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Il capomastro Serra sposta il campanile...
Grandi manifestazioni dal 26 marzo a Crescentino
Grandi manifestazioni dal 26 marzo a Crescentino e addirittura uno speciale annullo filatelico, per un evento e un concittadino che esattamente due secoli e mezzo fa misero a rumore il mondo dell’edilizia, con un’impresa quasi impossibile all’epoca: lo spostamento di un intero campanile. L’uomo è Crescentino Serra, muratore. Il manufatto, quello della locale chiesa/santuario Madonna del Palazzo, alla periferia ovest della città.
Di quella vicenda si è detto e scritto molto, ma quasi sempre le cronache si limitano all’essenziale, a ricordare una sorta di singolo miracolo, senza un prima e senza un poi. Intanto non guasta un poco di storia del tempio, che ci riporta addirittura ai secoli iniziali del cristianesimo. Le prime pietre sono precedenti la predicazione del ben noto Sant’Eusebio, che nella seconda metà del quarto secolo, arrivato nella zona dell’antica Ceste, lungo la strada romana da Pavia a Torino, non lontano dalla confluenza della Dora Baltea nel Po, decide di fondarvi una piccola pieve con un gruppetto di religiosi. Nel giro di pochi anni, diventa il centro religioso di un vasto territorio che va da Palazzolo a Saluggia. Secondo un vecchia tradizione, che sa molto di leggenda, qui sarebbe stata confinata una nobile cristiana di nome Placilla.
Ricostruita e ampliata almeno un paio di volte, sul finire del ‘300 e due secoli più tardi, almeno fino al 1670/80 la chiesa non ha campanile, come testimonia una veduta stampata nel 1672. Viene alzato nei mesi successivi, con una certa eleganza, in stile baroccheggiante.
E’ il 1745, quando si decide di ampliare l’edificio sacro, realizzando un “sancta sanctorum” con altare in marmo. Un ventennio più tardi, nasce l’idea di allungare la chiesa con una rotonda, dietro all’altare; nell’insieme delle precedenti costruzioni il disegno appare “un sol tutto bello, grazioso, elegante”. C’è un ma: l’area destinata al sacello è in parte occupata da 15 metri quadri di campanile, alto 22 metri, tutto in mattoni. Bel problema per il prevosto Carlo Giacinto Teodoro Peruzia, sacerdote dei Padri Filippini, appena succeduto a Giuseppe Sagnò.
I lavori sono da qualche tempo affidati ad un capomastro locale, lo “Scottone”. In realtà si tratta di soprannome, “stradinom”, mutuato da un appezzamento di terreno coltivato dalla famiglia nell’omonima località, anche oggi raggiungibile con una carrareccia che dirama dalla via Rossini. Il nome al battesimo è Giuseppe Crescentino, nato il 4 dicembre 1734, figlio di Giovanbattista Serra e Maria Catterina Boschetto. Povera gente, anche lui non si è mai seduto sul banco di scuola, firma con la croce, a tratti persino balbuziente. Ha però una mente vivace, si è impegnato, ha imparato a trattare con calce e mattoni. Tirando su i muri di qualche casetta sta guadagnando quel che basta per la famiglia, la moglie Felicita Maria Fre e almeno due figli dei quali si ha notizia, Filippo e Maurizio.
Di recente ha quasi compiuto un miracolo, spostando “senza il menomo guasto” il pesante altar maggiore nella chiesa della Confraternita di San Bernardino, in contrada Vianzini (oggi via Dappiano), costruita a fine ‘500 e ampliata nel 1667. Il nuovo lavoro ha consentito sia di collocare la nuova balaustra in marmo scolpita dai marmisti milanesi Stefano Albuzio e Carlo Marchese, sia la realizzazione di due cappelle laterali su disegno dell’architetto torinese Carlo Bianchi. Quella di Serra è impresa che anche successivamente i tecnici giudicheranno persino superiore a quella del campanile.
Tornando al parallelepipedo baroccheggiante, Serra si arrovella per parecchi giorni, forse in qualche notte insonne. Vorrebbe portare a termine il lavoro assegnatogli, ma quel campanile è un impiccio! Alla fine si decide: ho spostato un altare, posso farlo di “quattro passi”, poco più di tre metri, anche con il campanile. Costruisce un modellino in legno, circondato da un’armatura che dovrebbe evitare dondolii o rotture durante il viaggio, lo fa scorrere sopra dei cilindri senza che perda equilibrio! Il prevosto Peruzia, “sacerdote di cuore e di mente elevata”, si convince della fattibilità del progetto, non si “esporranno alle risate del pubblico”, e non costa una cifra esagerata, 200 lire di Piemonte, in valore odierno azzardiamo 10/15mila euro.
Autunno 1775. Serra prepara le fondamenta nel sito in cui deve essere trasferito il campanile, e appena dopo i rigori dell’inverno prepara l'armatura con travi di “rul”, il rovere, messe a disposizione dalla solidarietà dei Crescentinesi. Martedì 26 marzo 1776, due settimane alla Pasqua, è tutto pronto. Di buon mattino c’è un piccola folla di curiosi della zona, persino un gruppetto che ha traghettato il Po arrivando da Verrua, un nome magari poco simpatico alla gente di pianura, considerato che quando qualche nemico ha preso d’assalto la nota rocca sulla collina, a farne le spese è stato anche Crescentino. Addirittura durante un assedio di metà ‘500, “truppe straniere per la maggior parte infette d’eresia” si erano accampate di fianco alla chiesa, ed era sparita una statua della Madonna, che la tradizione attribuiva a dono dal vescovo Sant’Eusebio; simulacro “invano per ogni dove dai pii Crescentinesi ricercato”, miracolosamente ritrovato tempo dopo, tanto che oggi troneggia sopra l'altare barocco del sacello.
Quella mattina del marzo 1776, Serra ha una brutta sorpresa. Scopre che nottetempo qualcuno ha infisso lunghi chiodi nei cilindri sistemati a terra per far scorrere la grande pedana del campanile. Rimediato il guaio, si comincia. “Quattro corde vengono avvolte in simil numero d’argani dalle braccia di otto-dieci uomini caduna”. La struttura si muove lentamente, mentre nella cella campanaria il figlio Filippo, dieci anni, suona le campane a distesa. “In meno di un'ora il campanile, docile alla mano che lo guidava, percorre il suo cammino, scoppio di applausi d'ogni maniera, manifestazione di una meraviglia straordinaria, di una gioia indicibile”. Il miracolo è avvenuto, Serra è incoronato!
Altra corona, stavolta non metaforica, si muove nei giorni successivi. Mentre il Comune di Crescentino decide di assegnare al capomastro un premio di 60 lire, il re Vittorio Amedeo III, appassionato di architettura, chiama Serra a Torino. Sta occupandosi personalmente dell’espansione della città, e tra i problemi c’è quello di allargare e rettificare la lunga via di Dora Grossa (ora via Garibaldi), ma anche qui c’è di mezzo l’ingombro della torre civica, alta più di 50 metri. Chi ha spostato 22 metri di campanile, potrebbe fare la stessa cosa con quel manufatto. Serra ci studia, realizza un modellino, il progetto piace al sovrano. Bisognerebbe però abbattere alcune case, la spesa sarebbe eccessiva per le casse sabaude, non se ne fa nulla. La torre sarà abbattuta nel 1801, pare su ordine personale di Napoleone, che in tal modo si guadagnerà la maledizione dei Torinesi.
Il progettista si è però impegnato, è un ingegno da non perdere, dunque gli viene assegnata una pensione e, secondo qualche cronaca, ha l’incarico di collaborare ad alcune fortificazioni, in particolare quelle di Tortona, diretta dall’ingegnere militare Lorenzo Bernardino Pinto. Ricordato a livello europeo per l’impresa del campanile, non avrà molta fortuna con il regime napoleonico di fine ‘700, tanto che nel censimento della popolazione di Crescentino del 1802 appare come “Serra Crescentino, di Crescentino, d'anni 66, muratore”! Conclude l’impegno terreno il 21 agosto 1804, e viene sepolto nel santuario che lo ha reso famoso.
aldo timossi.
FOTO. Lo spostamento in un affresco all'interno del Santuario






