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San Francesco in Monferrato
Una ricerca di Aldo Timossi - A Cairo Montenotte (chiostro affrescato dal Caccia)
Sabato 10 gennaio, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, si è svolto il solenne rito di apertura del Centenario del Transito di san Francesco, nel luogo che custodisce la Cappella dove il Poverello di Assisi, nell’autunno del 1226, concluse il suo cammino terreno accogliendo Sorella Morte “nudo sulla nuda terra”. Una settimana dopo è stato pubblicato il decreto che annuncia l’indizione, da parte di Papa Leone XIV, di uno speciale anno giubilare, con la consuete indulgenze plenarie.
Lunga è la vicenda dei frati Francescani anche nel Monferrato, a partire dal viaggio che il Santo di Assisi compì in Piemonte nel 1214-15. Tante le chiese, molti i conventi, dal San Francesco di Moncalvo, a Santa Maria del Tempio, a Trino. Decine i religiosi che hanno fatto la storia del francescanesimo monferrino, dal grande teologo Ubertino nato a Casale nel 1259, a padre Angelo Manzini, ultimo francescano a lasciare la chiesa casalese nel dicembre 2019
Ripercorriamo, in questa occasione centenaria, la storia monferrina di chiese, conventi, decine di personaggi appartenuti alla famiglia francescana.
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“Nell’anno della sua Incarnazione 1226, il 3 ottobre, nel giorno che aveva predetto, compiuti vent’anni da quando aveva aderito in modo perfettissimo a Cristo seguendo la vita e le orme degli Apostoli, l’uomo apostolico Francesco, sciolto dai ceppi di questa vita mortale, passò felicemente a Cristo”. Così Tommaso da Celano descrive nel “Memoriale in desiderio animae” del 1248, meglio noto come “Vita seconda”, il transito di Francesco d’Assisi. La data non è un errore; di fatto era il sabato 3, al tramonto, quando secondo le ore liturgiche iniziava la domenica, il giorno del Signore, e dunque si è fissato il giorno della morte al 4 ottobre.
E’ insolito in una biografia partire dalla fine. In questo caso, è per dire che nella vita del santo di Assisi una della rare date certe è quella del trapasso! Nelle antiche storie di fra Tommaso e di Bonaventura da Bagnoregio (la “Vita” del 1263) si raccontano episodi senza fissarli nella quotidianità, la data di qualche evento va ricercata in cronache di secoli successivi, spesso imprecise perché basate sul vago delle fonti primarie. Così potrebbe essere per la presenza di Francesco in Piemonte e in particolare nel Monferrato.
Intanto, incertezza anche sulla nascita. “Che avesse visto la luce nel 1181-82 lo deduciamo indirettamente, dal momento che all’atto della morte gli si attribuivano circa 44 anni”, scrive lo storico Franco Cardini nella biografia, che così concorda con quanto indicato dal grande storico Jacques Le Goff (“Saint François d’Assise”, 1999).
Niente date nella recente, documentata opera di Alessandro Barbero. Riprende la “Leggenda” attribuita ad un frate Ruffino, dove si legge che “Francesco fu oriundo di Assisi, nella valle di Spoleto, e nacque durante un’assenza del padre” Bernardone, aggiungendo che “la madre gli mise nome Giovanni; ma, tornato il padre dal suo viaggio in Francia, cominciò a chiamare Francesco il suo figlio”.
La vicenda del giovane Francesco è ampiamente conosciuta. Le feste con il giro di amicizie, una vita brillante senza problemi di denaro, la prigionia (1202) per un anno, avendo militato nell’esercito di Assisi sconfitto dai Perugini, una lunga malattia dovuta alla dura vita in carcere. Nel 1205 i primi segnali della conversione, che si perfeziona nel 1206 con la rinuncia all’eredità paterna, quindi il lavoro da sguattero in un monastero e l’assistenza dei malati in un lebbrosario, mesi da eremita riparando alcune chiesette, compresa la periferica Porziuncola. Nel 1208 veste la prima rude tonaca, cinta da corda per seguire il monito evangelico “non prenderai né veste, né cintura”. Arrivano i primi amici a far parte della fraternità, in poco tempo saranno dodici, come gli apostoli.
Nel 1209 l’incontro con papa Innocenzo III che prende atto della prima Regola,limitandone però la durezza; quella più completa (nota come “non bullata”, perché approvata solo a voce dal Pontefice) arriverà nel 1221, e solo due anni più tardi ci sarà la formale approvazione con la bolla “Solet annuere” del nuovo papa Onorio III.
Messo da parte un fallito tentativo di raggiungere la Siria per aggregarsi ai crociati, è la domenica delle Palme del 1212 quando accoglie la giovane Chiara Scifi e la riveste dell’abito religioso; fondatrice delle monache Clarisse, sarà canonizzata come santa nel 1255 da Alessandro IV nella cattedrale di Anagni. Nella testa dell’assisiate c’è sempre la voglia di missione nella terra degli “infedeli”. Ci riprova, passando in Piemonte (all’epoca conosciuto come Lombardia, insieme alla Liguria), per raggiungere la Spagna - dove nel luglio 1212 i crociati hanno sconfitto le truppe del califfo - e da là il Marocco. Si sa poco di quel viaggio, che cercheremo di approfondire, per l’epoca (1213-1214 o 1214-1215?) e per il tragitto di andata e di ritorno. In Spagna i suoi malanni si aggravano, deve tornate ad Assisi. E’ l’ultima decina d’anni della vita terrena. Anni intensi: nel 1215 la partecipazione al Concilio lateranense; due anni dopo vorrebbe partire per la Francia ma ne viene dissuaso dal cardinale Ugo d’Ostia (futuro Papa Gregorio IX); nel 1219/20 è in Egitto e Terrasanta; è il 1224 quando riceve le stimmate, avendo già lasciato per umiltà la guida dell’Ordine a frate Elia.
Gravato da tanti malanni e quasi cieco, sale al cielo in una grande luce nel 1226, accompagnato - si dice - dal canto di allodole festose. Ormai le comunità francescane contano migliaia di frati, non pochi in Piemonte grazie proprio a quel viaggio verso la Spagna. Una decina le tappe, dall’Acquese alla Valsusa, a Vercelli e Alessandria. Un percorso poco trattato nelle biografie del tempo, con date e particolari differenti nelle cronache locali successive. In queste pagine diamo per certa, in base al “prestigio” delle fonti, in primis la “Vita” edita nel 1896 da Paul Sabatier la data fra il 1214 e il 1215. Quanto alla strada percorsa, incrociando le diverse e difformi cronache, pare logico e ragionevole immaginare un viaggio di andata dal Savonese ad Acqui e Asti, verso Torino e la Valsusa; sul ritorno, incertezza di tracciato per le pur descritte tappe di Vercelli e Alessandria.
E’ dunque la Pentecoste del 1214 allorché, appena guarito dall’ennesima febbre “or terzana, or quartana, ma sempre gagliarda” (annota a fine ‘800 il biografo fra Candido Chalippe), Francesco accompagnato dai confratelli Guglielmo ed Elia arriva sulla costa tirrenica. La prima tappa è quella di Cairo Montenotte. Qui, in riconoscenza del miracolo di aver guarito la figlia sordomuta del marchese Ottone del Carretto, è messo a sua disposizione un terreno alla periferia del paese; vi sorgerà una convento, il primo in Liguria e Piemonte, occupato dai Francescani fino al 1805, dopo la rovina da parte dalle truppe napoleoniche. Oggi il chiostro è ristrutturato, e sono ancora presenti, in alcune lunette, parti degli affreschi realizzati a fine ‘500 dal pittore Guglielmo Caccia, il Moncalvo.
Per la tappa di Acqui, ci soccorrono le “Notizie storiche” del casalese Vincenzo De Conti. Scremato dell’errore di direzione - Francesco non sta tornando dalla Francia – scrive che “Francesco d’Assisi, nel passare pel Monferrato andò in Aqui, e da quei Cittadini con somma venerazione accolto, e a loro instanti preghiere di fondare ivi un convento del suo instituto a tal effetto lasciò un suo compagno al quale diedero luogo e li fabbricarono una Chiesa, che dopo la morte di questo Serafico Padre sorti il titolo di s. Francesco”. Oggi l’aspetto del tempio è del tutto diverso, essendo stata rifatta la facciata in epoca neoclassica.
Del passaggio acquese, di tutto interesse quanto il De Conti aggiunge: “Mossi dalla fama di sua santità andarono anche i Casalaschi ad incontrarlo, per ottenere consolazioni nelle loro gravi afflizioni, nel sentire le sue prediche, onde dopo il suo transito al Paradiso, alla fama della sua santità, crescendo in essi sempre più la divozione, ed invigorendosi la memoria delle da lui ricevute consolazioni, eressero una Chiesa sotto l'invocazione del suo nome”.
FOTO - Assisi: apertura del centenario






