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Eufrasio e il primo lavoro

di Elio Gioanola

Era il fratello del panettiere della piazza, ma in paese non l’avevo mai visto, fu soltanto un’occasione particolare che me lo fece conoscere.

Si chiamava, con un nome greco che non so come fosse pervenuto in paese, Eufrasio, cioè uomo che parla bene, ma non si adattava per niente all’individuo che lo portava, che forse non aveva nemmeno frequentato tutte le scuole elementari. Io non l’avevo mai visto e lo conobbi solo al momento della nostra strana partecipazione ad un lavoro molto particolare, quello di verificare sugli appositi segnalini, nascosti in certi posti vicini alla strada statale, i livelli della loro posizione. Per questo c’era un geometra, un tipo anziano di meridionale molto meticoloso che, arrivato in paese, era andato al municipio per cercare due persone di cui aveva bisogno per la sua attività di controllo.

Per questo cercava una persona istruita e un manovale, il primo per scrivere i dati che il geometra dettava dopo avere controllato quei misteriosi segnalini, il secondo per trasportare da una posizione all’altra gli strumenti delle rilevazione.

Era un luglio caldissimo e la scelta del periodo più bollente dell’anno dipendeva, non so più perché, dalla temperatura o dalla sicurezza dell’assenza di pioggia.

Al municipio diedero il mio nome come persona istruita perché facevo l’università e quello di Eufrasio detto Frasino, un tipo sui quarant’anni che io vedevo per la prima volta.

Mi sembra di ricordare che non fosse il fratello del panettiere, ma solo il fratellastro, comunque non godeva di buona fama e il fatto che cercasse alla sua età un’occupazione qualunque, per tirare su qualche lira, non deponeva a suo favore.

Comunque era senza un lavoro fisso e senza una famiglia e il fratello, che invece era una persona perbene e molto stimata, aveva pensato di suggerire il suo nome per aiutarlo.

Frasino era simpatico e chiacchierone, ma di sé non faceva parola, mentre per il resto, dallo sport alle cose che succedevano nel mondo, non mancava mai di dire la sua.

Sì doveva partire al mattino tardi, quando era andata via la rugiada, perché altrimenti avrebbe compromesso le rilevazioni, e quindi ci godevamo le ore più bollenti della giornata (o forse era il contrario, non riesco a ricordare bene, so che un calore come quella estate, certamente nel mio ricordo una delle più bollenti mai registrate, non l’avevo mai patito).

Quando eravamo sul mezzogiorno facevamo una sosta, all’ombra di qualche albero, per mangiare quello che ci portavamo appresso, ma il geometra, piccolo e magro come uno stecco, non mangiava mai e verificava i dati che io avevo raccolto. 

Normalmente si compiaceva della precisione di quanto andavo registrando, in realtà mai stata nel mio repertorio, ma allora in quel primo impegno lavorativo ci mettevo il massimo impegno. La giornata finiva verso il tramonto, perché c’era bisogno del sole, cosicché ebbi modo di sperimentare personalmente cosa significasse lavorare tutto il giorno sotto la vampa del solleone. Per fortuna avevo già, appena comparata dal ciclista Peracchio, la bicicletta da corsa, che mi portavo dietro da una tappa all’altra del percorso e mi serviva per tornare a casa, staccando sempre il povero Frasino che diceva di essere vecchio e si serviva di una pesante Balloncino che gli aveva prestato il fratello.

Ma dopo quella torrida avventura, non ebbi più modo di vedere il mio compagno di lavoro, scomparso all’improvviso come all’improvviso era comparso, preso dai suoi misteriosi affari, ma conservo viva la memoria della sua simpatia, che mi alleviò la fatica di quella lontana estate con le sue chiacchiere inesauste, sempre pronto a cogliere il lato ridicolo delle cose, a spese soprattutto di quel geometra sempre con la giacca col caldo che faceva, sempre imbronciato e tutto preso dalla precisione, quasi maniacale, con cui svolgeva la sua attività.

Ma devo confessare che la cosa più divertente di quel mio primo lavoro retribuito fu la compagnia dell’Eufrasio, dal nome solenne e dalle attività precarie, dal quale imparai a non prendere troppo sul serio il mio primo imprevisto lavoro, che infatti mi è rimasto nella memoria come una vacanza divertente malgrado il gran caldo.   

Elio Gioanola