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“In Vino Very Tanz”

Con una felice coincidenza di date, nella giornata in cui nel Monferrato si svolgeva Golosaria, la Fondazione Casale Ebraica ha dedicato al vino l’appuntamento di domenica 7 maggio della propria stagione culturale, mettendo in programma un concerto e una degustazione. Del resto, la letteratura enoica nella tradizione ebraica non manca: ci sono centinaia di passi della Torah dedicati alla bevanda che è parte integrante di tutte le feste e le celebrazioni, tuttavia Elio Carmi Presidente della Comunità Ebraica di Casale parte da un’immagine che i visitatori del Museo di vicolo Olper conoscono bene. “In una delle prime sale trovate una sovrapporta con due uomini che trasportano un gigantesco grappolo d’uva. E’ la rappresentazione degli esploratori inviati da Mosè nella terra di Caanan, i quali ritornano insieme alla prova che fosse abitata dai giganti. Così il popolo di Israele dovette aspettare ancora 40 anni per entrarvi. Una metafora di come per fare le cose bene ci vuole tempo”.

Del resto di simbologie enoiche nella prossima ora ne ascolteremo parecchie in questo straordinario giro intorno al mondo dal titolo “In Vino Very Tanz” messo in scena dal progetto DAVKA di Maurizio Di Veroli. Sì perché la musica ebraica è come la cucina Kosher: in ogni luogo in cui si edifica una Sinagoga gli ingredienti locali si fondono con quelli di una tradizione millenaria. Però, siccome il vino è un comune denominatore di tutte le culture, quello che succede in questo concerto è un continuo rimescolarsi di temi, suoni e persino lingue. Lo si capisce bene quando Di Veroli intona i canti della festa di Purim nella tradizione livornese, un inno all’allegria etilica in cui il vernacolo toscano si plasma su temi che in breve diventano quelli della più pura musica popolare italiana da osteria. E poi, subito dopo, si va al centro dell’Europa per ascoltare in yiddish “A Glezele Yash” che invece del vino parla come rifugio e speranza per poter tornare a ballare. E in effetti il ritmo in levare sempre più accelerato invita il pubblico a partecipare. Anche se sono solo in tre, i DAVKA sanno essere trascinanti, con la fisarmonica di Desirée Infascelli ora triste, ora roboante e soprattutto con clarinetto di Eleonora Graziosi in primo piano, decisamente scoppiettante e con la sonorità giusta per questo tipo di musica.

Il viaggio tocca altre località e altre festività: si va nel Nord Africa per ricordarci del vino durante lo Shabbat. di nuovo nell’Europa Orientale per spiegare Sukkoth. Ma c’è anche il tempo di fare un salto nel Monferrato per un classico della tradizione giudaico - piemontese: “La Crava” con cui i DAVKA ci introducono a Pesach, festa dove il vino è indispensabile. Compare anche un brano in ebraico e in inglese: Le chaim – To Life, dal Musical il violinista dul tetto ambientato nella Russia Zarista, mentre il concerto si conclude con Zol Shoyn Kumen di Geule che invita, in mancanza di vino, a brindare con l’acqua. Cosa che però non è certo avvenuta in questa domenica in vicolo Salomone Olper, visto che si è conclusa con calici di Zinfander della California (Baron Herzog) e un raro Shiraz israeliano.

Domenica 14 maggio, alle 16.00, la stagione culturale nel complesso ebraico casalese prosegue con l’incontro dal titolo “Art. 3 della Costituzione Italiana” con Stefano Levi Della Torre, Ester Gatti e Danilo Cerrato. Un confronto per capirne l’origine, il senso e la stringente contemporaneità di questo enunciato in occasione dei 75 anni della Costituzione Italiana.
Alberto Angelino