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Due pianoforti a San Maurizio con Echos
Per un appassionato di musica difficile immaginare qualcosa di più eclatante
Due pianoforti gran coda (la sfida è addirittura tra Steinway vs Yamaha), 176 tasti contrapposti e ovviamente anche 2 virtuosissime pianiste, per un totale di 20 dita e tanto Listz.
Per un appassionato di musica difficile immaginare qualcosa di più eclatante di questo nuova tappa di PianoEchos, sabato 2 ottobre a San Maurizio di Conzano, con il duo di Francesca Amato e Sandra Landini. Appuntamento irrinunciabile anche per il territorio, come spiega il sindaco Emanuele Demaria: “Sono 15 anni che organizziamo qui una tappa di PianoEchos nei giorni in cui ricorre il patrono di questa frazione”. Una prolusione che ha lo scopo anche di raccontare la magia di questo luogo: ritornata alla semplicità del suo gotico, la chiesa di San Maurizio è una bellissima bomboniera per concerti affacciata sulle colline.
E’ anche un luogo la cui acustica è capace di raddoppiare il suono di un pianoforte fino a trasformarlo in una orchestra, figuratevi due! “Negli oltre 500 eventi dalla nascita del festival a oggi - spiega Sergio Marchegiani, pianista e infaticabile organizzatore della rassegna - solo 3 sono stati per due pianoforte”. Un concerto eccezionale dunque e chi meglio di Marchegiani può realizzarlo, visto che anche lui con Marco Schiavo forma un collaudato duo pianistico. Il suo commento al programma non lascia dubbi su cosa dobbiamo prepararci ad ascoltare. C’è Mozart con la Sonata in re maggiore K 448, un divertimento galante composto per essere eseguito con la pianista Josepha Auernhammer, c’è la trascrizione del poema sinfonico Les Préludes, fatta dallo stesso Liszt, che ci dà già un’idea precisa di quanto possa diventare orchestrale il suo trattamento pianistico. C’è anche un bel arrangiamento da Vivaldi che qui fa la funzione del sorbetto tra il primo e il piatto forte.
E poi c’è la portata principale: il Concerto Pathetique S 258 di Liszt, un vero diluvio sonoro pronto a scatenarsi sotto le volte ogivali volute dai Paleologi. Composto in origine tra il 1849 e il 1850 come un gran pezzo per pianoforte solo, ampliato nel 1856, è il Santo Graal per questo tipo di formazione, un fluire continuo che è allo stesso tempo una danza precisa, in cui i tempi tra un pianoforte è l’altro devono essere rispettati, e un duello senza esclusione di colpi. Potete letteralmente sentire ogni trucco del virtuosismo pianistico della metà dell’800 con tanto di effetti imitativi del repertorio grandoperistico e orchestrale romantico. Tutto porta ad un finale magniloquente dove i pianoforti si tirano bordate come fossero galeoni. E’ tanto. Il rischio è che diventi persino troppo, ma Amato e Landini padroneggiano la partitura....
Alberto Angelino
Articolo completo sul numero di martedì
(f. ellea a San Maurizio)






