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Uno per uno nei sottotetti...

Dodici artisti in una grande mostra d'arte contemporanea

Nei sottotetti del Duomo di Casale collettiva  ‘L’immagine del sacro' curatore il critico d’arte Carlo Pesce, per l'Ufficio beni culturali della Diocesi retto da Raffaella Rolfo.

 Nel numero in edicola martedì articolo (di Panelli) e foto (di Angelino), una sintesi.

Si inizia con i Carlo Ivaldi alla ricerca di equilibri tra forma e materia nell’elevazione verso l’alto, verso l’anima.

Poi ecco le opere di Mavi Ferrando una scultura di pieni e vuoti che lasciano libertà alla luce di creare sensibili incontri simbolici fra Dio e natura dentro l’essenza del vuoto la forma della perfetta armonia.

Nel quadrato campanile romanico ncontriamo il maestro torinese Ezio Bersezio che ci spiega i suoi due interventi minimali, uno pensato a popolazione indiane con un ipotetico totem, l’altro dedicato all’infinito matematico ed al Tibet, palesando il magico incontro tra sacro e natura.

Si passa la suggestiva vela celeste di Margherita Levo Rosemberg emozionante che ci trascina nel blu celestiale sino a leggere dei frammenti del testo di Torquato Tasso della Gerusalemme liberata un mito epico-cristiano.

Ed ecco oramai al sottotetto: siamo invasi da stupende nuvole bianche che sorreggono castelli e sogni, siamo entrati nel mondi di Corrado Bonomi dove l’onirico ed il ludico creano uno sconvolgimento dei riferimenti reali nel fruitore dove sotto e sopra si capovolgono regalandoci verità. Cristian Costa poco dopo ci fa riflettere su temi ecologici con la forma della sfera  sul quale scrive testi traccia di etiche profonde o pensa a labirinti di poesia luminosi.

Carla Crosio artista storica vercellese in un mondo dominato dalla sacralità del verbo pensa ad un libro dei vivi scritto su pietre  che ci richiamano alla fermezza della materia che in qualche modo dialoga con il segno romanico che la circonda. 

Carlo Pasini rivede la spiritualità del mosaico ricostruendo un iconografia con le puntine colorate. Il Cristo decapitato ci riporta ad antichi riverberi della storia ma anche all’eterna forza della spiritualità. 

Prima di scendere a ritroso la scaletta ricavata nelle mura troviamo il lavoro di Diego Pasqualin:  un turibolo gigante (botafumeiro di Santiago, ndr) dal quale fuoriesce incenso, metafora della visione spirituale dell’anima che come preghiera si eleva al cielo ed un’acquasantiera simbolo della purezza .

Ezio Minetti recupera oggetti del rito cattolico come la grata di un confessionale rivissuta in un assemblaggio filosofico concettuale riempiendo alcuni fori con piccoli tappi di sughero, la verità riuscirà ugualmente a trapassare la materia tornando al vero concetto di dialogo tra anime puro un affascinante percorso tra passato e futuro.

Arrivati alla stupenda terrazza sul nartece e l’altorilievo della cerva improvvisamente i lavori di Ruben Esposito ci avvolgono di grande forza evocativa costruendo con materiali di diversa malleabilità legni, ferro, gesso, marmo, stoffa, situazioni esistenziali dove tragiche maschere osservano noi ed il lento decomporre del destino dell’uomo nella sua matericità. 

Termina il percorso il casalese Giovanni Saldì che installa un grande globo composto da un magma primordiale dove la luce viene collocata dai fruitori che desiderano mettere una foglia d’oro; l’altra opera è una particolare Sindone su una coperta termica argentata nella quale viene riflessa l’immagine di un bimbo metafora della sofferenza del nostro contemporaneo egoismo. 

Grande mostra, grande ambiente, grande idea.