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Cella Monte ricorda Gian Giacomo Francia

Sabato 17dalle ore 14,30 il convegno internazionale che dà il nome all’evento, “Gian Giacomo Francia e l’Albero della Libertà”
Il Comune di Cella Monte ha in corso le celebrazioni del suo illustre conterraneo   Gian Giacomo Francia (1773-1858) nel 250° anniversario della sua nascita.

Questo venerdì 16 giugno si inizierà alle 15,30 con una passeggiata sui luoghi   frequentati da Gian Giacomo all’interno del paese, a partire da Piazza Vallino, con l’accompagnamento di Enrica Pugno, Roberto Coaloa e Dionigi Roggero. Alle ore 18, proprio nella via che porta il nome di Gian Giacomo Francia - conosciuta anche come Piazza del Bollo - si terrà l’inaugurazione dello stemma dell’aristocratica famiglia monferrina che gli diede i natali. Per finire, alle 21, nell’Auditorium Sant’Antonio si potranno ascoltare le “Musiche della Rivoluzione”, concerto con Sabrina Lanzi e Matteo Borga. 

Sabato 17, invece, dalle ore 14,30 ecco il convegno internazionale che dà il nome all’evento, “Gian Giacomo Francia e l’Albero della Libertà”,  si terrà all’interno della Sala Ecomuseo della Pietra da Cantoni, a cura di Roberto Coaloa e moderato da Andrea Bertolotti, e dopo saluti (Maurizio Deevasis, Corrado Calvo, Stefano Francia di Celle) e introduzioni (Alexandra Kamenskaya, Ferruccio Martinotti) si dividerà in due sezioni: la prima dedicata alla società in Piemonte ai tempi della Rivoluzione francese e di Napoleone, insieme ai relatori Alice Raviola e Paolo Palumbo; la seconda parte incentrata su Gian Giacomo Francia stesso, vita, opere e la sua ricchissima biblioteca (relatori Coaloa e Roggero). Il convegno di giugno, tra i tanti e importanti patrocini si avvale anche di quello del Museo Nazionale del Risorgimento italiano di Torino, che ha apprezzato la scoperta di questo storico personaggio, definito dal direttore Ferruccio Martinotti «formidabile».
In concomitanza con il convegno, vi sarà anche un ufficio postale staccato dotato di annullo speciale filatelico dedicato a Gian Giacomo Francia. Inoltre si potrà acquistare la ripubblicazione della sua autobiografia stampata presso la Nuova Operaia.

L’evento è realizzato con il contributo della Regione Piemonte, della Provincia di Alessandria, del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano e della Città di Casale Monferrato.

 

Un intervento di Coaloa: 

Nella prima parte del convegno, «La società in Piemonte ai tempi della rivoluzione e di Napoleone», i professori universitari illustreranno il contesto storico e delle idee nel quale visse Gian Giacomo Francia.

La fine del Settecento è dominato in Europa dalla Francia di re Luigi XV di Borbone e di re Luigi XVI di Borbone. A parte i sovrani, che furono gli ultimi veri re assoluti per diritto divino, gli intellettuali francesi rappresentano la nuova forza intellettuale e politica. In Polonia sarà Montesquieu a dare una coloritura moderna alle tradizioni nobiliari, così come saranno i philosophes francesi a dare una giustificazione ai colpi di Stato di Caterina II e di Gustavo III.

In Piemonte, Gian Giacomo Francia lesse i giovani intellettuali dell’Enciclopedia. Rivolta contro la civiltà e contro l’ineguaglianza di Rousseau, ateismo entusiastico e vitalistico di Diderot.

Nella prima parte del convegno sarà approfondito anche l’aspetto militare delle guerre dopo la Rivoluzione francese, con un’attenzione particolare all’anno 1799, quando gli austro-russi entrarono nel Piemonte, conquistato dalla nuova repubblica francese, per tentare una restaurazione monarchica dei Savoia.

Nella primavera del 1799 i cosacchi del generale Aleksandr Suvorov circondarono la casa di Francia a Cella e catturarono il giacobino e i suoi familiari. Il 26 maggio Suvorov entrò trionfalmente a Torino, dove cercò di ripristinare quanto prima il governo legittimo. Non era la prima volta che alte personalità russe giungevano nella capitale sabauda, dove la loro patria e i suoi sovrani erano apprezzati.

«Le nom de Souwarow – scrisse il marchese Costa de Beauregard nel 1817 – avait ranimé l’espoir des coalisés. L’espèce d’engagement que ce héros tartare avait pris de rétablir la maison de Savoie, en avait fait pour la majeure partie des sujets du roi l’objet d’un véritable culte. On adorait à Turin jusqu’à son étrange langage, jusqu’aux formes bizarres dont il voilait de rares talens et de vastes conceptions».

Sempre nel 1799, nell'ambito delle guerre napoleoniche, si svolse la battaglia della Trebbia, nella quale le forze austro-russe guidate dal generale Suvorov sconfissero le truppe francesi comandate dal generale Étienne Jacques Joseph Alexandre Macdonald. La battaglia della Trebbia si svolse il 19 giugno 1799 nell'ambito della guerra della seconda alleanza antifrancese.

L'esercito austro-russo guidato da Suvorov fu diviso in tre colonne il 18 giugno: la prima e la seconda, composte prevalentemente da truppe russe, erano guidate dal generale Rosenberg, mentre la terza, composta perlopiù da austriaci, era comandata dal generale della cavalleria Melas. Le forze austriache erano composte di circa diecimila fanti e cinquemila cavalieri, mentre i russi potevano contare su diciassettemila soldati e duemila cosacchi per un totale di quasi trentacinquemila militari esclusi i reparti di artiglieria.

A Casale Monferrato arrivarono duemila russi nel maggio 1799. Ben quaranta cosacchi occuparono il paese di Cella. Tra di loro c’era anche Bagration, l’eroe di Guerra e pace di Tolstoj, protagonista nel 1812 con il generale Kutuzov della sconfitta di Napoleone in Russia. Nel 1799, Bagration che ruolo ebbe accanto a Suvorov? Ci ha lasciato un racconto, un diario, uno scritto a proposito della campagna d’Italia?

Di Suvorov sarà tracciato anche un profilo biografico per il ruolo che ebbe in Piemonte. Considerato uno fra i più grandi generali dei suoi tempi, vinse diverse battaglie contro i turchi e i polacchi, ottenendo prestigio e fama e passando alla storia come uno dei pochi generali a non essere mai stato sconfitto in una battaglia campale. Gli fu riconosciuta l'imbattibilità in più di sessanta grandi battaglie, spesso cominciate in inferiorità numerica. Generalissimo delle truppe austro-russe nel 1799, ebbe il titolo di Principe dopo aver vinto i francesi a Cassano, sulla Trebbia e a Novi. Re Carlo Emanuele IV gli conferì la massima onorificenza sabauda: il Collare dell’Ordine supremo della Santissima Annunziata (5 settembre 1799). L’amicizia, la lealtà e la dedizione che Suvorov comprovò verso casa Savoia furono, però, fonte di seri dissidi con l’Impero degli Asburgo. Gli austriaci non avevano nessuna intenzione, infatti, di restituire il Piemonte ai Savoia. Il trattato di Cherasco (che essi consideravano un vulnus non facilmente superabile) era troppo recente e di certo costituiva un fantasma difficile da allontanare. Quasi certamente l’Austria non intendeva porre fine all’invasione ma semplicemente – almeno all’inizio – sostituirsi ai francesi. Mentre Suvorov proseguì nella riconquista dell’Italia settentrionale, sconfiggendo i francesi presso il fiume Trebbia e a Novi, la diplomazia asburgica non indugiò nei suoi obiettivi. L’Austria riuscì a ottenere, infatti, che Suvorov fosse inviato in Svizzera per aiutare l’armata del generale Korsakov, che si trovava in gravi difficoltà. Gli austriaci, con l’allontanamento di Suvorov, riuscirono a sospendere la restaurazione dei Savoia, ma pagano un prezzo carissimo. Napoleone, infatti, rientrando in Italia, non trova contro di sé l’unico generale in grado di contrastarlo. In un baleno i francesi ripresero il sopravvento e, il 14 giugno 1800, trionfarono a Marengo. Francia fu liberato dal carcere subito dopo la celebre battaglia.

Sempre nella prima parte del convegno saranno tracciati anche i profili di personaggi piemontesi del tempo legati a Gian Giacomo Francia. Una relazione importante è «Con un berrettino rosso in capo», sull’abate Stefano Giuseppe Incisa. Un’altra su Evasio Leone, giacobino e teologo, uomo di lettere amico di Francia.

Nella seconda sessione del convegno, «Profilo e opere di Gian Giacomo Francia», gli studiosi, dopo lunghe ricerche, presenteranno un profilo, tuttora inedito dell’illustre cittadino di Cella Monte, aristocratico del Monferrato, giacobino dopo la Rivoluzione, politico di spicco dell’Italia napoleonica, capo politico della città e della provincia di Casale durante i moti del 1821, Sindaco di Cella e di Casale, scrittore di statistica, uomo di lettere e bibliofilo.

Gian Giacomo nacque l’8 aprile 1773. Era il Giovedì Santo. Figlio di Pietro Giorgio Francia, avvocato, e della marchesa Teresa Gambera. All’Archivio storico della parrocchia dei Santi Quirico e Giulitta è conservato l’atto di battesimo e, a parte, si trovano le carte sulla morte.

Gian Giacomo Francia morì a Casale Monferrato il 5 novembre 1858 e fu sepolto a Cella il 9 novembre. È un personaggio da riscoprire. I suoi discendenti, come Elena o Stefano Francia di Celle, che da Roma ci raggiunge per il convegno internazionale, sono pronti a ricordarlo nella nativa Cella Monte.

Roberto Coaloa

FOTO. Casa Francia a Cella Monte.