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Francescani in Monferrato (16-fine) - Ricerca di Aldo Timossi
I guardiani di Crea: padre Antonio Brunetti - La chiusura di Casale
Con padre Antonio Brunetti, saluzzese, classe 1912, per il Sacro Monte di Crea, di cui è Guardiano a più riprese dal 1964 al 1992, è tempo di fervore nei restauri.
Scrive il giornalista Luigi Angelino: “Padre Antonio, instancabile, sorretto da una fede incrollabile e da un grande amore del bello, si mette in moto su qualsiasi fronte, dalle vendite di quadri, alle feste popolari con ricavati pro restauri, all’affiancare i fattivi sopralluoghi della Soprintendenza (Liliana Pittarello e Carlenrinca Spantigati sono state le prime grandi funzionarie a contribuire al salvataggio) e, pronube la consigliera casalese Anna Maria Ariotti, della Regione Piemonte (con il presidente Viglione e gli assessori Fiorini e Rivalta, e anni dopo con la presidenza di Beltrami e la vice BIanca Vetrino)”.
I risultati si vedono. Tante cappelle risanate grazie al sapiente intervento di Guido Nicola e Piero Vignoli, i primi progetti per il restauro del grande Paradiso (ben 300 statue), l’istituzione del parco regionale nel 1980 e del quale padre Antonio sarà presidente a più riprese fino al 1991.
Chi sale a Crea incontra anche un frate che ricordo sempre tranquillo e sorridente, pur all’occasione dispensando qualche “frustata” con il cingolo a tre nodi.
E’ fra Alberto Fausona, nativo di Costigliole d’Asti, classe 1913, arrivato a metà degli anni Sessanta, dopo un ventennio da missionario in Cina. “A Crea lo ricordano come figura mite, semplice, sempre disponibile, come s’addice ad un francescano - scrive “Il Monferrato” - tra i suoi compiti, quello di accudire alla vigna e all’orto del convento e l’allestimento del Presepio”. Domineddio lo chiama a sé il 28 ottobre 1992.
Un mese dopo, termina la presenza francescana. Domenica 27 novembre, solenne celebrazione eucaristica di saluto ai Padri Minori che lasciano il Santuario dopo 172 anni di presenza, per la crisi delle vocazioni. Padre Brunetti è destinato al Santuario degli Angeli di Cuneo. Qui sarà protagonista, il 30 dicembre 1996, di un evento che ha del miracoloso, salvandosi per poco dal crollo della grande cupola. Racconterà lui stesso: “Erano circa le 14,35 quando sono entrato in chiesa, a quell’ora apriamo il portone per permettere ai fedeli di entrare. Tante persone, prima della Messa, vengono per pregare, per accendere una candela alla Madonna. Stavo per andare ad aprire, quando ho sentito un rumore, e ho visto cadere qualche calcinaccio. A un certo punto, un boato incredibile. C’era un polverone che non si vedeva niente, ho sentito un vento freddo, tutto intorno pietre, mattoni, travi, calcinacci. Dalla sacrestia sono andato nel convento e ho chiamato gli altri frati: Venite a vedere, è andato giù tutto”!
Padre Antonio termina il cammino terreno il 13 aprile 1999, ricordato dai confratelli e da quanti lo hanno conosciuto “per il grande cuore di sacerdote e per la generosa testimonianza di fedele seguace di San Francesco”. Un anno dopo, la traslazione nel Sepolcreto della sua amata Crea, il cui santuario è nel frattempo passato all’officiatura diocesana con la rettoria di monsignor Carlo Grattarola, al quale succederà dal 2007 monsignor Francesco Mancinelli.
Per il Colle la novità arriva nel Giugno 2026, allorché il vescovo Gianni Sacchi annuncia la disponibilità dei “Missionari della Compagnia di Maria”, fondati da San Luigi Maria Grignion di Montfort, a insediare nel convento un gruppo di religiosi, che di fatto gestiranno il Santuario, chiudendo con la gestione da parte della Diocesi. La storia si ripete: oltre mezzo millennio fa, “a guardia della chiesa veniva posto un religioso dell'Ordine dei Servi di Maria; ma che poteva fare in luogo si celebre e cospicuo per accorrere di persone un solo religioso? Il marchese Guglielmo VIII domandò al Papa di introdurvi ufficialmente l’Ordine, e il Santuario prendeva novella vita”.
“Obbedisco, ma non capisco”. Con queste parole, a fine 2019, padre Angelo Manzini commenta la fine della presenza francescana anche a Casale, nel convento e chiesa di Sant’Antonio. La decisione arriva dalla Provincia Sant’Antonio dei Frati Minori del Nord Italia, stessa motivazione sentita per Crea, “mancanza di vocazioni”. Novarese di San Pietro Nosezzo, classe 1941, per molti anni custode del convento del Monte Mesma e figura di riferimento del Parco del Sacro Monte d’Orta del quale era stato presidente; già vicario episcopale per la vita consacrata e membro del Tribunale Diocesano di Torino. E’ a Casale da metà degli anni Ottanta. Dopo la Messa mattutina dell’8 dicembre 2019 chiude convento e chiesa. Il vescovo Gianni Sacchi ha scritto a tutti i provinciali dei Francescani dei Paesi dell’Est, per chiedere se c’era la disponibilità di mandare frati a Casale, ma le risposte sono state negative.
Mentre la chiesa è affidata a Monsignor Giampio Devasini (dal 2021 sarà vescovo di Chiavari), padre Angelo è destinato a Voghera, Santuario di Santa Maria delle Grazie, dove la morte lo coglierà il 21 novembre 2025, dopo 61 anni di vita religiosa.
Con le figure dei padri Brunetti e Manzini, si chiude la secolare presenza del Francescani nel Casalese, iniziata con la presenza del Santo di Assisi in Piemonte nel 1214-15. E si chiude con la rinnovata speranza per Crea, dove l’auspicio è che l’arrivo dei Missionari Monfortiani possa “rendere il Santuario vivo ogni giorno dell'anno”, così come lo mantenne vivo per 170 anni la comunità francescana.
“Laudate e benedicete mi’ Signore, e ringratiate e serviateli cum grande humilitate” scrive il Santo di Assisi nel “Cantico delle Creature”. Anche le decine e decine di Francescani del Casalese e delle Terre confinanti, nei secoli hanno seguito e servito il Signore con umiltà, carità e letizia, senza cercare vanagloria o mettersi piume in testa. Per questo motivo, nelle vecchie fonti documentarie non abbiamo trovato traccia di tante altre figure, magari altrettanto grandi ma che hanno lavorato nell’ombra, dalla quale nessuno si è fatto carico di trarle e darne conto ai posteri. Nel loro percorso terreno potrebbe essere stati protagonisti di qualche prodigio, addirittura di qualche gesto miracoloso (lo disse Gesù ai primi apostoli: “Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni”) rimasti però nell’ombra.
Non è forzatura andare alla figura di un Santo come Pio da Pietrelcina, la cui umiltà si manifestava soprattutto nel silenzio e nella discrezione, con le giornate scandite dalla preghiera solitaria e da lunghi momenti trascorsi nel confessionale; non si è mai messo “piume in testa”, i confratelli e i fedeli ne hanno giustamente esaltato il sacrificio e lo spessore di servo di Dio; come se non bastassero le stimmate, di lui si sono investigate le virtù fino al traguardo della canonizzazione.
Per tutti i Figli di San Francesco, si può ben adattare il titolo di servo di Dio, pur se il diritto canonico (can. 1187) stabilisce essere “lecito venerare con culto pubblico solo quei servi di Dio che, per l'autorità della Chiesa, sono riportati nel catalogo dei Santi o dei Beati”.
In otto secoli, si stima siano stati centinaia di migliaia i membri della famiglia francescana, oggi nei tre Ordini di Minori, Minori Conventuali, Cappuccini, cui si aggiungono le suore di Santa Chiara (Clarisse) e i laici dell'Ordine Secolare. In Piemonte i Minori sono presenti a Torino, Monte Mesma, Canale d’Alba, Orta San Giulio, Saluzzo. I Cappuccini a Torino, Bra, Domodossola, Tortona, Novara, Fossano, Pinerolo. Le Clarisse a Bra, Roasio, Vicoforte.
aldo timossi (16 – fine; prevista ancora una appendice in due puntate di visite illustri a Crea)
FOTO. Crea, 1978, padre Antonio con Anna Maria Ariotti, gli assessori regionali Fiorinie Rivalta e Giulio Bourbon (f. ellea)






