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Sgarbi, Vidua e... Coaloa
Testimonianza da Torino a Conzano
Nel 2024 il Museo Egizio di Torino festeggia il suo compleanno: duecento anni. Ho raccontato questa storia domenica 5 novembre, alle ore 16, nella cornice della mostra APART, che si è svolta a Torino dal 1 al 5 novembre 2023. Giunta alla settima edizione la mostra si consolida come il più importante appuntamento per il mondo dell’antiquariato a livello nazionale. Ringrazio l’antiquario Aldo Ajassa (specializzato con la sorella Susanna in storia dell’arte cinese e Presidente dell’Associazione Piemontese Antiquari APA) per il gentile invito.
Nella storica Palazzina della Promotrice delle Belle Arti ho ricordato, con la creazione del Museo Egizio di Torino, anche l’egittologia nascente d’inizio Ottocento, attraverso le figure di Belzoni, Drovetti e Vidua.
Sono stato accolto a Torino con entusiasmo. Con calore. A metà della mia relazione, mentre mostravo i taccuini di Vidua, è intervenuto dal pubblico Vittorio Sgarbi, che, dopo avermi abbracciato, ha parlato al microfono, facendo un elogio dei miei studi sul viaggiatore di Casale Monferrato, conte di Conzano. Come mai questo singolare, quasi romantico, fervore?
L’ha raccontato lo stesso Sgarbi domenica. Arrivato alla mostra di APART per ascoltare la mia relazione non in veste pubblica, come Sottosegretario alla Cultura del Governo italiano, ma come privato. Il giorno prima, sabato, Sgarbi era già stato a Torino in veste ufficiale al Museo Egizio di Torino. Il Direttore Christian Greco gli parlò per ben due ore di Carlo Vidua, il geniale «proponente» della collezione egizia di Bernardino Drovetti a Torino, l’ideatore del celebre «Affaire Drovetti», il papà, quindi, del primo museo egizio del mondo, quello di Torino, che nel 1824, giunta la Drovettiana nella sede dell’Accademia delle Scienze, iniziò ad aprire le sue porte ai primi studiosi, come Champollion.
Inoltre, il sottosegretario Sgarbi a Torino ha visitato tutto il Museo Egizio lodando il lavoro di Christian Greco: «Direttore a vita».
Sgarbi, che tra le altre cose è anche un buon grognard, un intelligente brontolone, davvero un caro e generoso amico di chi scrive, mi ha parlato, dopo la conferenza alla Promotrice di Belle Arti, del progetto dello studio olandese Oma (Office for Metropolitan Architecture), vincitore nel gennaio 2023 del «Concorso internazionale di progettazione Museo Egizio 2024» lanciato dalla Fondazione Compagnia di San Paolo nel luglio 2022. A Sgarbi il progetto olandese piace, come quello di Greco di rendere gratuito il Museo Egizio al pubblico.
Le novità del “nuovo” Museo Egizio di Torino sono davvero favolose. Ci sarà una «Piazza Egizia»: il punto di riferimento, il cuore di tutto il nuovo museo. Ma il progetto Oma comprende anche un’altra impressionante operazione: cambierà radicalmente la «Galleria dei Re», il museo delle grandi statue, l’enorme sala dello scenografo Dante Ferretti. Oggi è una sezione che fa spettacolo ma contrasta con l’allestimento assai luminoso del museo: nella Galleria tornerà la luce dalle finestre aperte. Tramite le grandi vetrate si potranno vedere i colossi della Terra dei Faraoni dall’esterno, da piazza Carignano e dalla Piazza Egizia.
Domenica, dopo una lunga chiacchierata (si è parlato del Museo Egizio, di Vidua, ma anche di Leonardo Bistolfi e di Enrico Colombotto Rosso), quasi per scherzo, ho suggerito a Sgarbi di indagare di più sul personaggio Vidua e di immergersi nel magico Monferrato, «dove si mangia bene». Così è nata l’avventura di un viaggio fuori programma, nella notte, a Conzano per visitare, fuori dal clamore egiziaco di Torino, il nuovo allestimento multimediale e inclusivo di Villa Vidua dedicato al viaggiatore monferrino: una piccola cosa, rispetto alle sedi museali di Torino, ma colossale (mi permetto di dire) per il nostro amato Monferrato.
Dal 1996, grazie al Sindaco Emanuele Demaria, la conoscenza del personaggio Vidua non è solo un “affare” per pochi. Sono felice di collaborare con Conzano dal lontano 1996 (con Casale Monferrato dal 2003, con la pubblicazione di un testo, con l’ausilio prezioso di Andrea Testa, che per la prima volta presentava gli inediti di Vidua da me ritrovati dopo anni di ricerche) alla valorizzazione della figura del viaggiatore e dei luoghi della sua memoria, nella diffusione di libri, nella curatela di mostre e incontri accademici. Negli ultimi anni ho fatto anche il volontario, «il facchino», direbbe un amico poeta, aprendo nei fine settimana la storica dimora e facendo da “cicerone” ai numerosi visitatori. Uno sforzo premiato dai tanti soldi giunti dalle fondazioni e dai contributi regionali che hanno permesso un investimento di migliaia di euro, credo ben spesi, per il nuovo allestimento museale di Villa Vidua. In questa nuova creazione nella dimora patrizia dei conti Vidua di Conzano, il sottoscritto è stato aiutato dagli “amici di studi” dell’Accademia delle Scienze di Torino, che hanno attivato lo sforzo economico della Fondazione Compagnia di San Paolo, utile per rendere possibile il lavoro di architetti, registi, attori, nell’allestimento multimediale e inclusivo sulla vita e i viaggi di Carlo Vidua negli ambienti di Villa Vidua. Sogno realizzato con l’inaugurazione di un anno fa, sabato 8 ottobre 2022, del nuovo percorso espositivo. Data storica per chi ama “Carletto”.
Ritorniamo a domenica 5 novembre. Intorno a mezzanotte, dopo aver ricevuto con tutti gli onori Sgarbi a Villa Vidua, alla presenza del Sindaco e dei suoi collaboratori, mi sono detto: «Bene, anche questa è fatta!» E, con soddisfazione, ho lasciato l’amico Sgarbi con il Sindaco Demaria in altre peregrinazioni e ricerche. Sono sicuro che dall’incontro tra i due “esplosivi” collezionisti d’arte è già nata per Conzano e per il Monferrato un’idea nuova e moderna, sotto il segno della bellezza.
Ultime annotazioni. Reminiscenza della collezione Drovetti, che arrivò a Torino durante il 1824.
Pronta a salpare per nuovi porti, la Drovettiana si trovava nello scalo di Livorno. Fu trasportata a Genova. Dalla Liguria a Torino lo spostamento delle antichità si prolungò fino alla fine di marzo del 1824 utilizzando carri d’artiglieria, trainati da cavalli e da buoi secondo il peso del carico. L’ultimo pezzo ad arrivare all’Accademia delle Scienze di Torino fu la statua di Ramesse II, che uscì dall’arsenale di Genova il 28 agosto 1824. Il colosso arrivò a Torino il 15 ottobre 1824. L’8 novembre 1824 il Museo Egizio fu aperto su richiesta ai primi visitatori, inizialmente studiosi e personalità. Talvolta in quei primi mesi anche il decifratore Champollion fu interpellato per fare da guida a questa nuova attrattiva culturale, denominata inizialmente “museo delle statue”. Le antichità egiziane furono mostrate con orgoglio a sovrani, principi e scienziati di passaggio nella capitale del Regno di Sardegna.
Nel giugno 1824 avvenne l’incontro tra Champollion e Vidua a Torino. Questo anniversario dev’essere ricordato, a Conzano, a Casale Monferrato, a Torino.
In due punti vorrei riassumere l’importanza di Vidua egittologo.
È stato il promotore della nascita del Museo Egizio di Torino. Senza di lui, la più grande collezione di antichità egizie radunata da Bernardino Drovetti sarebbe finita probabilmente in Russia, all’Ermitage, oppure in Francia, al Louvre.
Il secondo punto è un capolavoro del conte piemontese: il viaggio in Nubia nel 1820 e la visita di Abu Simbel, lo resero un punto di riferimento per Champollion e Cailliaud, che parla con ammirazione di Vidua a proposito della sua cura scrupolosa nel rilevare i monumenti e dell’eguale precisione nel copiare le iscrizioni. Vidua è il primo europeo a passare intere giornate all'interno del tempio di Abu Simbel e a prenderne le misure. Per questo motivo era considerato l’unico in grado di accompagnare la spedizione franco-toscana in Egitto, realizzata da Champollion e Rosellini nel 1828-1829.Champollion descrive Vidua come «un des voyageurs scientifiques les plus intrépides de tous les temps». Purtroppo, quando si realizzò il sogno di Champollion di visitare la Terra dei Faraoni, Vidua era già in Estremo Oriente.
Se si vuole c’è ancora un altro punto, il terzo, meno favoloso ma interessante. Il conte piemontese è anche un collezionista di antichità egizie (ora conservate al Museo Civico di Casale Monferrato, raccolta che si compone di ventinove oggetti assai preziosi, come le sei statuine funerarie di Sethi I, che rimandano alla scoperta di Belzoni della tomba del faraone il 16 ottobre 1817). Tale collezione comprende anche due steli nubiane (conservate al Museo Egizio di Torino).
L’anno che sta per chiudersi, il 2023, è anche l’anno del bicentenario della morte di Giovanni Battista Belzoni. «Il Gigante del Nilo» fu una sorta di Indiana Jones, assai differente però dagli improvvisati pionieri alla ricerca di guadagni facili. Vidua considerò Belzoni un suo collega perché aveva intuito l’importanza dei reperti archeologici della civiltà egizia, come dimostra l’attenzione dedicata al tempio di Abu Simbel. Il 15 marzo 1823, Vidua acquistò a Torino il volume di Jean-Antoine Letronne, Recherches pour servir à l’histoire de l’Égypte. Alla fine del libro, Vidua annota: «1823. 13 Giugno in Pavia finito di leggere con gusto». La lettura di quest’opera ispirò nel viaggiatore il desiderio di radunare in un libro le sue iscrizioni antiche. Sul libro di Letronne, ai bordi larghi delle pagine, Vidua annota meticolosamente le puntuali osservazioni fatte dagli altri viaggiatori in Egitto prima di lui, come Belzoni, che non a caso aveva anticipato tutti, pubblicando a Londra, nel 1820, il suo best-seller Narrative of the Operations and Recent Discoveries Within the Pyramids, Temples, Tombs and Excavations in Egypt and Nubia.
Vidua aveva letto Belzoni. È un bibliofilo, che nelle sue dimore, «tuguri» (scherzosamente li chiama il conte, con flâneriedi uomo di mondo), di Guazzolo, di Conzano e di Torino, collezionava testi su altri viaggiatori in Egitto: le imprese di Norden, ad esempio, l’esploratore danese che pubblicò nel 1755 il primo importante volume sull’Egitto e la Nubia. Anche le opere di Volney, amato e odiato, e di tanti altri. L’importanza di Vidua egittologo si può ancora descrivere, quindi, con un quarto punto: l’eccezionale bibliofilia.
Belzoni, proprio duecento anni fa, il 3 dicembre 1823, morì in un’ultima avventura africana, in Nigeria, nel tentativo di raggiungere la mitica Timbuctu. Aveva quarantacinque anni. Era nato, infatti, il 5 novembre 1778, a Padova. Fatalmente, Carlo Vidua morì alla stessa età di Belzoni, ma nel 1830, un 25 dicembre, nell’Estremo Oriente.
Roberto Coaloa
FOTO. Coaloa a e Sgarbi a Torino






