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Enrico Colombotto Rosso al Castello di Casale
Nel ricordo del decennale della scomparsa del grande maestro Enrico Colombotto Rosso al Castello di Casale Monferrato venerdi si è inaugurata la mostra “Allure d’art “nel salone Marescalchi. L’evento, curato dalla critica d’arte Giorgia Cassini, nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Enrico Colombotto Rosso e il Comune di Casale Monferrato. Tra i presenti all'inaugurazione l'assessore regionale alla cutlura Vittoria Poggio, poi Gaetano Giacomelli, presidente della Fondazione Colombotto Rosso, Stefano Cossola per la Provincia e l'assessore comunale alla cultura Gigliola Fracchia-
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Anche Casale ricorda così giustamente uno dei più grandi maestri surrealisti Italiani Enrico Colombotto Rosso che dal 1991 ha vissuto a Camino Monferrato, Giorgia Cassini in questa sua scelta di opere volutamente e con grande sensibilità ha privilegiato nella ricca iconografia delle opere della Fondazione una visione più onirica legata alla bellezza al sogno tra il reale ed il suo paradosso l’oltre la realtà.
Una giostra di opere che vanno in una visione orizzontale a quella cronologica proiettando l’artista nel suo viaggio internazionale vissuto tra incontri incredibili collaborazioni eclatanti e provocazioni volutamente assolute sino a dimostrare qualitativamente di essere stato apunto uno dei protagonisti dell’arte del secondo Novecento, un pensiero storicizzato dalla maggiore critica storica protagonista del secondo dopoguerra e contemporanea.
Improvvisiamo cosi un viaggio spontaneo nei suoi lavori storici con la preziosità della “Santa in cera con Angeli” del 1961 dove il tema della morte diventa aulico, nella visione quasi metafisica de “Il prato” o “natura morta con uovo” dove un tavolo quasi stellato simbolo di un infinito ricercato sono appoggiate uova simbolo eterno di vita e di un calice , metafora spirituale, dipinto con la luce della vita e ciottole a distanza . Qualche anno dopo troviamo le trame klimtiane di “Estasi” e “Confusione” dove una stesura cromatica luminosissima ci trasporta in un vortice illusionistico nel quale ogni angolo dell’opera è il contrario, dove giorno e notte si contaminano. Nell’opera 'L’uovo' del 1988 per l'artista diventa intenso e profondo il dialogo tra l’uovo luce ed uno sfondo alchemico dell’inconscio dal quale con una gestualità imprevedibile ed unica danzano figure enigmatiche fuori e dentro di noi. Una gestualità che si eleva e libera qualche anno dopo nei grandi teli delle libellule che consapevoli della loro bellezza sfidano l’infinito e si elevano con energia verso l’alto, verso la verità che questo artista straordinario ci ha lasciato raccontandoci quale poesia, quale delicatezza possa essere vista dentro al buio del nostro infinito regalandoci con il suo segno che rimarrà unico nella storia una testimonianza dell’eleganza di ogni inizio ed ogni fine della vita, sospendendone il tempo dentro un viaggio di poesia. La mostra prosegue sino al 30 luglio, con gli orari delle altre rassegne del castello 10-13 e 15-19 nei fine settimana.
Piergiorgio Panelli






