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Le case popolari
di Aldo Timossi - “La Sedula” dei ferrovieri
E’ il 1923, un secolo fa. “Il Monferrato” cambia direzione, il “gerente” Angelo Braida viene sostituito dal “direttore responsabile” Eugenio De Ambrogio. Non cambia la linea su quella che si potrebbe definire come “battaglia degli affitti”. Un conflitto quotidiano a livello nazionale, proprietari contro affittuari, che fin dagli anni della guerra, quasi ogni settimana occupa con toni vivaci la prima pagina di questo giornale, almeno nei primi anni posizionandosi apertamente con gli affittuari. Contrasto che proprio nel ’23 inizia a trovare composizione, purtroppo a danno dei locatari, anche se proprio a Casale qualcuno si sta organizzando per migliorarne le condizioni.
Un breve passo indietro. Fin dal 1903 avevano iniziato a costituirsi, a livello comunale e provinciale, gli ICP - Istituti Case Popolari, per realizzare e gestire edilizia pubblica finalizzata all'assegnazione di abitazioni ai meno abbienti; si autorizzavano altresì le banche a concedere prestiti a tasso agevolato a società cooperative e ai soggetti di Mutuo Soccorso, aventi il medesimo scopo: affittare case a famiglie e persone con reddito annuo non superiore a 3500 lire, circa 15000 euro attuali.
Su quella base, nell’immediato anteguerra, il Pio Istituto delia Misericordia di Casale ha realizzato un immobile popolare in Via Fratelli Bagna. Attiva anche la Mutuo Soccorso - nata nel 1850, e per tanto tempo presieduta dal grande artista Leonardo Bistolfi - con immobili ai limiti dei giardini pubblici, verso il cavalcavia ferroviario. Erano momenti favorevoli, anche perché una legge nazionale aveva previsto l’esenzione ventennale dall’imposta erariale e dalle sovrimposte comunale e provinciale sui fabbricati per le nuove costruzioni popolari ed economiche.
La guerra 1915-18 ha però portato tempi grami. L’Italia ha vinto, ma è in condizioni economiche e sociali disastrose. Inflazione molto alta, prezzi alle stelle, salari che non riescono a tener testa al carovita, disoccupazione. Anche gli affitti salgono. Ci sono regole restrittive, un decreto del ’17 stabilisce il diritto al rinnovo senza aumenti, due anni dopo si apre ad aumenti non superiori al 10% , ma - scrive “Il Monferrato” dell’Aprile 1920 – “alcuni proprietari di case, approfittando dell’attuale crisi delle abitazioni, vanno escogitando ogni mezzo per sottoporre i loro inquilini ad esorbitanti ed eccessivi aumenti di affitto”.
A fine Ottobre, dopo elezioni che hanno portato in Comune ben 32 socialisti su 40 consiglieri (“La città dei poveri impazzì, per la prima volta nella storia di Casale, la borghesia ricca era stata sloggiata da Palazzo San Giorgio” scrive in “Eia eia alalà” Giampaolo Pansa, ricordando quel voto) il redattore aggiunge che “se molte famiglie sono accantonate in disagiate camere, tal altre non trovano da inquadrarsi, e d’altro canto fabbricare non è tanto conveniente dato il grave costo dei materiali da costruzione e della mano d’opera”. Si potrebbe quindi trasformare una delle caserme svuotate per l’avvenuta smobilitazione in una “grandiosa casa popolare, ciò che apporterebbe un grande movimento negli alloggi e concorrerebbe a far diminuire i prezzi d’affitto attuali”. Un indubbio sollievo, considerato che negli stessi mesi si fa pesante e impellente il problema annonario, e interessa tutta la popolazione; il Paese è in crisi per la conseguenze della guerra, la lira vale sempre meno, e in effetti sarà rivalutata nel ‘26, quando per avere una sterlina serviranno solo 90 lire rispetto alla precedente quotazione di 125.
La svolta a sinistra porta novità. Il sindaco Giuseppe Rampini invita i proprietari o possessori a qualunque titolo di locali abitabili vuoti a farne denuncia al Municipio, “contro i trasgressori si provvederà a norma di legge”. Per altro verso, sono invitati a far denuncia alla Polizia Locale anche “coloro che nelle nuove contrattazioni di affitto di locali per abitazione avranno dovuto subire fitti che credessero esagerati da parte dei locatori”!
Ed ecco la novità concreta. In questo clima di novità politica e di “bandiera rossa”, si è costituita in città, tra il numeroso personale delle ferrovie, una società per case popolari, per la precisione la “Società Anonima Cooperativa Casale Economiche Ferrovieri”. Ha un nome aulico, “La Sedula”, che intende richiamare l’antico nome di Casale (se mai sia accertato che le due località corrispondessero, cosa ad oggi ancora assai controversa, se non del tutto abbandonata). Il Comune ha ceduto, non sappiamo a quale prezzo, alcuni terreni al Borgo Ala (dal 2017 oggetto di riqualificazione grazie ad un finanziamento statale di 2 milioni di euro, su totale di 5 - N.d.A.) verso la ferrovia, “una parte di campagna destinata a trasformarsi rapidamente in quartiere residenziale, con piccole unità abitative dallo stile semplice e decoroso” scriverà lo storico Idro Grignolio.
Secondo quanto scrive un cronista dell'epoca (ma attendiamo riscontro dei lettori) siamo nell’ex Via Palmaro, oggi Vie Candiani e Bertana, nella zona dell’antica (fin dal ‘200) Porta Nuova, che confinerà poi con Porta Milano, in gergo “porta pavron”, storpiatura del nome del francese marchese di Beveron, morto a soli 28 anni in seguito ad un colpo di pistola che gli lacera la vena giugulare, mentre tenta una sortita per respingere il nemico durante l’assedio spagnolo alla piazzaforte casalese nel 1628.
aldo timossi - (1 - continua)
FOTO. La mappa è di Casale del 1914, dove è segnata via Palmaro oggi è via Candiani che prosegue in Bertana






