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Una pagina di storia al Teatro Municipale

Domenica il concerto di Gidon Kremer e la sua Kremerata Baltica - I 200 anni della Accademia Filarmonica

 

Il concerto è stato intitolato “una pagina di storia” e come dargli torto: si contano su una mano le volte che il Teatro Municipale di Casale si è riempito dalla platea al loggione solo per delle note; poi sono storia, anzi leggenda della musica, Gidon Kremer e la sua Kremerata Baltica e volete mettere il peso dei secoli dell’Accademia Filarmonica che comincia a celebrare il suo bicentenario qui, in un teatro che di anni ne ha 225 e torna ad avere una propria stagione musicale di livello internazionale.

Ce n’è abbastanza per far dire al bi-direttore artistico Sergio Marcheggiani: “chi scriverà tra 200 anni gli annali cittadini, dovrà tenerne conto”.

Eppure, la retorica della storia diventa irrilevante nel momento in cui Kremer appoggia l’archetto sulle corde per eseguire “Meditation on light” di Jēkabs Jančevskis, autore lituano classe 1992. Quattro note lente, un haiku sussurrato tra il ponticello e i primi centimetri del manico. Petali sonori che si riflettono in un lago placido di vibrafono. Una musica di cui, prima di domenica sera, non sospettavamo nemmeno l’esistenza e di cui ora non possiamo fare a meno.

Luca Ciammarughi, pianista, conduttore radiofonico e presentatore di eccezione di questa serata aveva ragionato su cosa avessero in comune Paganini e Kremer. Esclusa l’aurea sulfurea la risposta è: la voglia di sperimentare. La carriera di Kremer è tutta un “provare a fare cose nuove” e questo concerto lo conferma. Ma c’è un altro punto di contatto: la commozione del pubblico. Nell’800 saranno stati più sentimentali, ma al Municipale abbiamo visto commercialisti con gli occhi lucidi. In realtà c’è un terzo fattore in comune: da domenica Paganini e Kremer sono entrambi soci onorari dell’Accademia Filarmonica. Con una differenza: Paganini, nel 1836, arrivò stremato dalle lunghe tournée e dalla tubercolosi, ritirò l’attestato e via; 190 anni dopo Kremer riceve la pergamena dalle mani del sindaco di Casale Emanuele Capra e dalla presidente dell’Accademia Serena Monina e poi riprende il violino per il bis. Altra tempra.

Non che le due ore di concerto siano tutte sotto il segno dell’estasi e dei fazzoletti, il primo tempo spazio all’ensemble con cui dal 1997 Kremer forma i giovani musicisti.

Ci si diverte con la “Battaglia a 10” di von Biber. Ci si fa trasportare dalle ampie arcate nella trascrizione del quartetto per pianoforte in La minore di Mahler e nel “quartetto serioso” di Beethoven orchestrato proprio da Mahler. Bello, non sempre perfetto. Ma quando ci si sposta sul mar Baltico le cose cambiano: “Darf Ich” di Arvo Pärt con Saulè Bikaite al violino comincia l’opera di rarefazione, e se Jančevskis ci porta in una stampa di Hokusai, “Threads of Serendipity” di Andrius Zlabys, presentata in prima assoluta a Casale (tra le tante cose storiche c’eravamo dimenticati di questa), trasforma Kremer e l’orchestra in flauti. Non siamo conquistati dal virtuosismo di passaggi impossibili, o dalla velocità, è il lavoro sulla ricerca del suono che è spettacolare.

Chi è sicuramente un virtuoso è il dinoccolato vibrafonista Andrei Pushkarev. Quando trasporta il suo strumento sul proscenio accanto a Kremer, ci godiamo un finale spettacolare: Astor Piazzolla in un arrangiamento pieno di fluide suggestioni, Vilnius sul Rio de la Plata. Una tenera canzone lettone per bis e il concerto finisce come deve finire: tutti in piedi per rendere tributo a quella musica che vive di momenti irripetibili.

Come dire: intanto ci portiamo a casa le emozioni, alla storia ci penseranno i posteri.

Alberto Angelino

FOTO. Standing ovation finale per Kremer e tutti i musicisti (f. ellea)