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Intelligenza artificiale e futuro della Chiesa
In Sala Cavalla venerdì Luigi Ricci apre Cantiere Speranza
L’intelligenza artificiale non è più una trasformazione da attendere: sta già modificando il modo in cui le persone comunicano. Anche la Chiesa è chiamata a confrontarsi con questo cambiamento. È stata questa la prospettiva al centro della presentazione di “Vaticano Zero Day. Guerre ibride e nuove minacce alla Chiesa nell’era dell’intelligenza artificiale”, il volume di Luigi Ricci pubblicato da Lindau, presentato venerdì 25 settembre nella Sala Cavalla del Seminario vescovile di Casale Monferrato. L’incontro, promosso dalla Diocesi, ha aperto la nuova stagione di “Cantiere Speranza”.
A introdurre la serata è stato il vescovo mons. Gianni Sacchi, che ha sottolineato come la rivoluzione digitale sia già in corso. La possibilità di generare immagini, testi e messaggi artificiali pone problemi di autenticità, potere e condizionamento dell’opinione pubblica. La sfida, ha osservato, è affrontare il cambiamento mantenendo la persona al centro.
Ricci, statistico e analista di sistemi complessi, ha spiegato l’origine del titolo. Nel linguaggio informatico uno “zero day” identifica una vulnerabilità non ancora individuata o corretta. Applicata al Vaticano, la definizione diventa una metafora del rischio di trovarsi esposti a minacce prima di averne riconosciuto la natura. Nel libro l’autore mette in relazione sicurezza informatica, disinformazione, deepfake, propaganda digitale, attacchi alle infrastrutture e manipolazione algoritmica.
La domanda decisiva, nella sua lettura, non riguarda soltanto ciò che l’intelligenza artificiale può fare, ma chi sia in grado di governarne sviluppo e conseguenze.
Un passaggio importante ha riguardato il rapporto tra fede e comunicazione digitale. Secondo Ricci, la presenza dei sacerdoti sui social può intercettare una domanda autentica di senso, ma rischia di sottoporre la proposta religiosa alle regole delle piattaforme: rapidità, personalizzazione e ricerca dell’attenzione. Il seguito online, ha osservato, non coincide necessariamente con la partecipazione a una comunità. In questa prospettiva si inserisce l’idea dei “monasteri digitali”, luoghi nei quali recuperare studio, silenzio e relazioni autentiche. Anche l’espressione “riparare le reti”, utilizzata da Leone XIV, è stata letta come un’immagine capace di unire la ricostruzione dei legami umani alla necessità di rendere più sano l’ambiente digitale.
La riflessione si è poi allargata alla dimensione geopolitica. Le guerre ibride, ha spiegato l’autore, passano anche attraverso informazione, influenza e destabilizzazione. La Santa Sede, a suo giudizio, conserva una particolare capacità di intervento internazionale grazie alla rete diplomatica e alla presenza delle comunità cattoliche nel mondo. La libertà religiosa è stata affrontata sia attraverso le persecuzioni dei cristiani, sia rispetto al rischio di marginalizzazione del discorso religioso nelle società occidentali. Ricci ha inoltre richiamato una ricerca svolta nel 2015 su richiesta della Gendarmeria vaticana sul rischio di un attentato islamista contro la Santa Sede e le nuove esigenze di sicurezza emerse dopo l’attacco informatico del 2022.
Dalla serata è emersa una domanda più ampia: come conservare uno spazio autenticamente umano in una società nella quale algoritmi e sistemi automatici incidono sempre più sulla formazione delle opinioni? È uno degli interrogativi al centro di “Vaticano Zero Day” e il punto di partenza della riflessione proposta a Casale. L’apertura di “Cantiere Speranza” ha così collegato innovazione tecnologica, sicurezza, comunicazione, libertà religiosa e futuro della persona.
Luca Beccaria
(f. ellea)






