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La preghiera da un nuovo punto di vista.

Cantiere Speranza con il teologo Pitta
Venerdì scorso, nella Chiesa di S. Antonio, si è tenuto, con il teologo Pitta, il primo incontro dell’anno pastorale intitolato: “Crescere con la Parola”. Una serie di eventi  -sotto il logo Cantiere Speranza -organizzati dalla Diocesi di Casale Monferrato, precisamente dal Servizio per le pastorali della cultura, scolastica, giovanile, sociale del lavoro.
Spiegano i promotori: "Dobbiamo a monsignor Luciano Pacomio, amico personale di questa illustre personalità della teologia, il privilegio di ascoltare questa riflessione . Sarà messa a disposizione di tutti i convenuti la relazione del docente e nell’occasione presentata da Pacomio e dal vescovo di Casale, Gianni Sacchi, tutta la programmazione successiva. Sono invitati i diocesani di Casale, ma anche tutti coloro che hanno interesse ai temi della spiritualità e della cultura''.
Per un impegno inderogabile il vescovo Sacchi non è potuto essere presente, quindi la serata si è aperta con l’introduzione all’evento di mons. Luciano Pacomio, vescovo emerito di Mondovì, che ha speso diverse parole nel descrivere la stagione pastorale e l’illustrissimo ospite: il professor don Antonio Pitta, vicerettore dell’Università Lateranense. 
''Pregare, per un credente, è l’azione più significativa per cambiare il mondo e trasfigurare il proprio cuore'', ha concluso.
Il relatoreha pubblicato vari testi importanti: tra cui la “Bibbia Piemme” del 1998, dove ha collaborato con Pacomio.
Il professor Pitta recentemente è diventato il Presidente della Commissione Nazionale Biblica.
Il tema della conferenza è stato “Pregare è vivere. Preghiera continua”, partendo dal vangelo secondo Luca. 
''Gesù ha una grande particolarità rispetto agli altri grandi maestri di preghiera: insegna a pregare con le parabole, quindi delle “storie”, non con dei precetti - racconta il prof. Pitta - Inoltre, nonostante fosse il figlio di Dio, non era esentato: pregava moltissimo nei giorni della sua umanità''.
È stato sottolineato più volte che Gesù aveva bisogno di imparare quanto noi e ha imparato; tendiamo erroneamente a trasfigurarlo eccessivamente, non era poco più che un trentenne.
''Si è fatto uomo e uomo è stato - sottolinea il relatore - Anche in lui, il primato dell’azione stava nella preghiera, non nella carne e nelle ossa''.
Per argomentare queste affermazioni, forse un po’ controcorrente rispetto alla visione classica dei credenti, il vicerettore ha argomentato analizzando i momenti salienti delle parabole più emblematiche del vangelo di Luca, come quella del “figliol prodigo”.
''Per Gesù sacrificio non è privazione, ma trasformazione, noi tendiamo a banalizzare il significato di questa parola - ha raccontato Pitta prima di lasciare spazio alle domande - 
La preghiera ci fa capire quali discorsi dobbiamo cogliere, dobbiamo imparare a riconoscere i segni dei tempi e quindi trasformarci non sacrificarci''. 
La buona affluenza  ha portato a diverse domande, ad esempio, è stato chiesto come affrontare questo momento “preoccupante”, dove nell’ultimo decennio c’è stata una diminuzione drastica dei fedeli. Il docente ha spiegato che non trova la situazione particolarmente allarmante, citando come precedente nella storia del cattolicesimo, il periodo post-controriforma. 
"È stato sicuramente un periodo duro, ma è servito come spunto per la Chiesa per mettersi in discussione e ritrovare la retta via, verso la fede - risponde l'oratore- Va preso come uno spunto costruttivo per la cristianità".
Così si è concluso questo primo di molti eventi, dell’anno pastorale 2023-24, il prossimo martedì 7 alle 21, sempre in Sant'Antonio col prod. Claudo Doglio su "Essere preghiera. Preghiera sinergica".
Mattia Marin