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Gli animali sono senzienti?

Corteranzo, presentazione di “Breve storia della Filosofia Animale”

Gli animali sono senzienti? Sono dotati di logos? Posseggono un’anima razionale? Di queste e di molte altre domande, tra doveri indiretti e teriofilia, l’uomo si interroga almeno dall’antichità. Se n’è parlato domenica 5 luglio alla Canonica di Corteranzo, con la docente universitaria di Storia della FIlosofia  Alma Massaro, autrice del volume accademico “Breve storia della Filosofia Animale” edito Università Pontifica Salesiana, presentato nell’ambito del cartellone sensorial-letterario “4for5” del Comune di Murisengo Monferrato.

 

Nel mondo antico l’interese per il mondo animale, come critica al sacrificio cruento e come rifiuto della sarcofagia, scorre come un fiume carsico. In età classica, gli animali erano attori di primo piano all’interno del culto religioso. Il pensiero greco affrontava una ricca serie di tentativi di indivuduare lo statuto ontologico e la morale del vivente non umano. In questo ambito, il rispetto dell’animale era frutto della credenza nelle dottrine della metempsicosi e della metensomatosi. Ne discussero Pitagora, Empedocle e Democrito, più tardi Senocrate, Teofrasto e Stratone, poi, ancora, Platone Aristotele e Crisippo. Nel mondo romano, poi, gli animali erano generalmente considerati strumenti utili a soddisfare le diverse esigenze umane e, come in Grecia, così a Roma, le cerimonie religiose ruotavano intorno alla pratica sacrificale.

 

Tra i filosofi e pensatori del tempo, ne trattarono Lucrezio, Virgilio e Ovidio. Nella Tarda Antichità Pagana Plutarco riconobbe nell’animale la presenza sia di ragione sia del senso morale, così come Porfirio dedusse, in ragione della prossimità biologica, fisica e psichica tra gli esserei umani e le altre creature, della necessità di includerle nel raggio d’azione della giustizia, intesa come filantropia, ovvero come astensione da tutto ciò che può recare danno a qualsiasi essere vivente. Nella tarda antichità cristiana si assistette ad un progressivo slittamento dell’attenzione verso i temi della compassione e del rispoetto della creazione divina, fermo restando che la tradizone della tutela trovò un solido riscontro in tutto l’arco delle Sacre Scritture, con una ricca legislazione a tutela degli animali e il riconoscimento delle loro capacità sensoriali, emotive e spirituali.

 

Il cristianesimo altomedievale, soprattutto quello orientale, rielaborò in senso originale la profonda sensibilità espressa da alcuni Dottori della Chiesa, facendo coincidere l’amore per il Creatore con quello per le sue creature e il rifiuto di farle soffrire, quindi, il problema del quinto comandamento “non uccidere” affrontato da Agostino e da Tommaso d’Aquino. Un profondo cambiamento nel modo di pensare e, quindi, di rapportarsi agli animali prese avvio verso la fine del Medioevo, con l’Umanesimo e il Rinascimento, che sollecitarono un nuovo modo di intendere l’Umano. Si ritenne che l’abitudine alla violenza fosse in grado di cancellare ogni pietà, quindi, a forza di sterminare animali si potesse arrivare a sopprime l’uomo senza grandi sforzi. Le riflessioni di Erasmo da Rotterdam, Tommaso Moro, Rorario e Montaigne testimoniarono come l’attenzione nei confronti delle creature non umane avesse sempre attraversato il pensiero occidentale, suggerendo alcuni percorsi per superare l’interpretazione logocentrica del fenomeno morale.

 

Un’ulteriore spinta alla questione animale venne impressa nel corso del XVI secolo. Mentre la filosofia medievale si preoccupava soprattuto di realizzare il “regno di Dio”, quella moderna si preoccupò di realizzare il “regno dell’uomo”. Dall’altro canto, però, lo sviluppo dell’anatomia, soprattutto quella comparata, portò alla luce la profonda somiglianza della struttura corporea di uomini e animali, dimostrando identica funzione del sistema nervoso centrale, come mediatore delle sensazioni. Durante l’Illuminismo Inglese fece ingresso la componente sensibilità e l’interesse filosofico, teologico e letterario, incentrato attorno al vivente non umano, introdusse imprevedibili innovazioni in ambito legislativo.

 

Infine, il pensiero contemporaneo portò, nel secolo scorso, al “benessere animale” e “all’etica animale” ponendo l’attenzione su 5 libertà/diritti (non sempre rispettate): alla fame, sete e buona nutrizione; al non disagio ambientali, alla prevenzione e cura di malattie e dalle ferite; al poter esprimere le caratteristiche comportametnali specie-specifiche; evitare paure e stress.

 

Insomma, gli animali lasciano trapelare la presenza di sensibilità, ingegno, memoria e volizione, caratteristiche che gli permettono di fare il loro ingresso all’interno dell’universo morale. A fine presentazione, piccoli assaggi contadini e di vini dell’Azienda Vitivinicola Isabella con Gabriele e Athos Calvo.

Chiara Cane

FOTO. Massaro e A. Calvo