Notizia »

Pensieri lunghi una vita

di Elio Gioanola

Ho tenuto un diario ormai lungo sessant’anni, nel quale sono andato via via appuntando riflessioni e stupidaggini.

Mi è venuto in mente di ricorrere al suo aiuto, pescando qua e là nell’abbondante serie di questi pensieri che ogni tanto fissavo, senza nessuna pretesa, non so più se particolarmente toccato da qualche evento particolare o da qualche riflessione estemporanea. Ne riporto qui alcuni, tanto per riesumare relitti del mio passato, ammesso che ci sia qualcuno disposto a seguire questa breve rassegna, magari riconoscendosi in alcuna di tali suggestioni. - Il successo è un participio passato, significa che qualcosa ha finito di succedere. -  Triste sorte del collezionista, perché non può mai smettere di collezionare quanto lo accompagna fino alla morte. – La luce dell’infanzia è quella delle mattinate di neve, quando il chiarore saliva dal basso a imbiancare il soffitto. Allora mi svegliavo felice. – Ora che ci sono tanti mezzi di comunicazione, non c’è più niente da comunicare. – “Lo faccio per il tuo bene” è il fondamento di tutte le oppressioni. – “Dammi un’immagine di grande tristezza”. “Una domenica davanti alla televisione, da solo”. – Non ricordo ciò che è importante ma è importante ciò che ricordo, poche cose ovviamente. – Che spreco le formidabili navate del duomo di Casale, per quattro fedeli distratti della messa di mezzogiorno. – Dell’istinto si può sempre essere sicuri, della ragione mai. – Mi appoggio ai libri come uno zoppo alla stampella, via quella, cado, per questo ho sempre un testo a cui appoggiarmi. – L’arte è umana, la vita sovrumana. – Era necessario che me ne andassi dal paese, ma è altrettanto necessario che ci ritorni. – Sono stato sempre un sorvegliato speciale dei sacri doveri. – Si può scrivere anche senza leggere, ma questo è lecito solo per chi, scrivendo, è capace di inventare; ma non si può rischiare di essere contemporaneamente uno scrittore fallito e un critico ignorante. – Non avere nessuna idea, e lottare per essa, è ciò che fa di un uomo un politico. – Per chi viene da una cultura contadina il tempo (meteorologico) è una dimensione costitutiva del proprio essere.

Fin dall’infanzia, ho sempre avuto lo sguardo in aria, trepidando per i temporali, le gelate, le siccità. Ho visto, in tanti anni ormai, come le stagioni giuste sia estremamente rare. Per questo un contadino non è mai ottimista e quando un raccolto è particolarmente prospero non gli sembra varo. Per questo anche è normalmente religioso. – L’uomo di oggi, e quello di ieri, ha venduto l’anima al diavolo in cambio degli elettrodomestici, dell’appartamento e dell’automobile; il guaio è che è impossibile farne a meno. -. Chi parte troppo tardi ha l’impressione che non arriverà mai. – Chi lascia la propria infanzia morta dietro di sé, cerca invano di rifarsi abbandonarsi a qualche sterile ideologia. – L’essere religioso è una forma del mio disagio, o disadattamento, o malessere. Un disagio che invece di inventarsi nuovi oggetti, o illusioni, si aggrappa sull’inoggettivabile. – La lunghezza di una lettera è in rapporto all’importanza della cosa che si deve chiedere al destinatario nella ultime righe della medesima. – L’ubriaco è un ragionatore in eccesso, e lo è proprio perché deve convincere gli altri di non essere affatto ubriaco. – La finta pienezza dello scrivere è sempre meglio della piena finzione del tran tran quotidiano. – Ho sempre avuto bisogno di poco tempo per poter fare tutto, ma adesso ho bisogno do molto tempo per poter fare niente. – La dialettica è la provvidenza dei laici. – Possibile inizio di un romanzo che non scriverò mai: “Eteocle Vinciguerra era un uomo profondamente pacifico”. – Ho troppo poca memoria per essere uno scrittore di memorie. – Non è tanto la vista che viene a mancare con gli anni, è la vita. – Da più di un secolo c’è una specie di invidia per la letteratura da parte della filosofia, e il tentativo di questa di acquisirne lo statuto. -  I misteri dell’editoria: l’opinione di un grande del mestiere, Livio Garzanti, sul mio libro da pubblicare dedicato a Carlo Emilio Gadda: “Il meglio che si sia mai detto in proposito”. – E quella di Gianfranco Contini, sullo stesso libro pubblicato: “E’ assolutamente giusto, non c’è niente da cambiare”.    

Elio Gioanola