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Coinvolgente concerto natalizio

Lunedì 26 al Vitoli con l’Ensemble Badinage dodici viaggi nel tempo e nello spazio - Una viola che diventa ghironda... La voce di Noemi Garbo

Vi siete ma chiesti quante storie possono esserci dietro una canzone di Natale? Infondo questi brani sono così attorno a noi durante le feste: mixate nelle compilation dei negozi, nelle colonne sonore dei film e nelle pubblicità, che alla fine diventa difficile distinguere tra Adeste Fidelis e Last Christmas degli Wham.

Ma chi c’era, lunedì 26 dicembre all’ultimo appuntamento di Natale al Museo, si è fatto un’importante cultura in merito. Ad esempio, la prossima volta che sentirà “Tu scendi dalle Stelle”, potrà stupire gli amici citando il vescovo campano Alfonso Maria de’ Liguori che la composta nel 1754.

E’ l’ennesimo merito della rassegna organizzata dall’associazione “Gli Invaghiti” (leggi Fabio Furnari, ndr) che insieme al festival Kalendimaya ha portato nel salone Vitoli di Casale l’Ensemble Badinage nel giorno di Santo Stefano. Attenzione però: la filologia dell’operazione non si è limitata ad usare strumenti d’epoca e nel mettere, finalmente, una data a fianco di canzoni che pensavamo senza tempo.

Il quartetto è bravo anche a ricreare l’atmosfera della “notte d’inverno” che ha probabilmente ispirato quei canti, dando vita a un coinvolgente concerto che alterna la musica ai versi di “In bianche notti così chiare” di Reiner Maria Rilke e “La notte santa” di Guido Gozzano.

A sceglierli è stata Noemi Garbo a cui è affidato il compito anche di intonare pezzi come “Deck The Halls” facendoci scoprire la musica del Galles del 1600, “Stille Nacht” ricordandoci che è stato composto da Xaver Gruber, o “Ding Dong Merryl On High che non è un brano di George Ratcliffe Woodward del 1924, come spesso rivendicato dalla musicologia inglese, ma una melodia popolare francese pubblicata nel 1588 col titolo “Bransle l'Officiale” da Jehan Tabourot (1519-1593).

E magari pensavate, come il sottoscritto, che la celeberrima “Carol of The bells” fosse stata composta per “Mamma ho perso l’aereo”, oppure ne attribuivate la paternità al compositore statunitense Peter Wilhousky (19021978), invece l’origine è un canto natalizio del compositore ucraino Mykola Leontovyč (1877-1921).

Dodici brani in scaletta, dodici viaggi nel tempo e nello spazio, ognuno reso originale e pertinente nella sua origine da quattro strumentisti davvero bravi: oltre a Noemi Garbo, Fabio Rizza alle chitarre storiche propone i coinvolgenti arrangiamenti, Gualtiero Marangoni trasforma la sua viola da gamba a volte in un tamburo a volte in una ghironda quando si affrontano i temi pastorali.

Un discorso a parte merita Luisa Besenval che padroneggia una rastrelliera con 8 flauti tra traversi e dolci, 1 corno (nel senso proprio di corno di animale) e una cornamusa. Quando esegue “The Wexford Carol” si sente tutto il suono dell’Irlanda Sud Orientale.

Alla fine lo spirito delle feste che inevitabilmente scema nella digestione del pomeriggio di Santo Stefano torna prepotentemente nei cuori di tutto il pubblico (esaurita anche stavolta la sala Vitoli) ed eccoci qui ad applaudire un po’ commossi e chiedere bis. E non solo del concerto.

Di poche cose si può essere sicuri: che il Natale arriverà e che anche il prossimo anno al Museo di Casale si tornerà a celebrarlo con la musica  

Alberto Angeino

(foto Luigi Angelino)