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Presentazione: “Il museo Ebraico di Bologna 1999 -2019”

Sinagoga, domenica 18 mostra “Dall’Italia ad Auschwitz”

La storia è quella di un museo ebraico, ma presto diventa il racconto avvincente di come la consapevolezza di una cultura ebraica italiana si sia sviluppata dalle ceneri del secondo dopoguerra per diventare parte del patrimonio identitario di questo Paese. E, malgrado ci si trovi a Casale per una volta non si sta parlando della realtà ebraica monferrina, ma del Museo Ebraico di Bologna: il “MEB” che domenica 11 febbraio si è quasi materializzato in Sala Carmi grazie alla presenza di due grandi esponenti del mondo museale e della conservazione dei beni: Franco Bonilauri e Annie Sacerdoti.

 

Entrambi sono a Casale per la presentazione del volume di Bonalauri: “Il museo Ebraico di Bologna 1999 -2019” che ripercorre la storia dell’istituzione, ma presto è tutto un intrecciarsi di relazioni, nomi e date.

La stessa Adriana Ottolenghi, alla guida della Comunità Ebraica di Casale ricorda l’amicizia trentennale con Bonilauri, mentre Claudia De Benedetti, direttore dei Museo Ebraico monferrino, esordisce dedicando questo pomeriggio a Elio Carmi, compianto presidente della Comunità, scomparso poco più di un mese fa “lasciandoci spunti che siamo chiamati a seguire”. Poi legge il messaggio di Guido Ottolenghi, Presidente Fondazione MEB che rivela già molto della peculiarità del Museo. “…Un numero di persone, che venivano da storie personali e conoscenze assai diverse, seguirono percorsi di studio e impegno civico che li portarono a convincersi della ricchezza del patrimonio culturale ebraico in Emilia-Romagna, dell’importanza per il territorio di riconoscere e valorizzare questa ricchezza e dell’importanza per la Comunità (che da sola non aveva le forze per una simile impresa) di collaborare e fidarsi delle istituzioni pubbliche”.

 

Bonalauri comincia il suo racconto negli anni ’60, epoca in cui tutto il patrimonio dei beni culturali italiani non era minimamenti considerato, per ripercorrere l’intervento di Augusto Segre e poi di Giorgio Bassani affinché anche quello ebraico fosse oggetto di interesse del nascente Ministero dei Beni Culturali. L’ambiente di Bologna, abituato al dialogo tra pubblico e privato e personaggi del calibro di Tulia Zevi e Bianca Colbi Finzi fecero il resto. “Capitò qualcosa di unico che non è avvenuto in altre parti d’Italia. C’era un interesse generale, un bel modo di parlarsi e confrontarsi in modo amichevole” ricorda Annie Sacerdoti. Si arrivò così all’intervento delle istituzioni che decisero di farsi carico di quel patrimonio e all’allestimento di una mostra “storica” per il mondo in cui fu capace di renderne palese agli italiani l’importanza del Ebraismo di casa propria: “Le meraviglie del Ghetto” a Palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 1988. “Fuori c’era sempre una fila lunghissima - ricordano i due relatori - la portammo al Jewish Museum di San Francisco, e ce la chiesero tanti altri musei USA, ma molti pezzi erano privati e dovemmo desistere”

 

Da questo nucleo di persone e intenti nasce nel 1999 il museo creato da Bonalauri che ancora oggi vede l’apporto diretto del Comune di Bologna, Provincia e Regione uniti alla Comunità Ebraica locale in una fondazione per gestire il bene. Anche il cinquecentesco palazzo Pannolini dove è collocato, nel ex ghetto cittadino, è di proprietà comunale. All’interno un allestimento che per primo ha puntato sull’innovazione e sulla multimedialità per raccontare la storia dell’Emilia Ebraica.

 

Claudia De Benedetti, da collega, non resiste alla tentazione di chiedere a Bonalauri cosa farebbe se dovesse occuparsi di nuovo di un Museo come quello di Casale. Lui non ha dubbi nel parlare di un ampliamento necessario, in particolare per poter esporre all’immensa collezione del Museo dei Lumi. Anche questo un omaggio a Elio Carmi che ne fu l’ideatore negli anni ‘90.

 

Il prossimo appuntamento con la stagione culturale della Sinagoga sarà domenica 18 febbraio quando in Sala Carmi si aprirà una mostra di altissimo livello storico e documentale: “Dall’Italia ad Auschwitz” a cura di Sara Berger e Marcello Pezzetti.

Realizzata in collaborazione con Fondazione Museo Ebraico Della Shoah e grazie all’ UNAR (Ufficio Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri), la mostra ripercorre la storia di tutte le persone arrestate tra il 1943 e il 1944 nel territorio italiano e deportate nel complesso concentrazionario di Auschwitz-Birkenau. Un utilissimo strumento anche per le tante scuole che vogliono approfondire il tema della Shoah e le vicende nel cuore del Novecento. La mostra sarà aperta fino al 3 marzo 2024.

Alberto Angelino