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Una giornata sul Caccia 

 

Di Alessandro Anselmo

 

 

Un pomeriggio all’insegna della cultura con protagonisti i due celebri pittori moncalvesi del Seicento: Guglielmo Caccia, detto “il Moncalvo”, e la figlia Orsola, monaca. Un incontro “sul campo” durante il quale due giovani e brillanti neolaureate a pieni voti, 110 e lode, hanno presentato le loro tesi e commentato, davanti al pubblico, alcune opere del “Moncalvo” proiettate su un grande schermo.

Sabato scorso, 26 ottobre, nella chiesa di San Francesco a Moncalvo è andata in scena la quarta edizione della “Giornata dedicata a Guglielmo e Orsola Caccia” organizzata dall’Associazione culturale intitolata ai due pittori e guidata dall’architetto casalese Marco Tiberga. A fare gli onori di casa il parroco don Giorgio Bertola e l’ex presidente Andrea Monti che ha ricordato la nascita dell’associazione con lo scopo di valorizzare le bellezze dell’arte sacra della città.

Dopo il saluto del sindaco Christian Orecchia e del presidente Tiberga, il giornalista Mauro Anselmo ha dialogato, di fronte a una platea attenta, con le due giovani studiose: Martina Marcazzan, che vive e lavora a Roma, autrice della tesi “Percorsi d’arte monferrina. Sulle tracce di Guglielmo e Orsola Caccia”, discussa all’Università La Sapienza; e Lucrezia Rampini, di Candia Lomellina (Pavia), autrice della tesi “Il Moncalvo e la decorazione di Palazzo Tizzoni a Vercelli” discussa presso l’ateneo di Padova. Al termine dell’incontro entrambe hanno ricevuto in premio per i loro elaborati due borse di studio intitolate a Guglielmo e Orsola Caccia del valore di 500 euro ciascuna.

Guglielmo è un artista del suo tempo – ha spiegato Marcazzan – perfettamente inserito nell’arte della Controriforma che doveva rivolgersi a un target più ampio, con lo scopo di insegnare, attraverso le immagini sacre della pittura, la fede alle masse poco istruite”. La studiosa ha anche chiarito le differenze fra il dipinto del Moncalvo “San Matteo Evengelista e l’Angelo”, custodito nella chiesa di San Paolo a Casale Monferrato, e la tela del Caravaggio “San Matteo e l’Angelo”custodita nella Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma.

Anselmo ha poi tracciato un profilo della comunità moncalvese all’epoca della Controriforma citando il prezioso contributo dello studioso, professor Giuseppe Vaglio, scomparso alcuni mesi fa, sulla storia della Parrocchia della città aleramica.

Lucrezia Rampini, nella sua tesi, ha invece approfondito un aspetto poco conosciuto e studiato di Guglielmo Caccia: la pittura profana nelle decorazioni di Palazzo Tizzoni a Vercelli. “Il Moncalvo amplia il suo raggio d’azione, allarga le sue conoscenze e si confronta anche con l’arte profana, pur mantenendo abilmente lo stile classico legato all’arte sacra – ha spiegato la studiosa –. Guglielmo in questo modo, fa un’opera di mediazione tra sacro e profano, evitando l’eccesso di manierismo tipico di quel periodo artistico”. Durante l’incontro le studiose hanno commentato altri dipinti proiettati grazie all’intervento di Marta Maestri di Casale, confrontando le opere di Guglielmo e Orsola Caccia anche con una scena del “Giudizio Universale” di Michelangelo Buonarroti. Infine le due neolaureate hanno risposto alle domande di due guide volontarie dell’associazione Caccia, Marina Picollo e Maria Rita Laio che, da tempo, accompagnano i visitatori nelle visite ai dipinti del Moncalvo.

Il pomeriggio è proseguito con altri due momenti molto apprezzati dal pubblico. Il giornalista e reporter di guerra Fulvio Scaglione, nato a Moncalvo, già vice direttore di “Famiglia Cristiana” e autore di saggi importanti come  “Siria. I cristiani nella terra”, Edizioni Paoline 2019, ha ricevuto il premio “Guglielmo e Orsola Caccia”, una teca con copia del certificato di battesimo di Orsola Caccia, il cui originale è contenuto nel museo parrocchiale di Moncalvo.

A concludere la giornata è stato l’intervento dello storico dell’arte Marco Franzone che si è soffermato in modo particolare sul rapporto tra Orsola e il padre Guglielmo. Il pubblico ha potuto

ammirare dal vivo anche alcuni quadri “inediti” attribuiti alla scuola del Caccia, appartenenti a una

collezione privata.