Notizia »

Enrico Bo, Etiopia e Dancalia

Al corso di geografia diretto da Soraci

Continua il Corso di formazione per docenti ad Alessandria, presso l' ISRAL, organizzato da ISRAL e AIIG su: La geografia nella scuola. Approfondimenti didattici e culturali di cartografia, geografia culturale, geostoria.

Giovedì 21 marzo si è tenuta la sesta lezione da parte di Enrico Bo, che tutti gli anni ci porta con sé lungo un grande viaggio da lui praticato. Questa volta: Etiopia e Dancalia. Report di un viaggio. Il relatore ha esordito con alcune nozioni base di geografia generale relative al paese visitato. Non sono molti i viaggi effettuati da Enrico in Africa; per la maggior parte sono stati fatti in Asia, che il viaggiatore non nasconde di prediligere, soprattutto l'estremo oriente asiatico; lì prevale in modo netto l'esotico e si tratta senz'altro, rispetto a noi, di una cultura altra. Mentre arrivando in Africa subito percepiamo uno stretto legame con noi europei, intanto pensando al problema dell'accumulazione capitalistica, tramite il colonialismo (e, nel caso dell'Etiopia, c'entra in modo specifico l'Italia fascista) e il neocolonialismo, partendo dalle analisi di Carlo Marx e, con particolare efficacia ed acume, di Rosa Luxemburg. Ma c'è di più. Percepiamo, quasi tocchiamo con mano, che da lì veniamo, che da lì ci siamo poi espansi su tutta la Terra, che lì si trovano le origini della specie. Per certi versi si può dire che l'Etiopia sia il paese più interessante dell'Africa, ove la storia sembra di toccarla con mano. Tutto ciò ha anche una forte valenza per la didattica, per informazioni geostoriche generali, per la geografia etnografica, merceologica, fisica, e soprattutto storica. Non ci si può limitare a ragionare, come per altri luoghi, di anni, decenni, e neanche solo di secoli e millenni, lì senti, avverti i milioni di anni e in quei termini si ragiona. Per la religione prevale quella cristiano – ortodossa delle origini (III secolo).

I musulmani rappresentano 1/3 della popolazione. Per il resto si tratta di vari rami del Cristianesimo e di animisti. L'Etiopia è una Repubblica federale democratica, con capitale Addis Abeba. Si tratta per lo più di popolazioni isolate dal mondo e assai povere. E' tuttavia una popolazione forte, che tende a vincere le avversità. Si pensi solo al fatto che, nonostante carestie, fame, guerre, nel 1960 erano 20 milioni. In 50 anni si sono quintuplicati e si prevedono 200 milioni per il 2050. La lingua è ancora quella delle origini. Gli italiani, anche se rispettati, non sono particolarmente amati. E' probabile che sia duro a morire il ricordo degli stermini, anche coi gas asfissianti, perpetrati dal regime fascista. Per buona parte il territorio è una grande valle, con una serie di laghi, depressioni, fenditure nel terreno. Da lì viene l'uomo, sembra proprio che la diaspora parta da lì. Per altro si prevede che quest'area sia destinata, col tempo, a staccarsi e a spostarsi verso l'oceano Indiano. Politicamente il territorio è articolato in alcune grandi zone, come, per esempio, il Tigrai e la Dancalia.  

Atterrati alla capitale Addis Abeba, ci si spinge per un itinerario di circa 7.000 km.; prima verso sud, lungo la valle dell'Omo (dall'omonimo fiume). Verso sud – ovest si incontra il cosiddetto triangolo di Ilemi, una zona desertica, ricca di nulla, che nessuno rivendica, una vera e propria terra di nessuno. E procedendo si arriva al lago Tana, ove stanno le, storicamente tanto ricercate, sorgenti del Nilo. Si arriva all'area ove venne rinvenuto lo scheletro di Lucy (così poi chiamato pare da una canzone dei Beatles); si tratta di un esempio di australopiteco vissuto 3.200.000 anni fa. Man mano si procede verso sud il territorio si fa sempre più aspro e difficile, percorribile solo su strade sterrate. I villaggi che si incontrano sono di baracche e capanne.

Molti i caratteristici mercati, affollati, ove si vende un po' di tutto. Colpiscono i colori vivaci e variegati che caratterizzano questi ambienti, e i materassi, particolarmente ricercati, portati in testa, anche in gran numero, da uomini e soprattutto donne, che sono sempre quelle che lavorano sul serio. Non sono pochi i sudanesi che fuggono dalla guerra. Grande valore assume il mercato del bestiame, tanto più in una società prevalentemente pastorale formata da antiche tribù, ancora molto attaccate alle loro tradizioni. A differenza della capitale e di aree più a nord, la popolazione appare non nilotica, ma più tipicamente africana. Ci si trova spesso a costeggiare il fiume Omo (esplorato a suo tempo da Bottego), che finisce nel lago Turkana in Kenya. Incontriamo diverse tribù. I Surma, ove le donne esibiscono fiere i tipici piattelli labiali.

E' consigliabile fermarsi a dormire almeno una notte nel villaggio (Enrico e Tiziana sono soliti viaggiare in modo molto spartano). Infatti, mentre al primo impatto prevale la curiosità verso i visitatori esterni, sul far della sera gli abitanti del villaggio tornano ai loro usi, costumi, comportamenti abituali, per cui si finisce di far vita comune con loro, arrivando a conoscerli più a fondo, si mangia, si canta e si balla con loro. Non lontano si incontrano i Nyangatom. Tra loro e la popolazione precedente non corre molto buon sangue, tant'è vero che i Surma li chiamano con disprezzo Bumè, che vorrebbe dire “puzzoni”. Peccato che lo spazio non ci consenta di soffermarsi su altre popolazioni, ancora a sud, e poi risalendo verso nord, popolazioni coi loro villaggi di capanne (talora in lamiera per il periodo invernale), i loro mercati coloratissimi, i loro singolari copricapi, la cura del corpo valorizzato da smaglianti colori, i pescatori su zattere, la ricchissima fauna avicola, gli interessanti Parchi naturali, gli splendidi paesaggi, resi altrettanto efficacemente dalle immagini e dai filmati che via via Enrico ci mostra. L'area del Konso si può considerare un vero e proprio regno di agricoltori, che ricorrono anche ai terrazzamenti del terreno. Ma si incontrano chiese antiche (1200) con affreschi in stile etiope; poi Adua e Axum coi suoi obelischi; i monasteri scavati nella roccia.

La Dancalia è caratterizzata da un deserto dove la temperatura è tra i 40 e i 50 gradi. L'esposizione di Enrico si conclude con la descrizione di Addis Abeba, da dove il viaggio era cominciato e dove finisce. Noi ci fermiamo qui, e ce ne dispiace perché le cose interessanti da dire sarebbero ancora molte, ma per un approfondimento rimandiamo al libro che dopo ogni viaggio il relatore è solito scrivere. In questo caso si tratta di: Enrico Bo, Etiopia. Le origini della specie, Alessandria, Edizioni e – Bo, 2018. 

                                                                                              Evasio Soraci