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Pranzo con gli allievi- Di Elio Gioanola
Di cinquant'anni fa...
Mancava solo uno dei miei vecchi studenti di cinquant’anni fa, morto per una strana malattia che l’aveva fatto decrepito quando era ancora giovane.
Non era stupefacente essere lì, in quella cantina diventata sala da pranzo, con tanto di caminetto col fuoco tenuto a bada da uno spesso cristallo curvo? Il più stupefatto ovviamente ero io, ottantacinquenne male in gamba, che esibivo allegria e parole burlesche a quei settantenni all’apparenza non così lontani dai miei anni, con i loro crani spelacchiati o completamente deserti di pelo.
Io parlavo parlavo, contrariamente alle mie abitudini di sempre, come fossi un po’ ubriaco senza avere bevuto, trascinato dall’attenzione che mi veniva concessa dall’assemblea riunita per l’occasione (e dalla consuetudine che si rinnova da qualche anno).
Eccoli lì, gli affezionati studenti di mezzo secolo fa, ormai quasi tutti in pensione e nonni di molti nipoti, ad eccezione del padrone di casa che nipoti non ne ha e in compenso è un fortunato imprenditore, che offre la sua grande casa per l’occasione conviviale.
E’ una vecchia casona riportata a nuovo e alla bella nudità primitiva col distacco dell’intonaco, che esibisce la pietra originaria debitamente ripristinata e le moltissime finestre dei suoi tre piani. Poco meno di una trentina di anziani ancora ben portanti, ma ormai non lontani dalla mia definitiva vecchiezza, che tuttavia esibiscono non senza ragioni il loro distacco da me: certo nel loro invito c’è la soddisfazione di essere ancora abbastanza lontani dagli anni del loro antico insegnante.
Alcuni tra loro appaiono già ben avviati alla senilità, come il meridionale Esposito, medico pediatra, con l’enorme pancia, tenuta a stento in bilico dall’accentuata curvatura della figura verso destra.
O come l’ex medico condotto Vincenzi, a sua volta panciuto, ma con garbo, con l’accentuata protuberanza dell’avantreno tenuta a bada dall’andatura sciolta.
Mentre tutto ben bilanciato è l’enorme Franzoni, il generoso padrone di casa che ci ha invitati per ammirare il suo grande palazzo, rimesso a nuovo non si sa per chi, tanto più imponente in quanto troneggia sulle poche case del paesino sperduto tra i silenzi della remota Valle Riposta.
I suoi quasi due metri di altezza sembrano accentuare la dismisura della casa, tanto più che non ha figli a cui consegnare la smisurata eredità. Potrei dire molte cose di tanti altri, quasi tutti sull’orlo estremo della maturità o già protesi verso una più o meno dignitosa vecchiaia.
Non mancano, come sempre in queste circostanze i fenomeni di resistenza al tempo, tali da farmeli presentare come se il lontanissimo tempo del loro liceo, fosse appena ieri, o al massimo, l’anno scorso: hanno tutti i loro capelli, forse non del colore originario, o forse sì, e comunque il loro aspetto richiama ancora perfettamente la figura di cui conservo il ricorso.
La maggioranza dei presenti, ovviamente dimostra più o meno gli anni che ha effettivamente, come certamente appaio anch’io ai loro occhi, malgrado i vani complimenti che raccolgo sulle mie apparenze. C’è ovviamente anche una rappresentanza di magri o dimagriti, tra cui uno dall’aspetto spettrale, almeno come appare alla scialba luce mandata nella cantina dalle lampadine appese nude, immagino con una punta di snobismo, alla volta a botte.
A dire però la verità buona parte dei presenti appare ancora ben portante, a parte “i denti finti e i capelli tinti” (Gozzano), e vedo che c’è una vera gara tra chi intende vincere il titolo del miglior conservato. Ovviamente, come in tutti i pranzi celebrativi, ci sono manifestazioni di allegria e vedo dal numero di bottiglie vuote che non poco deve avere contribuito il vino ad incrementarla.
Sono passate tre o quattro ore dall’inizio del disordinato pranzo, servito da un paio di amici del padrone di casa, con tutta roba cotta alla brace nel portico del casamento, per celebrare il tono rustico del ricevimento. Per me, che detesto le grigliate e la roba tra mal cotta e bruciata, un’occasione di digiuno favorevole alla dieta. Aspettavo il dolce, che alla fine e arrivato, e il caffè, che non era previsto e non è mai arrivato, lasciandomi alle nude delizie della compagnia.
Elio Gioanola






