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Frammenti sparsi
Col vaccino del vaiolo al ghetto di Casale
FRAMMENTI SPARSI E' UNA RUBRICA IDEATA CON IL PR0F. D. ROGGERO A INIZIO COVID, LEGATA SPESSO ALLA REALTA', QUESTO IL PROSSIMO ARTICOLO (L.A.)
Michele Buniva, nato a Pinerolo nel 1761 dall’architetto Gerolamo e da Felicita Testa, consegue la laurea in Medicina a Torino nel 1781 e si dedica alla pratica medica. Dopo la nomina nel «Collegio di Medicina», intraprende viaggi di studio in Francia e in Inghilterra, dove il medico di campagna Edward Jenner dal 1797 distribuiva il vaccino (che richiama nel nome gli animali da cui era ricavato) contro il vaiolo.
Aveva notato che i contadini a contatto con una malattia che colpiva le mammelle delle vacche erano immuni dal vaiolo, la grave epidemia che ogni anno provocava in Europa centinaia di migliaia di vittime. Appresa in Inghilterra la tecnica di vaccinazione antivaiolosa, nel 1803 Michele Buniva introduceva il vaccino nel ghetto di Torino in collaborazione con il giovane Tranquillo Lattes, che lo aveva utilizzato nel ghetto di Chieri, una pratica poi estesa agli ebrei delle comunità di Asti e di Casale. Nei mesi estivi e autunnali del 1807, intrapreso un vero e proprio «tour vaccinale», Michele Buniva praticava con maestria le incisioni sulla pelle dei pazienti nelle Valli di Lanzo, poi a Susa, in Val Chisone, a Pinerolo, nel Torinese e infine a Casale. Il maestro arrivava a cavallo seguito da alcuni giovani allievi e dal suo domestico, che reggeva il contenitore con gli aghi e i tubetti con il cotone imbevuto di «virus» vaccinico. È considerato il padre dell’immunizzazione.
d.r.
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