel settembre 1802 il corpo, “riconosciuto intatto”, è trasferito nei sotterranei del Duomo. Altra ricognizione nel 1826 e trasferimento nel convento di Santa Maria del Tempio. Oggi le spoglie sono custodite in urna di marmo nella Parrocchiale.
Molti fatti prodigiosi, che segnarono la sua vita, sono descritti nelle prime biografie. Nel 1888 inizia la causa di beatificazione, ad oggi - aggiornamento grazie alla cortese disponibilità del Dicastero Vaticano Cause dei Santi - ferma al 1892. Ripartiva il meccanismo il 10 marzo 2000, con l’indicazione del padre Marco Marchesi al Postulatore Generale dei Cappuccini, come referente per riavviare la Causa. Dieci anni dopo, padre Marchesi inviava la relazione sulla continuazione della Fama di santità, e l’anno successivo il vescovo di Casale dichiarava la disponibilità a riaprire la Causa. Su tale base, il Postulatore chiedeva al Ministro provinciale lettera formale per poter procedere. L’attuale Postulatore, padre Carlo Calloni, è in attesa di quel placet! Può definirsi Servo di Dio? “Tutti noi con San Paolo siamo Servi di Dio”, mi scrive fra Carlo.
Missionario come Bonaventura, il Cappuccino padre Ignazio da Calliano. E’ attivo nella seconda metà del ‘700. Più che scarse le notizie reperibili sui repertori francescani. Una fonte lo definisce “guardiano del tempio”, lasciando immaginare la presenza in Terrasanta. Quando scrive una biografia del Carretti, si firma come “della Provincia di San Giuseppe, già Padre Provinciale”.
Di fra Amato da Moncalvo, l’unica informazione è che ad inizio ‘800 lascia il saio cappuccino e nel settembre 1802 il vescovo di Casale, Ferrero della Marmora, lo nomina parroco a Cioccaro di Penango.
Ha un posto tra i vescovi di origine monferrina, fra Efisio Chiais. Scopriamo casualmente, dall’archivio de “Il Monferrato”, essere nato a Serralunga di Crea, mentre vecchi repertori lo indicano originario di “Casolino, arcidiocesi di Torino”! Nasce il 17 febbraio 1807, nel 1823 prende i voti tra i Minori Osservanti, nel 1831 è presbitero a Roma e tre anni dopo viene mandato missionario in Cina. Il 24 febbraio 1846 è nominato vescovo titolare della diocesi turca di Tyenen e coadiutore del Vicariato apostolico della provincia cinese dello Shaanxi, del quale è titolare dal 1848 e fino alla morte, il 12 aprile 1884.
Fra Perpetuo Dionigi Damonte da Piazzano - Castel San Pietro (oggi frazione di Camino Monferrato) nasce il 9 ottobre 18128 in una storica, importante e diffusa famiglia (N.d.R. “Il Monferrato” del 6 settembre 2002 gli ha dedicato un Viaggio d’Autore di Angelino-Roggero). Il padre Giuseppe è agronomo, conduce terre proprie e si occupa delle proprietà dei Montiglio di Altavilla e dei Malinverni di Terranova. Dionigi compie i primi studi a Casale, prende i voti con il nome di fra Perpetuo e si trasferisce nel convento dei Minori Osservanti di Trino.
Ha compiuto da poco i trent’anni, quando i superiori decidono di mandarlo in missione nella quella lontana Siria soggetta alle violenze di Turchi e Drusi. E’ l’inizio del 1859 quando sbarca ad Aleppo. Primo impegno, la fondazione di un collegio. Quasi una provocazione, poiché “il Corano proibisce l’ istruzione, e i loro Santoni, Sceicchi e Dervisci, fanno una guerra spietata agli insegnanti ed agli allievi, né permettono ai loro fedeli di frequentare le nostre scuole; ché se qualche Turco lo consente a' suoi figli, vien cacciato dalle loro moschee, e considerato come un reprobo”. Perpetuo sa che “bisogna andar circospetti, per non suscitarne le ire non mettere a repentaglio le vite e creare seri pericoli”.
“Affranto dalle fatiche e dalle persecuzioni dei Turchi”, torna in patria nel 1862 ed entra del convento della Consolata di Torino, da dove continua la cura delle anime. Nel 1879 è nominato prevosto di Piazzano.
Figura importante nel panorama del Casalese, “Il Monferrato” dedica una lunga cronaca alla presa di possesso della parrocchia. Il 26 ottobre di mattina, partito dalla borgata Ombra a bordo di una carrozza con cavalli bianchi, “fra le ovazioni del popolo plaudente ed esultante, fra lo sparo de’ mortaretti, ed il suono giulivo delle campane, fu ricevuto dal Municipio in corpo, dai membri della reggenza parrocchiale, e dai maggiorenti del paese”. Quindi la Messa, seguita da un “lauto banchetto nella sala parrocchiale”.
Padre Perpetuo termina il cammino terreno il 12 dicembre 1900. Di lui restano diverse opere stampate, in particolare le cronache del suo viaggio e della permanenza in Siria, e storie particolari dei santuari di Crea, Oropa, Varallo e Belmonte. Avendo frequentato fin dai primi anni, a Piazzano, la casa dove era nato Giambattista Boetti (1743 – 1798), divenuto famoso come “profeta Mansùr”, ed avendone approfondito le gesta durante la permanenza in Siria, pubblica nel 1882 la monografia “Il Profeta Mansùr, Sceik-Oghan-Oolò, ossia il Padre Boetti”.
In 160 pagine racconta, in modo un poco oleografico, la vita avventurosa di quel Domenicano (vocazione tardiva) che nella seconda metà del ‘700 girovagava per le contrade dell’Oriente, conquistandosi la fama di avventuriero, spia, conquistatore. Ancora oggi ci si interroga su chi sia stato veramente il Boetti. La slavista Serena Vitale gli ha dedicato la recente storia romanzata “L’imbroglio del turbante”. Lo storico Franco Cardini lo definisce “frate brigante che voleva unire croce e mezzaluna”.
aldo timossi (13 – continua)




